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Accordo sul nucleare, l’intesa con l’Iran piace anche a Russia e Cina

Accordo sul nucleare, l’intesa con l’Iran piace anche a Russia e Cina
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L’accordo quadro raggiunto tra Teheran e i mediatori del gruppo 5+1 a Losanna dimostra come gli Usa non sanno solo usare la forza, ma anche negoziare. Siamo di fronte a uno straordinario esercizio di diplomazia, condiviso non solo con alleati storici, ma anche con un forte nemico del momento per gli Usa, come la Russia, e con un avversario prospettico come la Cina

Di Paolo Magri, direttore Ispi

L’accordo quadro raggiunto tra Teheran e i mediatori del gruppo 5+1 a Losanna ha stabilito una serie di parametri generali sul nucleare iraniano che dovrebbero condurre a un compromesso finale entro il 30 giugno. Firmando l’intesa, Teheran si impegna a ridurre di circa due terzi il numero delle sue centrifughe, a non arricchire l’uranio oltre la soglia indicata per delimitare gli usi civili da quelli militari, e a consentire ispezioni regolari in tutte le sue centrali nucleari dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). In cambio, Ue e Usa si impegnano a revocare le sanzioni imposte, una volta che il governo iraniano abbia dimostrato di aver preso tutte le misure necessarie per rispettare i parametri di Losanna.

L’aspetto più importante di questo accordo, sottolinea Paolo Magri, direttore dell’ISPI, è quello politico. Segna, in una regione attraversata e turbata da conflitti e violenza, il trionfo della diplomazia multilaterale. I più importanti paesi del mondo hanno negoziato con uno Stato che la comunità internazionale ha sanzionato e isolato per anni, trovando una soluzione.

La cosa curiosa di questo accordo è che ci sarebbero stati “scossoni” sia in patria per Obama sia nella regione in entrambi i casi, ovvero se l’accordo ci fosse stato o meno. Se non ci fosse stato, Obama sarebbe stato accusato negli Usa di ingenuità per aver investito tanto tempo in una discussione rivelatasi infruttuosa e nella regione l’Iran avrebbe avuto mani libere per produrre una bomba atomica e allora si sarebbe discusso di come intervenire per impedire ciò. In presenza accordo c’è ugualmente tensione, perché negli Stati Uniti i repubblicani dicono che il presidente Usa abbia svenduto la sicurezza americana e dei suoi alleati regionali accordandosi con un paese poco affidabile; e nella regione molti vedono un rafforzamento dell’Iran come una minaccia. Ora bisognerà vedere cosa accadrà da qui a giugno. E innanzitutto le  azioni del Congresso Usa. Non intravedo, continua Magri, il rischio di interferenze di natura militare, perché nessuno può pensare di aprire uno scontro con l’Iran, che al momento è per giunta il principale oppositore dello Stato Islamico. Prevedo piuttosto una forte azione di lobby da parte degli israeliani americani. Qualcosa avverrà anche sul fronte sunnita, ma lì la situazione è diversa: vedremo se Obama sarà capace di rassicurare l’Arabia Saudita, e non solo, che liberare Teheran dalle sanzioni non vorrà dire abbandonare vecchi alleati per nuovi.

Col protrarsi dei colloqui pensavamo che si sarebbe rimandato tutto ai prossimi mesi e che questa sarebbe stata un’intesa di facciata. In verità i punti più delicati sono già chiariti. All’Iran sono stati posti molti più vincoli di quelli che ci si poteva attendere. Ad esempio saranno sospesi i due terzi delle attività di arricchimento dell’uranio e anche l’allentamento delle sanzioni non sarà così rapido come desiderava Teheran. Con questa operazione Obama è tornato ai valori che aveva professato nel 2008 al suo arrivo alla Casa Bianca e che raramente in questi anni ha implementato. Ha dimostrato che gli Usa non sanno solo usare la forza, ma anche negoziare. E ha affermato il valore della fiducia nella diplomazia multilaterale. Per questo, checché si pensi del risultato, siamo di fronte a uno straordinario esercizio di diplomazia, condiviso non solo con alleati storici, ma anche con un forte nemico del momento per gli Usa, come la Russia, e con un avversario prospettico come la Cina.

da ispionline.it