La contesa tra le due potenze globali, Stati Uniti da una parte e Cina dall’altra, è entrata nel vivo. Il virus, probabilmente, ne ha accelerato il processo. Si è spesso parlato, infatti, di una nuova “guerra fredda”. Una sfida commerciale, ma anche diplomatica, con le chiusure di rispettivi consolati nei due paesi. Ha tenuto banco poi la questione di Huawei e del 5G, e i relativi sforzi statunitensi di evitare che il colosso cinese si infiltrasse principalmente nel tessuto tecnologico europeo.
2020: la corsa al vaccino
Nella testa dei leader internazionali arrivare primi in questa corsa, creando un vaccino sicuro e affidabile, oltre ai benefici sanitari avrebbe portato vantaggi strategici. In estate la Russia è stata la prima a lanciare il suo vaccino denominato Sputnik V, spedendo dosi anche in Venezuela. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada hanno cominciato le vaccinazioni con il medicinale prodotto dalla Pfizer-BioNTech (Usa-Germania). Dagli Usa arriverà a breve anche un vaccino targato Moderna mentre è leggermente indietro quello dell’AstraZeneca, azienda britannica. In Europa partiranno con le somministrazioni tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.
2020: la diplomazia arabo-israeliana
Nel 2020, in Medio Oriente e nell’area Mena (Middle East North Africa), la novità più rilevante viene dalla normalizzazione dei rapporti tra Israele e alcuni paesi della regione. Emirati Arabi Uniti e Bahrein su tutti, ma anche Marocco e Sudan. Importante il ruolo degli Stati Uniti di Trump, che si è fatto promotore dei cosiddetti “Patti di Abramo”. Dura la risposta del movimento estremista palestinese Hamas che ha considerato gli accordi come un tradimento verso il mondo arabo e islamico.
2020: le elezioni americane
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Il 3 novembre gli statunitensi si sono recati alle urne per eleggere il presidente. Dopo una campagna elettorale senza esclusione di colpi a spuntarla su Donald Trump è stato Joe Biden, candidato democratico. Già dalle prime ore successive al voto, il presidente uscente ha accusato il suo avversario di brogli ma il collegio elettorale ha confermato la vittoria di Biden. Dal 20 gennaio, giorno dell’insediamento, il nuovo inquilino della Casa Bianca dovrà fronteggiare diverse sfide interne, in primis il Covid, ed esterne, come la competizione con la Cina e la necessità di riallacciare i rapporti con l’Europa.
2020: la guerra sporca del Nagorno-Karabakh
Negli ultimi giorni di settembre nella regione del Nagorno-Karabakh è scoppiata la guerra tra Armenia e Azerbaigian. Per sei settimane gli scontri tra le due fazioni sono stati duri, con gli Azeri che avanzavano e gli Armeni che cercavano di difendere le proprie postazioni nella contesa Repubblica dell’Artsakh. Il 10 novembre si arriva a un cessate il fuoco, mediato soprattutto dalla Russia che infatti guiderà le forze di peacekeeping nella regione. L’esercito dell’Armenia, come ribadito dai vertici militari di Yerevan, era allo stremo e non poteva continuare a combattere. Il supporto logistico e la fornitura di mezzi da parte turca a Baku è risultato fondamentale per la vittoria azera.
2020: Etiopia tra il Tigray e la diga
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Il paese africano nel 2020 è stato al centro di dinamiche geopolitiche per due motivi: la guerra nella regione del Tigray e la costruzione della diga GERD. I primi giorni di novembre sono iniziati gli scontri tra le forze del governo federale etiope e il Tigray People’s Liberation Front (TPLF). Dopo settimane di scontri, e il pericolo di regionalizzare il conflitto coinvolgendo anche l’Eritrea, il governo di Addis Abeba è entrata a Macallè e sconfitto i ribelli del nord. I lavori di quella che sarà la centrale idroelettrica più grande dell’Africa continuano ma proseguono anche le polemiche tra l’Etiopia e l’Egitto. Quest’ultimo preoccupato di vedersi diminuire l’afflusso di acqua del Nilo, fondamentale per l’esistenza stessa del paese.
2020: una Libia per due o per molti?
Il paese libico è di fatto spaccato in due, da una parte il primo ministro Fayez al-Serraj e dall’altro il generale Khalifa Haftar. La guerra è divampata ad inizio anno ed è proseguita con più o meno intensità fino all’estate. Turchia e Russia hanno fiancheggiato rispettivamente Serraj e Haftar con uomini e mezzi. Il Qatar ha supportato esternamente il premier mentre il militare è sostenuto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Proprio per queste influenze straniere si è spesso parlato di guerra per procura o di proxy war.
2020: l’onda bielorussa
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L’ex paese sovietico è stato scosso da grandissime manifestazioni a seguito delle elezioni presidenziali del 9 agosto scorso che hanno visto Lukashenko nuovamente vincitore. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza accusando il governo di brogli e corruzione. Le forze di polizia hanno represso con la violenza le manifestazioni, causando almeno 5 morti e centinaia di feriti. Sono state migliaia invece le persone arrestate. Lo stesso Lukashenko ha di fatto chiesto aiuto alla Russia per sedare le rivolte e mantenere il potere. A fine novembre si è detto pronto a non guidare più il paese dopo l’adozione della nuova Costituzione.
2020: Soleimani e la tensione Iran-Usa
Il 2020 è praticamente iniziato con l’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, insieme ad altri 9 uomini, da parte di un drone statunitense. L’ordine, poi eseguito il 3 gennaio, è arrivato direttamente dal presidente Donald Trump che lo ha motivato spiegando che Soleimani “stava pianificando di uccidere molti americani”. Il generale era una figura storica nel paese e leader militare, per questo la tensione tra Stati Uniti e Iran in quei giorni è stata altissima e sembrava potesse scatenare un’escalation nella regione. Teheran lanciò decine di missili contro le basi militari Usa in Iraq ferendo decine di soldati.
2020: goodbye London
Il 31 gennaio il Regno Unito è uscito formalmente dall’Unione europea. Da lì è iniziato un periodo di transizione fino al 31 dicembre in cui Londra e Bruxelles hanno avuto tempo di negoziare le condizioni del divorzio. Confine nordirlandese, diritti sulla pesca nelle acque britanniche, concorrenza e cooperazione giudiziaria i nodi più complicati da sciogliere. Dal 1° gennaio 2021 si sapranno i risvolti economico e sociali della Brexit.






