Tirana, violenze e scontro totale contro il governo
Diverse decine di manifestanti incappucciati hanno incendiato oggi alcuni cassonetti davanti al ministero dell’Istruzione albanese e lanciato sampietrini contro le forze dell’ordine a Tirana, all’inizio di una nuova manifestazione organizzata su iniziativa degli studenti, che chiedono le dimissioni del Primo ministro Edi Rama. Lo hanno constatato i giornalisti dell’Afp.
Il Paese balcanico, che conta 2,3 milioni di abitanti ed è governato dal 2013 dal socialista Edi Rama, è scosso da mesi di manifestazioni contro il governo che si sono trasformate dalla metà di ottobre in veri e propri scontri tra la polizia e i manifestanti nelle strade della capitale albanese. In un primo momento, diverse centinaia di manifestanti hanno protestato pacificamente davanti al ministero dell’Istruzione, punto di partenza delle manifestazioni che si svolgono ormai quasi quotidianamente, scandendo slogan come “Rama dimettiti!” e “Non c’è Albania senza i giovani!”.
Per il momento, la polizia si limita a rivolgere loro avvertimenti e a minacciare un intervento. Numerosi agenti antisommossa sono stati dispiegati nei pressi del ministero. Le proteste antigovernative sono iniziate a maggio contro la costruzione di un resort di lusso, progetto sostenuto dal genero di Donald Trump, Jared Kushner. La rabbia si è successivamente estesa su altri temi tra i quali la lotta alla corruzione. Il movimento studentesco, privo di una leadership riconosciuta, denuncia inoltre le carenze del sistema sanitario e la mancanza di prospettive per i giovani.
Nei primi giorni delle proteste violente, a metà ottobre, alcuni manifestanti hanno incendiato o danneggiato edifici pubblici, tra cui diverse sedi ministeriali e tribunali, oltre a numerosi esercizi commerciali. Ad oggi, circa 350 persone sono rimaste ferite, tra cui approssimativamente 200 agenti di polizia, un centinaio di manifestanti e una quarantina di passanti, ha osservato ieri il ministro dell’Interno albanese, Ervin Demo.
Il ministro ha inoltre denunciato la presenza alle manifestazioni di “minori strumentalizzati dagli organizzatori e collocati in prima linea negli attacchi e negli episodi di violenza”. Secondo Demo, dall’inizio delle proteste sono state fermate 269 persone di età inferiore ai 18 anni. Mercoledì il governo ha inasprito la propria posizione nei confronti dei manifestanti, introducendo multe fino a 5.500 euro per i partecipanti responsabili di atti di violenza.
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