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Spettacoli
Renato Brunetta: "Di Maio e Salvini a caccia di nemici solo per il consenso"
Foto LaPresse

Fin dall'insediamento del governo Lega-M5s, abbiamo assistito al dipanarsi di una dinamica oltremodo palese da parte dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, quella cioè di individuare una sorta di "nemico esterno" sempre nuovo e sempre diverso, utile a veicolare l'idea della solidità (almeno esteriore) di un'alleanza per molti versi giudicata scricchiolante.

Tale strategia, che pare ispirata alle dinamiche dei gruppi oggetto di studi della Psicologia Sociale, viene delineata politicamente dall'ex Ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, che traccia, nel suo ultimo comunicato stampa affidato al suo sito ufficiale, una sorta d'interessante florilegio delle varie crociate (perlopiù combattute sul campo di battaglia virtuale dei social network) intraprese dai due dioscuri dell'Esecutivo in questi convulsi mesi di governo.

“Recita un vecchio adagio che la pace sia il più grande accordo commerciale che un Paese possa sottoscrivere" scrive Renato Brunetta. "I due vicepremier pro tempore Matteo Salvini e Luigi Di Maio, purtroppo per l’Italia, non la pensano così. Dal loro insediamento al Governo, infatti, hanno deciso di lanciarsi in uno scontro dietro l’altro a caccia di nemici, al grido di “prima gli italiani”.

L'onorevole di Forza Italia elenca quindi le varie tappe di questa continua guerra mediatica. "Il primo grande scontro, ce lo ricordiamo tutti, è stato contro le istituzioni europee. Contro la Commissione Europea la disputa è stata senza precedenti, prendendo come pretesto il rifiuto di Bruxelles di avallare i numeri dell’assurda Legge di Bilancio per il 2019". Una battaglia, secondo i dati dell'ex Ministro, "costata al nostro Paese centinaia di miliardi di euro, tra perdite di Borsa, aumento dello spread, e crollo dell’economia reale".

L'onorevole Brunetta rammemora dunque le invettive spietate ai danni di Jean-Claude Juncker e Pierre Moscovici, senza dimenticare le dure reprimende da parte della coppia Salvini-Di Maio alla BCE e al governatore Mario Draghi, accusati in più occasioni, e in varie sfumature dialettiche a seconda del colore "giallo" o in alternativa "verde" degli attacchi, di essere al servizio dei "poteri forti". Cavallo di battaglia grillino che oramai ha pervaso anche la comunicazione istituzionale leghista, in una sorta di contaminazione continua fra i discorsi politici e propagandistici dei due partiti. 

La personalizzazione dello scontro, additando al pubblico ludibrio Draghi, Moscovici o Juncker, non ha tuttavia impedito al capo politico del M5s e al leader del Carroccio di mirare anche contro entità istituzionali quali Il Fondo Monetario "violentemente accusato di essere la causa di tutte le sciagure dell’economia mondiale" e Bankitalia, tacciata a sua volta "di essere una istituzione poco credibile sulle stime di crescita, facendo finta di dimenticarsi che l’errore più grave nelle previsioni l’ha fatto proprio il Governo, ipotizzando addirittura un +1,5% per il 2019".

Il tutto, corredato dalle solite bordate contro i mitologici George Soros, "banchieri per i quali ha lavorato il presidente francese Emmanuel Macron” come scrive Renato Brunetta, e che non possono non esseree annoverati nel "kit" di ogni propaganda del "cambiamento" che si rispetti. Almeno a giudicare dai sondaggi, concludiamo, questa strategia pare giovare maggiormente al Carroccio che non al M5s, il quale appare a tutti gli effetti spiazzato e schiacciato dall'alleato leghista, al punto di imitarlo e rincorrerlo nella comunicazione. Campo in cui, fino a qualche tempo fa, i pentastellati erano invece leader assoluti. 

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