Mentre a Washington Barack Obama è sempre piu’ in difficolta’ per l’attacco dell’11 settembre scorso al consolato di Bengasi, il Pentagono ha spostato un contingente di circa 500 marine dalla Spagna alla base di Sigonella in Sicilia. Il loro compito, ha spiegato il portavoce George Little, e’ intervenire rapidamente nel caso di nuovi attacchi al personale diplomatico e agli americani presenti in Libia ed eventualmente effettuare la loro evacuazione. L’unita’ e’ dotata degli aerei da trasporto V-22 Osprey. Si tratta di un ‘convertiplano’ (un bi-turboelica in grado di decollare come un elicottero e poi volare come un normale aereo). L’Osprey e’ in grado di trasportare fino a 24 soldati completamente equipaggiati alla velocita’ massima di 509 km/h. “Cosi’ saremmo pronti a rispondere (rapidamente) se necessario, se le condizioni (sul terreno in Libia) peggiorassero o se ci fosse richiesto”, ha spiegato Little. Nell’attacco al consolato di Bengasi persero la vita l’ambasciatore Chris Stevens ed altri tre americani. Negli Usa sono forti le polemiche, soprattutto dal fronte repubblicano, sul mancato intervento per salvare l’ambasciatore ed il suo staff (quella sera sembra che, tranne pochi operativi della Cia situati in un altro edificio a Bengasi, le truppe Usa piu’ vicine si trovassero nella base di Aviano in Friuli), oltre che sulla ricostruzione degli eventi. Responsabile dell’azione secondo la Cia fu il gruppo terrorista Ansar al-Sharia legato ad al Qaeda ma l’ambasciatrice all’Onu e fedelissima di Obama (si era alle ultime battute della campagna elettorale per le presidenziali), Susan Rice, racconto’ che Stevens era rimasto vittima della reazione spontanea della popolazione furiosa per un film islamofobo realizzato negli Usa. Negli ultimi giorni e’ emerso che l’allora portavoce del dipartimento di Stato, Victoria Nuland, aveva fatto pressione per modificare la prima versione del rapporto della Cia.
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