Sorriso Diverso Award a Venezia 83, sedici anni di cinema sociale al Lido
Lo Spazio Incontri del Venice Production Bridge, all’Hotel Excelsior del Lido, ospita la XVI edizione del Premio Sorriso Diverso Venezia Award, riconoscimento collaterale ufficiale dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
La cerimonia porta ogni anno al centro della scena opere capaci di raccontare la diversità, la forza di reagire alle difficoltà e le fragilità umane attraverso il linguaggio universale del cinema. Madrina ufficiale di questa edizione è Federica Luna Vincenti, attrice, produttrice e compositrice, da sempre attenta alla valorizzazione di storie di forte rilevanza umana e sociale. Al suo fianco porteranno i propri saluti il direttore della Mostra Alberto Barbera e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, insieme al consigliere della Municipalità di Lido Pellestrina Emilio Guberti, a conferma del rapporto ormai consolidato tra il Premio e il territorio.
Sono sedici i titoli in nomination, tra opere italiane e internazionali. Per il Concorso: NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, Kvinde Ukendt di May el-Toukhy, 15/18 (A Place To Heal) di Cédric Kahn e Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis. Per il Fuori Concorso: Nessun dolore di Gianni Amelio, No Paradise If You Are Killed by a Woman di Halkawt Mustafa, Un bon avocat di Tristan Séguéla, Union Town di Barbara Kopple e Holy Wood Dust di Victor Kossakovsky. Cinque anche i titoli di Orizzonti: Moragheb di Mohsen Gharaei, The Difficult Bride di Rubaiyat Hossain, I figli della scimmia di Tommaso Landucci, Oase di Jannis Lenz e Una storia, esordio alla regia di Anna Foglietta. Per la Settimana Internazionale della Critica è stato selezionato Rider di Roan Johnson e Dade.
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Il Premio è promosso dall’Università Cerca Lavoro, presieduta da Ilaria Battistelli, ente promotore anche del Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera, ed è realizzato in collaborazione con Dream On. Con Diego Righini alla presidenza e Paola Tassone alla direzione artistica, gode del contributo del Ministero della Cultura e del patrocinio di Rai per la Sostenibilità ESG, con Rai Pubblica Utilità come media partner. Ne abbiamo parlato con il presidente Diego Righini.
Presidente Righini, il Sorriso Diverso Venezia Award arriva alla sedicesima edizione: come è cambiato in questi anni il modo in cui il cinema racconta la diversità e l’inclusione?
“In questi anni la narrazione cinematografica sta lottando per resistere alla moda dei frame da pochi secondi che imperversano sulla rete dei social. Il cinema sociale è la trincea per il grande cinema che si presenta nei festival o nelle mostre. Penso che Alberto Barbera lo abbia compreso bene: per questo motivo, ogni anno, orienta la sua selezione verso questo tema cinematografico e ci consente da sedici anni di collaborare con la Mostra del cinema che dirige”.
Qual è il filo comune che avete riconosciuto nei film in gara?
“I sedici film selezionati per il Premio Sorriso Diverso Venezia Award non sono vissuti con distacco dalla critica o dal pubblico, ma ti trascinano nella vita di ogni singolo personaggio che vive una storia dai risvolti sociali. Chi li ha visti non pensa solo al messaggio generale del film, ma pensa a ogni singolo attore e a cosa sta provando come portatore di male o di bene, nel suo contesto di vita”.
Lei ha parlato di un’edizione che invita a riflettere sul futuro dell’umanità, tra risorse essenziali e impatto dell’intelligenza artificiale. Quanto questi nuovi temi stanno entrando anche nel cinema sociale?
“Il computer sta provando a dotarsi di un cervello umano, oppure, in modo più corretto, le persone stanno cercando di dare un cervello umano al computer per creare il sottoposto perfetto, che esegue ed elabora solo sotto comando diretto. L’umanità sta mutando il modo in cui desidera interagire con l’altro. Io resto dell’idea che un computer, nella propria elaborazione, non potrà mai catturare l’empatia del pubblico nel cinema. L’AI saprà informare il pubblico, cercherà di raccontare ogni luogo o fatto con riferimenti semplici; invece l’uomo o la donna del cinema – regista, sceneggiatore o attore – si dedicherà sempre alla profondità della drammaturgia. La persona che lavora nel cinema ripeterà il proprio lavoro fino al momento in cui lui stesso non sarà colto dai brividi del coinvolgimento. Questo un computer non potrà mai farlo”.
Un premio come questo può davvero contribuire a far uscire alcuni temi sociali dalla nicchia e portarli davanti a un pubblico più ampio?
“Per passare dalla nicchia degli appassionati all’opinione pubblica c’è bisogno che un film traumatizzi le persone. Un film di successo cambia la percezione che tutti noi abbiamo della vita e della realtà, e quando le poche persone della nicchia cambiano il loro modo di vedere il mondo, altri notano questo modo diverso di pensare o comportarsi, e mettono in discussione il proprio. Questo è un grande film sociale, a un festival o al cinema”.
Dopo sedici edizioni, qual è la sfida che sente ancora aperta, e quale vorrebbe fosse il ruolo del Premio nei prossimi anni?
“La nostra organizzazione realizza tutto questo lavoro per il prossimo, senza nessuno scopo di lucro, perché la politica o il sistema di potere vive con ipocrisia o indifferenza i casi sociali di quest’epoca. Il nostro lavoro terminerà quando saranno le Istituzioni stesse a organizzare quello che facciamo noi da sedici anni alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia”.


