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Australia, l'anti migranti Scott Morrison nuovo premier

AUSTRALIA: SCOTT MORRISON PREMIER, IDEO' LINEA DURA ANTI MIGRANTI 'NO WAY'

Scott Morrison, l'ex ministro dell'Immigrazione che lanciò la campagna anti sbarchi "no way" citata da Matteo Salvini, ha giurato come nuovo primo ministro australiano. E' stato lui ad emergere vincitore dallo scontro di potere interno al partito Liberale al governo, che ha portato alla caduta del primo ministro uscente Malcolm Turnbull. Morrison ha promesso di dare agli australiani "unità e stabilità", oltre a interventi immediati contro la siccità, ma non è escluso che sia costretto ad andare presto ad elezioni anticipate. La caduta di Turnbull, un ricco banchiere che rappresentava l'ala più moderata del partito, è l'ultimo episodio di una serie di lotte intestine nei due principali partiti del paese -Liberale e Laburista- che hanno portato l'Australia ad avere sette diversi primi ministri negli ultimi undici anni. Lo stesso Turnbull era salito al potere rovesciando il suo compagno di partito Tony Abbott. Turnbull si era attirato gli strali dell'ala più conservatrice del partito per il suo sostegno al matrimonio fra persone dello stesso sesso e a politiche contro il cambiamento climatico. I cattivi risultati di una recente elezioni suppletiva e il calo nei sondaggi del partito Liberale hanno favorito la rivolta interna, che è avvenuta in due tappe. Martedì era stato il ministro dell'Interno Peter Dutton a sfidare la sua leadership, ma aveva ottenuto solo 35 voti contro i 48 del premier.

Le dimissioni ieri di 13 ministri hanno precipitato gli eventi. Turnbull si è presentato oggi dimissionario, mentre tre ministri si candidavano a succedergli. Al primo round di voto è stata eliminata la ministra degli Esteri Julie Bishop, poi il ministro del Tesoro Morrison ha prevalso su Dutton con 45 voti contro 40. Morrison è uscito vincitore, ma l'andamento del voto interno mostra un partito ancora diviso. Turnbull è stato poi durissimo, dichiarando che gli australiani non potranno che essere "inorriditi" dalla "slealtà" e la "deliberata azione distruttiva" dei suoi compagni di partito."Siamo la maggiore società multiculturale di successo nel mondo, una cosa che ho sempre difeso come una delle nostre principali risorse. Non dobbiamo permettere che politiche di razza o divisione mettano gli australiani gli uni contro gli altri", ha affermato nella sua ultima conferenza stampa da primo ministro. Con un chiaro riferimento alla Tv e i giornali di Rupert Murdoch, Turnbull si è anche scagliato contro le "potenti voci nei media" che hanno fatto campagna contro la sua leadership. 

Ma soprattutto Turnbull ha dichiarato che intende dimettersi "fra non molto" dal suo seggio di deputato. Saranno dunque necessarie elezioni suppletive nelle quali il partito Liberale rischia di perdere la sua risicata maggioranza parlamentare di un seggio. Uno scenario che potrebbe portare ad elezioni anticipate prima della scadenza della prossima primavera. Morrison, 50 anni, è stato l'architetto della linea dura anti migranti del governo australiano. Molto religioso, è membro attivo della Chiesa Pentecostale di Sydney e ha votato no al referendum sui matrimoni gay. Rappresenta l'ala più conservatrice del partito Liberale, ma è considerato più moderato di Dutton. Ora dovrà cercare di far risalire il partito nei sondaggi in vista delle prossime elezioni. Ma il partito, nota il quotidiano britannico Guardian, dovrà far fronte anche a problemi di cassa: alle ultime elezioni Turnbull aveva messo a disposizione le sue notevoli risorse economiche, versando alla campagna 1,75 milioni di dollari. 

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