Dopo l’annuncio della seconda sessione di casting per Raffaella – Il Musical, in programma il 23 settembre al Teatro Brancaccio di Roma, abbiamo incontrato Luciano Cannito, tra i più autorevoli registi e coreografi italiani, direttore artistico del Teatro Alfieri di Torino e firma di alcuni dei più importanti musical andati in scena negli ultimi anni, da Cantando sotto la pioggia a Sette spose per sette fratelli. Già nelle scorse settimane era emerso come il regista non fosse ancora del tutto convinto dall’esito della prima selezione: il volto destinato a raccogliere l’eredità artistica di Raffaella Carrà, infatti, non è stato ancora individuato. Cannito spiega perché la ricerca deve proseguire, raccontando la sua idea di teatro, il valore del talento e la responsabilità di portare in scena un’icona che ha segnato la storia dello spettacolo italiano.
Intervista – “Cerchiamo ancora quella fiamma”
Il 23 settembre il Teatro Brancaccio ospita la seconda sessione di audizioni di Raffaella – Il Musical. Che cosa non l’ha convinto nella prima selezione?
Portare in scena la storia di Raffaella Carrà significa assumersi una responsabilità enorme. Parliamo di un’icona assoluta, amata in Italia e nel mondo. Non è mancato qualcosa alle candidate della prima audizione: abbiamo visto ragazze di grande talento. Quello che stiamo cercando, però, è quel “fuoco sacro”, quella scintilla rara che ti fa capire, all’istante, di avere davanti la persona giusta. Alcune interpreti sono già entrati nell’ensemble e qualcuna potrebbe anche diventare una delle future Raffaella. Ma una scelta così importante non può essere affrettata. Abbiamo voluto aprire una nuova sessione di audizioni anche per dare l’opportunità a tante giovani che stanno concludendo il percorso di studi. Cerchiamo la Raffaella degli esordi, quella che muove i primi passi fino al successo di Canzonissima e alla consacrazione internazionale. Vogliamo allargare il campo per trovare un talento speciale. Questo non sminuisce il valore delle candidate già incontrate, anzi: abbiamo visto autentiche eccellenze. Ma un ruolo così simbolico richiede la massima attenzione.

Una sola Raffaella per l’intera stagione teatrale?
Impossibile. Le interpreti saranno due e si alterneranno sul palco. Una produzione di questo livello non può fermarsi per un imprevisto. L’entusiasmo del pubblico è già straordinario: a quasi un anno dal debutto registriamo già numerosi sold out tra Roma e Milano.
Per il coraggio con cui lei affronta ogni nuovo progetto, possiamo definirla un grande visionario?
Questo è il complimento più bello che può ricevere un regista. Essere visionari è un pregio, ma significa accettare il rischio di non essere compresi. Spesso si elaborano progetti non al passo con i tempi; altre volte si è perfettamente in sintonia con il futuro. Lo sperimentai già nel 1991, quando, poco più che ventenne, portai in scena Marco Polo, ispirato a Le città invisibili di Italo Calvino, coinvolgendo il grande ballerino e coreografo americano Erik Hawkins. All’epoca quello spettacolo fu giudicato “troppo innovativo”, persino commerciale. Eppure ha continuato a vivere per decenni ed è arrivato fino al Teatro dell’Opera di Nizza. È la dimostrazione che certe intuizioni hanno bisogno di tempo per essere comprese.

Le interpreti che sta cercando sono tutte ragazze sconosciute. Sarebbe un errore affidare il ruolo di Raffaella a un volto già famoso?
Sarebbe sbagliato perché la Carrà ha un’identità troppo forte. Un’attrice nota rischierebbe di portare sul palco la propria immagine, non quella di Raffaella. C’è poi una ragione ancora più importante: la showgirl ha sempre creduto nei giovani e ha lanciato nuovi talenti. Scegliere un volto inedito significa rispettare la sua eredità. Anche lei conquistò il pubblico da giovanissima, rivoluzionando la televisione con un linguaggio completamente nuovo.
Un altro personaggio è Nadia, cugina e amica di Raffaella. Quali caratteristiche sono richieste per questa figura?
Nadia ha un ruolo molto importante nel musical che, per ragioni drammaturgiche, è stato completamente reinventato. Lei è la confidente e amica di Raffaella che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo. Attraverso Nadia affiorano emozioni, fragilità e sogni. L’ho immaginata come una sorta di alter ego: ironica, istintiva, sopra le righe e capace di dire sempre ciò che pensa.

In un omaggio così importante c’è il rischio di cadere nell’imitazione?
Non lo permetterò mai. Non stiamo facendo una fiction o un film, ma teatro. Il nostro obiettivo non è imitare Raffaella, bensì restituirne l’energia, il carisma e la straordinaria forza comunicativa. È un aspetto su cui ho lavorato con grande attenzione, anche perché lo spettacolo è già stato rappresentato in Spagna, dove Raffaella è un’autentica icona e il pubblico è molto esigente. Attraverso le sue canzoni e il racconto di episodi poco conosciuti della sua vita vogliamo far rivivere le emozioni che sapeva trasmettere. Se il pubblico, come è accaduto in Spagna, finirà per alzarsi in piedi a ballare con noi, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo: non imitare Raffaella, ma farla rivivere nel cuore delle persone.
Una provocazione: evitando l’emulazione, non c’è il rischio che Raffaella risulti meno riconoscibile?
La Carrà emerge naturalmente attraverso i dettagli: il modo di muoversi, le coreografie, l’energia e, soprattutto, le sue canzoni. Bastano poche note per evocarla. Il nostro lavoro è proprio questo: costruire il personaggio con tanti piccoli elementi che, messi insieme, restituiscono la sua essenza. È come un dipinto puntinista: da vicino vedi solo i dettagli, ma allontanandoti appare l’immagine completa.

Oggi quali sono le voci di spesa che incidono maggiormente sul budget di una grande produzione teatrale?
Scene e costumi rappresentano una delle voci di costo più importanti, soprattutto, se si vuole realizzare un grande musical, un vero e proprio colossal. Il pubblico che va a teatro è disposto a lasciarsi trasportare dall’immaginazione, ma vuole anche rimanere stupito da scenografie spettacolari, costumi straordinari, effetti speciali e tecnologici. Per questo i musical vengono realizzati quasi esclusivamente da grandi produzioni. Sempre più spesso, infatti, si lavora in coproduzione: più soggetti uniscono risorse economiche e competenze per sostenere spettacoli di questo livello. Nel caso di Raffaella – Il Musical, la produzione originale spagnola di Valeria Arzenton si è unita ad Alessandro Longobardi, del Teatro Brancaccio e di Viola Produzioni. Si tratta di due realtà molto importanti del panorama teatrale italiano che hanno deciso di condividere questo grande progetto.
Cantando sotto la pioggia è una produzione che ha segnato un traguardo importante per il teatro musicale italiano.
Un musical a cui sono profondamente legato. Abbiamo voluto offrire al pubblico italiano uno spettacolo di altissimo livello, paragonabile ai grandi spettacoli del West End e di Broadway. È stato un progetto impegnativo, ma la soddisfazione più grande è arrivata con i complimenti del rappresentante americano della società che detiene i diritti dell’opera, che ha definito la nostra una delle migliori produzioni itineranti mai realizzate. Un riconoscimento che mi ha riempito di orgoglio.
Secondo lei oggi il pubblico è disposto a spendere qualcosa in più per assistere a uno spettacolo di grande qualità, oppure il prezzo del biglietto rappresenta ancora il principale ostacolo?
Il pubblico percepisce l’eccellenza e ne riconoscere il valore. Nel caso di Cantando sotto la pioggia, ad esempio, abbiamo realizzato un complesso sistema scenico con vasche sotto il palcoscenico, collegate a pompe idrauliche che raccoglievano, filtravano e rimettevano in circolo l’acqua durante lo spettacolo. Una tecnologia sofisticata che dimostra quanto investimento e cura siano necessari per offrire un’esperienza davvero unica. Viviamo in un’epoca in cui molti contenuti tendono a uniformarsi e l’intelligenza artificiale rende la produzione sempre più rapida e automatizzata. Il teatro, come i concerti dal vivo, resta invece uno dei pochi luoghi capaci di offrire emozioni autentiche e un contatto diretto con gli artisti. Come direttore artistico del Teatro Alfieri di Torino vivo costantemente questa sfida, ma posso affermare con convinzione che il teatro è in ottima salute e continua ad attirare un pubblico sempre più numeroso.
Ha mai integrato l’intelligenza artificiale nelle sue produzioni teatrali?
Per la mia versione de Il Lago dei Cigni, in tournée da due anni con grande successo, ho utilizzato l’intelligenza artificiale per creare l’intera scenografia digitale proiettata su un grande LED wall. Attraverso un accurato lavoro di prompting sono stati generati paesaggi, castelli e atmosfere ispirati all’immaginario collettivo del celebre balletto, dando vita a un universo visivo immersivo che accompagna la performance dal vivo.
Quanto conta oggi il nome di un interprete nel successo di uno spettacolo? È ancora il richiamo principale per il pubblico o è la qualità del progetto a fare la differenza?
Credo che oggi il peso sia equamente diviso. In Italia il nome dell’artista ha ancora la sua importanza, ma il pubblico sta imparando a riconoscere e premiare sempre di più la qualità delle produzioni. Quando scelgo un interprete, non mi interessa la notorietà fine a se stessa: cerco un artista credibile, capace di incarnare il personaggio. Le esperienze con Martina Stella in Cantando sotto la pioggia e Diana Del Bufalo in Sette spose per sette fratelli dimostrano che, quando talento, identità artistica e ruolo sono in sintonia, il risultato convince pubblico e critica. Alla fine, però, è la qualità complessiva dello spettacolo a fare davvero la differenza. Il mio obiettivo è che il pubblico associ il mio nome a produzioni curate e di alto livello.
La sfida più grande per Luciano: reperire i finanziamenti o trovare gli artisti giusti per un grande musical?
Senza dubbio trovare il cast. Un progetto di qualità riesce più facilmente ad attrarre investitori e produttori disposti a sostenerlo. La vera sfida è creare uno spettacolo solido, capace di emozionare il pubblico: quando il valore artistico è autentico, anche le risorse economiche diventano più accessibili.

