Ottant’anni compiuti e ancora la forza di scuotere coscienze. Oliver Stone festeggia il suo compleanno a Roma, alla Casa del Cinema, dove presenta Nato il quattro luglio e riflette sull’America di oggi. «L’America ha fame di guerra, è un bisogno di questo Paese. È la cosa più triste che abbia mai visto», dice il regista newyorkese, che non smette di denunciare la ferita profonda lasciata dai conflitti. «Siamo tornati alle cattive abitudini. E le cattive abitudini continuano».
Giacca nera, pantaloni blu, camicia bianca, Stone sorride agli applausi, si commuove, scherza quando il suo cellulare squilla in prima fila. La direttrice artistica Paola Malanga racconta che, saputa della retrospettiva a lui dedicata, il regista ha voluto accompagnare personalmente il film. È arrivato a Roma per presentare anche White Lies, girato in aprile: ritorno alla finzione dopo dieci anni da Snowden, con Josh Hartnett al posto di Benicio del Toro. Una storia familiare che attraversa tre generazioni e riflette sugli errori che si ripetono, tra fughe e possibilità di riscatto.
Quel film che doveva essere di Al Pacino
Nato il quattro luglio avrebbe dovuto avere Al Pacino come protagonista. Stone aveva già lavorato al libro di Ron Kovic alla fine degli anni Settanta, ma il progetto naufragò per mancanza di fondi. «Avevamo tutto pronto, poi saltò tutto e ci spezzò il cuore», ricorda. A Kovic promise che, se mai avesse avuto successo, avrebbe rifatto il film con lui. Dopo Platoon mantenne la parola, rinunciando a raccontare il proprio ritorno dal Vietnam: «La storia di Ron era più grande della mia».
Il ragazzo nato nel giorno dell’indipendenza americana, cresciuto nel culto della patria, tornò paraplegico e divenne oppositore della guerra. «Lo feci con tutto il cuore, perché in Ron avevo trovato un uomo che aveva sofferto troppo». Gli diede il volto Tom Cruise: «Alla fine penso che sia stato meglio aspettare Tom». Il film conquistò due Oscar per regia e montaggio, ma fu accusato di propaganda e contestato per la ricostruzione delle proteste studentesche.
“Da Panama a oggi, l’America non ha smesso di combattere”
Stone non smette di denunciare la deriva militarista del suo Paese. «Questo film uscì nel 1989, proprio nel giorno in cui gli Stati Uniti attaccarono Panama. Da allora il Paese ha imboccato una strada molto più militarista. C’è qualcosa che continua, ed è molto grave». Oggi, dice, Nato il quattro luglio non trova più spazio nella tv americana: «Spero che le persone lo riguardino e ricordino. Altrimenti ci ritroveremo in una guerra ancora più grande e peggiore. E ci sarà ancora più dolore».


