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Spettacoli
Caccia ai biglietti dei concerti: tra passione e Secondary Ticketing
I Depeche Mode sono tra i principali artisti internazionali che si esibiranno in Italia nel corso dell'estate

Anche se il meteo parrebbe raccontarci un'altra storia, si sta avvicinando l'estate. E, come sempre, la stagione più calda dell'anno è anche ricca di appuntamenti con i concerti dal vivo. L'estate 2017 non fa certo eccezione: grandissimi artisti come Guns N'Roses, Bruno Mars, Green Day, Radiohead, Placebo, Depeche Mode, Coldplay, Red Hot Chili Peppers, Sting, Robbie Williams, Elton John e gli U2 saranno in tour in Italia. E non è certo meno allettante il menù delle esibizioni degli artisti nazionali: da Vasco Rossi a The Giornalisti, da Nek al duo J.Ax/Fedez, dai Baustelle ai Litfiba. 


Ci sarà solo l'imbarazzo della scelta. Sempre che la passione dei fans non sia frustrata dalla carenza di biglietti, un problema esploso otto mesi fa e che ha portato alle multe comminate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. 

 

Ma cosa è cambiato dopo questi provvedimenti e a che punto siamo, oggi? Lo abbiamo chiesto ai protagonisti di questo settore, che negli ultimi anni è radicalmente cambiato proprio per quanto riguarda i concerti dal vivo: da quando la musica è diventata “liquida”, ovvero scaricabile online a costi nulli o irrisori, gli artisti non guadagnano più dalla vendita dei dischi e quindi devono recuperare proprio con le esibizioni dal vivo. Questo ha certamente portato a un aumento del prezzo dei biglietti, ma il tema di attualità si chiama “Secondary Ticketing”, parola entrata di prepotenza nel vocabolario di chi ama la musica. 

 

Secondo Red Ronnie, noto conduttore radiotelevisivo ed egli stesso organizzatore di vari eventi musicali, non è il caso di scandalizzarsi: “Per me è semplicemente una questione legata alla legge della domanda e dell'offerta”, afferma l'autore degli storici “Be Bop a Lula” e “Roxy Bar”. “Se c'è qualcuno che è così folle da essere disposto a spendere anche 1.000 euro per il biglietto di un concerto, è giusto che qualcuno possa venderglielo a quella cifra: dove sta il problema?”.

 

Solo apparentemente provocatorio, il parere del giornalista bolognese tocca un punto fondamentale: la pratica del Secondary Ticketing non è in se' illegale. Lo spiega in maniera chiara Giuseppe Laganà di dirittodellinformatica.it: “Tale attività, a prima vista non sembrerebbe integrare i presupposti di alcun tipo di illecito. Tuttavia bisogna prestare particolare attenzione al soggetto che la pone in essere: infatti un conto è il singolo utente che acquista qualche biglietto in più e lo rivende per recuperare il costo sostenuto per l’acquisto, un altro conto sono invece le società che impiegano tale sistema per svolgere vera e propria attività di natura commerciale, con il rischio di alterare quindi le condizioni del mercato a danno degli consumatori finali. Infatti, mentre il singolo utente di per sé non è in grado di condizionare i prezzi di vendita dei titoli d’ingresso offerti al pubblico (data la limitata capacità d’acquisto), le società che comprano migliaia di biglietti si. Queste agiscono mediante l’impiego di appositi software denominati “bot”, si tratta di  robot, che si trovano sul web a cifre relativamente basse (si parte infatti da soli 950 dollari) e che una volta configurati sono in grado di eseguire operazioni di acquisto su un numero prestabilito di titoli in una determinata fascia oraria. Tali software riescono ad aggirare il sistema di sicurezza previsto dai rivenditori ufficiali, eludendo i captcha attraverso il collegamento a dei server proxy che generano degli indirizzi IP multipli”. 


In assenza di una norma specifica che vieti il “Secondary Ticketing”, Laganà suggerisce di fare rifemento ad un sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 2008 (Cass. civ. Sez. II, 30-04-2008, n. 10881). In quel caso, l'attività di vendita di biglietti di ingresso a una manifestazione è stata considerata “un’operazione riconducibile all’apertura di un’agenzia d’affari in assenza della prescritta licenza”. E' quindi possibile definire “bagarino” chi realizza “la rivendita, nel proprio esclusivo interesse ed al fine di lucrare un prezzo maggiore di quello di acquisto, di biglietti per la partecipazione a spettacoli e manifestazioni in genere”.

 

Tuttavia, gli stessi giudici aggiungono: “Ciò posto e pur prescindendo dai (controversi in giurisprudenza) elementi dell’abitualità (peraltro non provata) e della sussistenza di una, sia pur minima, organizzazione dei mezzi (vedi Cass. 2001 n. 6935), decisiva ad escludere la riconducibilità della fattispecie alle norme di riferimento (art. 115 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza citato, in relazione all’art. 211, reg. PS) è la considerazione dell’assenza dell’attività di intermediazione che caratterizza l’agenzia e nell’ambito della quale la vendita viene operata per conto altrui, sia pure anche nell’interesse dell’operatore. (cfr. Cass. 31.5.07 n. 12826). Le stesse pronunce della cassazione penale, del resto, tra le quali quella citata nella motivazione della sentenza, evidenziano il requisito dell’altruità degli affari trattati. Chi acquista e poi rivende a proprio rischio non compie alcuna attività di intermediazione, neppure atipica”. Secondo Laganà, “da ciò ne deriva che, ai fini della sanzionabilità della condotta, sarebbe quanto meno necessario riuscire a dimostrare che i titoli di ingresso sono stati acquistati con l’impiego di software tickets bot, o che sono stati falsificati, dovendo in entrambi i casi fornire le prove. Ad ogni buon conto, preme ricordare che la condotta verrebbe sanzionata solo ai fini dell’esercizio dell’attività di vendita di biglietti senza la necessaria licenza e non come attività di per se' illecita, non essendoci, come detto sopra, una norma ad hoc nel nostro ordinamento”. 


Ma è davvero andata così? Sono i cosiddetti "bot" ad aver creato il problema dei biglietti inarrivabili? Lo abbiamo chiesto ai diretti interessati, ovvero a TicketOne, multata di un milione di euro dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Stefano Lionetti, a.d. dell'azienda che ha sede in Germania, fornisce una versione del tutto diversa: “I veri bagarini, quello che lo fanno per mestiere, non lavorano con i bot, ma con una rete di persone che acquistano i biglietti singolarmente, per poi rivenderli in maniera organizzata. Loro sì che sono strutturati per fare business sulle spalle dei fans e, badate bene, se si eliminano i bot (come ha pensato di fare Obama in America) si fa solo un favore ai bagarini professionisti: grazie al computer, anche un ragazzino dalla sua stanza può comprare e rivendere biglietti e guadagnare qualche soldo facile, quindi abolirli significa lasciare campo libero a chi, appunto, agisce in combutta con altre persone fisiche”. 
 

Resta il fatto che le sanzioni stabilite dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (leggi i documenti integrali QUI) riguardano proprio la carenza degli strumenti di controllo adottati da TicketOne. “Noi abbiamo fatto ricorso perché riteniamo che sia una sanzione ingiusta. Volevamo addirittura un procedimento di urgenza, ma l'udienza ci è stata fissata per gennaio 2018, il che, per i tempi abituali della Giustizia, è comunque un buon risultato”, prosegue Lionetti. “Al di là del fatto che è tutto da vedere che l'uso dei captcha possa risolvere il problema (alcuni programmi sanno infatti bypassarli), abbiamo fornito all'Autorità garante della concorrenza e del mercato gli indirizzi ai quali abbiamo spedito i biglietti e non c'erano significativi casi di accumulo da parte di soggetti singoli. Lo dicono anche i controlli fatti ex post: in alcuni casi, a fronte di biglietti spediti allo stesso civico, abbiamo dovuto fermare ordini fatti da gente che semplicemente abitava nello stesso palazzo, da agenzie di viaggi che, lecitamente, compravano biglietti per fornire dei pacchetti di viaggio o da aziende che li volevano omaggiare ai loro clienti. In questi casi, abbiamo persino fatto arrabbiare questi nostri clienti... e avevano ragione loro, perché non facevano nulla di male!”. 

 

“Il problema dei biglietti difficili da trovare riguarda solo i cosiddetti 'hot events', ovvero i concerti di grandissimi artisti, che sono una piccola percentuale del totale. Per il resto, spesso è difficile vendere tutti i biglietti. Ma quando arriva un big, tutti si scatenano: su Facebook ci sono gruppi con migliaia di iscritti dove si comprano e vendono biglietti a prezzi esorbitanti, alla luce del sole. Il Secondary Ticketing non è illegale: prova ne sia che abbiamo preso una sanzione più elevata noi rispetto ai siti che fanno proprio questo... e oltretutto non per la vendita stessa, ma per condotte di scarsa trasparenza sul prezzo facciale o sulla numerazione del posto”. 
 

Reclama un intervento legislativo anche Daniel Marcoccia, già direttore di riviste specializzate come “Rockstar”, “Rocksound”, “Groove” e “Rocknow”: “La motivazione della sanzione a TicketOne è di non aver vigilato a sufficienza. Ma quei biglietti come sono arrivati ai siti di Secondary Ticketing? Quelli di TicketOne erano diventati i cattivi di turno e con la punizione tutti pensano che giustizia sia stata fatta. Serve una legge chiara con sanzioni pesanti, ma conosci una legge chiara in questo Paese? Il Secondary Ticketing non è un reato, ma è una speculazione. Come risolvere il problema? Io ho sempre pensato che il biglietto nominativo fosse una buona cosa: se non ferma questa fenomeno, potrebbe ridurlo di parecchio, ma se da una parte abbiamo uno speculatore e dall'altra un pazzo disposto a comprare un biglietto a prezzo assurdo, non credo che finirà mai. D'altronde, era una situazione nota a tutti da diversi anni, solo che nessuno aveva mai voluto far scoppiare il bubbone". 


A sostenere la necessità del biglietto nominale è anche Claudio Trotta, presidente di Barley Arts che dal '79 è uno dei principali promoter italiani: “La rivendita dei biglietti può essere ammessa solo se chiaramente regolamentata. Contrariamente a quanto afferma chi opera in questo settore, il Seconday Ticketing non offre alcun servizio, bensì specula sulla passione dei fans. Oltre ai biglietti nominali, bisogna consentire la rivendita solo a prezzo di costo e ben disciplinata. Serve anche una formazione professionale per chi vende i biglietti, ma soprattutto ci vuole una volontà precisa da parte della politica e della giustizia, anche perché a mio avviso non è difficile individuare nelle pratiche connesse al Secondary Ticketing tre reati: truffa informatica, sostituzione di identità digitale e false comunicazioni”. 

 

concerto vasco rossi (7)Vasco Rossi è certamente il più atteso, tra i grandi artisti italiani che suoneranno dal vivo questa estate
 

 

Oltre al piano legale, Trotta pone anche un problema di ordine culturale: “Il fenomeno dipende anche dall'educazione dei consumatori. Se per un dato evento le richieste sono dieci volte superiori alla disponibilità dei biglietti, è normale che ci siano molti fans delusi. Bisognerà allora accettare l'idea che non riuscire a vedere gli U2 dal vivo non sia poi la fine del mondo e in questo anche voi dei mass media potete essere d'aiuto. Poi, però, va detto che si tratta di una speculazione: anche adesso che i dischi non si vendono, i grandi artisti sono tutti straricchi e se i prezzi dei biglietti fossero più bassi non morirebbe nessuno”. La questione culturale viene sollevata anche da Red Ronnie: “Quando eravamo ragazzi noi, era normale andare a vedere i concerti degli artisti emergenti. Oggi, invece, tutti vogliono partecipare solo agli spettacoli di musicisti già affermati e questo non fa che alimentare la domanda di biglietti per i cosiddetti 'hot events', che tra l'altro spesso fanno ampio uso di playback, con tutta la speculazione che ne deriva”. 

 

Red ha ragione - rincara la dose Trotta – e questo si riallaccia a una situazione in cui gli stessi soggetti sono proprietari o comunque controllano la vendita di biglietti, i promoter, le agenzie, il management degli artisti, i database dei fans club e anche i siti di Secondary Ticketing: è ovvio che questi soggetti siano in grado di influenzare i gusti del pubblico a loro piacimento”. 

 


Il risultato consiste appunto nel fatto che i biglietti diventino costosissimi e comunque difficili da reperire, con dei risvolti che forse non tutti hanno ben presente: “Il pubblico sta cambiando e diventa sempre più giovane – continua Trotta – Oggi anche bambini di 8/9 anni vogliono partecipare ai concerti dei loro artisti preferiti e io trovo inaccettabile che si speculi sul fatto che una mamma o un papà sia disposto a spendere 500 euro per un biglietto, piuttosto che dare una delusione al proprio figlio e vederlo in lacrime. Questi comportamenti meriterebbero sanzioni durissime, ma non come quelle dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Secondo me, multando TicketOne hanno commesso un errore clamoroso e credo che il ricorso avrà successo, perché le motivazioni non mi paiono per nulla solide. Il vero problema sono le multinazionali dell'organizzazione degli spettacoli, che speculano sulla loro posizione”. 


In tutta questa vicenda, il dato più preoccupante è che finora abbiamo visto solo la punta dell'iceberg. Il fenomeno del Secondary Ticketing è molto più ampio di come lo conosciamo in Italia: all'estero ha già coinvolto tutte le forme di spettacolo, mentre da noi solo ora – ad esempio con la finale di Champions League o altri eventi di forte richiamo – sta iniziando a fare discutere. Se ancora non si è messo sul tavolo il problema riguardante la commercializzazione dei biglietti per le partite di calcio o spettacoli teatrali di primo livello, probabilmente è solo perché finora è mancata la miccia che accendesse l'incendio, che nel caso dei concerti è stata rappresentata dall'ormai celebre servizio di Matteo Viviani per "Le Iene".

 


È quindi necessario trovare una soluzione efficace e sul tema interviene proprio TicketOne: “Nel corso della nostra audizione in Parlamento, abbiamo avanzato due proposte di regolamentazione del Secondary Ticketing – spiega Lionetti -  I biglietti devono essere rivenduti solo al prezzo facciale, senza finalità di lucro, e chi opera in questo settore deve garantire la massima trasparenza attraverso coordinate precise, che consentano di individuare il posto esatto, chi lo vende e chi lo compra. L'emendamento già inserito nella legge di Bilancio di fine 2016 è una buona cosa, ma comunque rimanda a un regolamento che andrà scritto. Il senso del nostro contributo in audizione è proprio questo: ci vogliono delle regole chiare per tutti”. 

 

concertone 2017 02
 
Tags:
concerti secondary ticketing
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