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Spettacoli
Sanremo, terza serata record: 10,6 mln e 49,50% share

Edizione d'oro la numero 65: anche nella terza serata del Festival di Sanremo ascolti molto alti su Rai1. Il dato medio è stato di 10 milioni 586mila e la media share del 49,50%. Rispetto alla terza serata di un anno fa c'è stato un incremento di 2 milioni 913mila spettatori e un balzo eccezionale di 14 punti e mezzo percentuali. Grande successo dunque per l'edizione firmata Carlo Conti che con questa terza puntata può autoproclamarsi "Re dell'Ariston".

I dati parlano chiaro: il programma piace e, parrebbe, migliora col tempo. Nonostante questo la critica è divisa. C'è chi è convinto che, nonostante l'auditel e la popolarità si tratti di un format vecchio e chi lo approva.

Il filosofo Alessandro Alfieri, esperto di televisione e nuovi linguaggi, commenta il Festival con una intervista in esclusiva.

Sanremo è ancora molto seguito, ha registrato il record di auditel proprio ieri. Crede che sia un programma vetusto e fuori tempo o che rifletta l'Italia di oggi?
"E’ innegabile che Sanremo continui ad avere presa sull’immaginario del pubblico italiano, perché l’Italia è Sanremo e Sanremo è l’Italia; si tratta di un rapporto di reciprocità: sicuramente il festival assorbe le proprie specificità dalla realtà sociale e storica che si trova attorno, ma non è solo un mero riflesso, perché attraverso la trasfigurazione mediatica quella realtà ne esce iperpotenziata, confermata, reiterata nel circolo del sempre uguale. Per questo Sanremo ha successo, perché funziona come uno specchio che offre a una popolazione in balia degli eventi un’identità. Da una parte un riflesso, dall’altra però un’entità attiva che stabilizza l’immaginario in un circolo senza fine".

Crede che una trasmissione così importante dovrebbe inaugurare dei linguaggi televisivi più al passo coi tempi?
"Bisognerebbe innanzitutto puntualizzare un problema “tecnico”: sicuramente Sanremo di quest’anno ha registrato degli ottimi ascolti, ma sarei dubbioso sulla possibilità che si tratti di una rinascita della televisione nei confronti del dominio del web. Quando si parla di share (40%, 50%) questo si calcola proporzionalmente in base alla totalità degli spettatori televisivi che sono comunque crollati in linea generale negli ultimi anni. Per intenderci, se ci fosse un solo spettatore a vedere la televisione, e vedesse Sanremo, Sanremo avrebbe il 100% dello share!!! Questo per dire che il successo di Sanremo non mette affatto in discussione il tramonto della televisione e l’alba della nuova era massmediologica rappresentata dal web 2.0, dai dispositivi mobile, dallo streaming ecc. Anche questo gli garantisce successo: data la struttura delle esecuzioni live, Sanremo è particolarmente adeguato per il web, perché offre materiali video (di pochi minuti, tra le canzoni, le gaffe, gli sketch) pronti per essere caricati su youtube (e non a caso tali materiali si trovano disponibili dopo pochi minuti dalla diretta televisiva)".

Stessi volti, stessi circuiti. Lo reputa un programma ingessato come la politica italiana o una buona forma di intrattenimento?
"E’ particolare la scelta di quest’anno per Sanremo: non si tratta né di una proposta “vintage” con la scelta di alcuni cantanti e cantautori storici, né di fare un’edizione estremamente attuale. Infatti i protagonisti quest’anno sono gli anni ’90, una stagione cruciale di passaggio per l’immaginario occidentale, allo stesso tempo lontana da noi ma non troppo, non in grado di segnare un solco fra generazioni. Gli anni ’90 infatti sono la nostalgia del presente, il rimpianto per qualcosa che si è vissuto poco tempo fa e che, soprattutto per come sono andate e stanno andando le cose, rappresenta una sorta di passato mitico e idealizzato da rimpiangere. Gli anni ’90 mettono d’accordo tutti fino a chi è nato nella seconda metà degli anni ’80, che ritrova protagonisti come Grignani, Raf, Nek, Masini; e come se per proporre il nuovo ci si sia affidati al vecchio-ma-non-troppo. E cos’è la politica italiana oggi, se non un rinnovamento di plastica che cela in realtà il mantenimento di uno status quo che ne esce persino rafforzato alla difficoltà di opporglisi?".

 

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