Si torna a parlare della Flotilla, due i motivi che hanno fatto tornare di stretta attualità il caso degli attivisti. Il primo arriva dalla Turchia, un tribunale ha inflitto su Netanyahu un verdetto molto pesante in merito ai comportamenti di Israele verso gli attivisti diretti a Gaza per portare aiuti umanitari. Mandato di arresto internazionale per il primo ministro israeliano in relazione al sequestro della flottiglia umanitaria Sumud. Lo riporta RBC-Ucraina, citando media turchi. Il tribunale penale di Istanbul ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e altri soggetti coinvolti nel caso. Tra le accuse figurano: crimini contro l’umanità; genocidio; privazione illegale della libertà; abuso; inflizione intenzionale di lesioni personali; rapina e dirottamento di veicoli.
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Ma c’è anche altro. Alcuni attivisti della Flotilla hanno infatti deciso di dare un ulteriore segnale e si sono recati a Teheran in occasione dei funerali di Khamenei al grido “li aiuteremo a mantenere questa rivoluzione”. La notizia non è passata inosservata, anche se c’è chi minimizza “erano solo in tre”. “Il Sud globale, unito – sostengono gli attivisti andati in Iran – metterà fine all’imperialismo americano. Siamo qui per dire al popolo iraniano che siamo con voi. Diteci di cosa avete bisogno”. La Global Sumud Flotilla, interpellata dal Corriere, precisa che i tre non formavano una delegazione ufficiale: “Eventuali partecipanti o organizzatori vi hanno preso parte a titolo personale“.

