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“La boxe mi ha reso un uomo migliore”. Buttafuoco porta “La Nobile Arte” a Venezia 83

Presentato al Venice Production Bridge il documentario Rai sui 110 anni del pugilato italiano. Il conduttore e voce narrante ad Affari Italiani: “Uno schiaffo ai pregiudizi”. E anticipa le novità de “Il cacciatore di sogni”, al via il 20 settembre su Rai3

“La boxe mi ha reso un uomo migliore”. Buttafuoco porta “La Nobile Arte” a Venezia 83

C’è un momento, nella vita di chi ha fatto pugilato, in cui si decide se restare a terra. Stefano Buttafuoco quel momento lo ha attraversato, e da lì è nato il documentario portato al Lido, alla Biennale Match Point Arena, nel programma ufficiale del Venice Production Bridge della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. “La Nobile Arte” — diretto da Vincenzo Lamagna, nato da un’idea di Michela Pellegrini e dello stesso Buttafuoco, prodotto da Antonio Palmieri per NEXTING in collaborazione con Rai Documentari e con il supporto della Federazione Pugilistica Italiana — racconta centodieci anni di boxe italiana attraverso dieci round. Dieci capitoli che sono altrettanti punti di osservazione sulla società, sulla cultura e sui valori dello sport.

“La boxe mi ha reso un uomo migliore”. Buttafuoco porta “La Nobile Arte” a Venezia 83
“La boxe mi ha reso un uomo migliore”. Buttafuoco porta “La Nobile Arte” a Venezia 83

A tu per tu con Buttafuoco: “Sentivo il bisogno di restituire”

Il debito, per il giornalista e conduttore televisivo che del film è protagonista e voce narrante, è prima di tutto personale. E non lo nasconde. “Il pugilato mi ha dato tanto e mi ha permesso di superare anche momenti molto difficili della mia vita”, racconta ad Affaritaliani. “Da tempo sentivo il bisogno di restituire tutto il bene ricevuto”. Da qui l’idea. ““La Nobile Arte” vuole essere un omaggio al popolo della boxe e uno schiaffo ai pregiudizi legati a questa disciplina che più di altre è metafora di vita. Raccontiamo la boxe negli istituti penitenziari, nelle scuole, negli oratori, e la magia legata a uno sport che insegna a rialzarsi sempre e a combattere nel rispetto delle regole e dell’avversario”. Poi la frase che chiude il cerchio: “La boxe mi ha reso un uomo migliore e di questo gliene sarò grato per tutta la vita”. Presentare il lavoro a Venezia, ammette, ha avuto un peso specifico. “Mi ha emozionato. Partecipare a questa kermesse è stato importante e mi ha ripagato del mio lavoro e di quello di tutta la squadra, che vorrei ringraziare”: Vincenzo Lamagna alla regia, Michela Pellegrini in scrittura, Antonio Palmieri alla produzione, Gelsomina Prositto. “Un ringraziamento poi a Rai Documentari, che ha creduto al progetto fin da subito”.

Il ritorno su Rai3: la domenica alle 13, nuovo studio e lo scrigno

Chiuso il capitolo Venezia, Buttafuoco è già dentro la stagione televisiva. Dal 20 settembre torna su Rai3 con “Il cacciatore di sogni”, e anticipa cosa cambia. “In questa edizione ci saranno tantissime novità, soprattutto nella parte del programma in studio. Abbiamo un nuovo studio che sarà la casa de “Il cacciatore di sogni” e abbiamo previsto, nell’intervista all’ospite, dei momenti che si ripeteranno in tutte le puntate. Avremo così il momento dello scrigno, dal quale estrarremo degli oggetti che hanno rappresentato un momento particolare del vip intervistato, poi avremo il gioco delle parole e un videomessaggio dal quale partire per scoprire qualcosa di più del personaggio che ci accompagna nel racconto della storia girata in esterna. Il cuore del programma però rimarrà sempre lo stesso, e cioè la descrizione di luoghi presenti nel nostro Paese dove si realizza l’inserimento sociale di persone “fragili””.

Il programma arriva alla quinta stagione, e il bilancio del conduttore non lascia spazio ai dubbi. “Questa edizione ritengo sia la migliore, grazie a un grande lavoro di squadra che si è impegnato per far fare un ulteriore salto di qualità a questo programma giunto alla sua quinta stagione. Andremo in onda la domenica, dal 20 settembre, dalle ore 13. Una fascia di palinsesto molto difficile, ma a noi le sfide ci esaltano: ce lo hanno insegnato i protagonisti delle nostre meravigliose storie”.

Dal Lido: “Un pubblico esigente, una tradizione alta”

La presentazione veneziana, moderata dallo stesso Buttafuoco, si è aperta con il saluto di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, ed è proseguita con la proiezione di alcuni estratti. Sul palco, accanto al conduttore, il direttore di Rai Documentari Luigi Dal Plevignano, il regista Vincenzo Lamagna, l’autrice Michela Pellegrini e il produttore Antonio Palmieri.

Dal Plevignano ha rivendicato la scelta di portare il progetto in una platea come quella veneziana, ricordando che il pubblico Rai viene da una tradizione alta ed è esigente, e che proprio per questo era importante restituirgli il racconto di uno sport vicino alla gente. Il pugilato, ha osservato, parla di inclusione e di crescita, propone storie in cui riconoscersi e capaci di emozionare: riscoprire il senso civico e i valori fondamentali rientra nella missione del servizio pubblico e di Rai Documentari. Storie di riscatto, ha aggiunto, di persone che hanno creduto in ciò che stavano facendo e nella capacità di rialzarsi.

Sul versante della regia, Lamagna ha ammesso la difficoltà di confrontarsi con una materia già attraversata dai grandi autori del cinema. La scelta è stata quella di abbattere la barriera del racconto esclusivamente sportivo, aprendolo alla dimensione sociale, cinematografica e dell’inclusione, senza però rinunciare al ritmo e alla tensione di un incontro: non una sequenza di interviste, ma un racconto organico costruito su incontri e confronti, frutto di un lavoro di squadra.

Alla struttura narrativa ha lavorato Michela Pellegrini, che ha descritto il film come un match simbolico narrato in dieci round di storie e di caratteri. L’obiettivo, ha spiegato, era raccontare la boxe da una prospettiva diversa, facendone emergere il lato formativo e sociale, quello che la porta nelle scuole, negli istituti penitenziari e nei progetti di inclusione: una disciplina che insegna rispetto, regole e capacità di confrontarsi prima di tutto con se stessi.

Un principio che ha guidato anche la produzione. Palmieri ha ricordato l’impegno di NEXTING nel racconto dello sport, anche attraverso il progetto Sportface, per dare spazio a discipline che non sempre godono di visibilità continuativa. In questi dieci round, ha detto, ha ritrovato le storie di tanti campioni finiti al tappeto e poi rialzatisi: un bivio — restare a terra o restare in piedi — che nella vita riguarda chiunque.

Le voci del ring

Al centro del documentario ci sono le figure che hanno segnato e continuano a raccontare la nobile arte. Dal presidente della FPI Flavio D’Ambrosi a campioni come Patrizio Oliva e Francesco Damiani, fino a Giovanni De Carolis, Emanuele Blandamura, Vincenzo Mangiacapre, Pamela Noutcho Sawa, Alessio Lorusso, Simone Dessì e Jonathan Kogasso. Accanto a loro gli attori Giorgio Pasotti, Vinicio Marchioni e Giacomo Ferrara, legati in modi diversi al mondo della boxe, e le voci di giornalisti, tecnici e rappresentanti del movimento pugilistico: Mariangela Verna, Gianluca Guida, Fausto Narducci, Luigi Panella, Attilio Volpe e Carmela Chiacchio.

Testimonianze intime, immagini di repertorio provenienti anche dalle Teche Rai e dall’Archivio FPI, allenamenti e luoghi simbolici compongono un racconto corale in cui la boxe diventa una lente attraverso cui osservare oltre un secolo di trasformazioni italiane. Centodieci anni che tengono insieme memoria e presente, e che mostrano come dietro ogni caduta possa nascondersi la possibilità di una nuova ripartenza.