La Francia ha condannato come “inaccettabile” il “ricorso alla forza” con cui i ribelli del Fronte Seleka hanno spodestato il presidente Franºois Bozize’, costretto a fuggire in Camerun, e preso il potere nella Repubblica Centrafricana, suo ex possedimento coloniale. In un comunicato, il ministero degli Esteri francese lancia ai ribelli un “appello affinche’ si astengano da qualsiasi violenza nei confronti della popolazione civile e delle comunita’ di espatriati”. Nondimeno, il titolare del dicastero Laurent Fabius ha assicurato che “dal nostro punto di vista la situazione e’ sotto controllo per quanto riguarda i connazionali”, nel complesso circa 1.200 persone, e dunque “non c’e’ alcun bisogno di evacuarli” dal Paese.
“Per il momento a Bangui non c’e’ alcuna autorita’ legittima”, ha osservato Fabius, intervistato dall’emittente radiofonica ‘Europe 1′: ma non spetta a Parigi, a sottolineato, intervenire negli affari interni centrafricani. Cio’ significa tra l’altro che non saranno inviate truppe, come a gennaio nel Mali, oltre ai 250 soldati che vi sono di stanza normalmente, e ai circa trecento supplementari aviotrasportati gia’ sabato, quando le milizie del Seleka penetrarono nella periferia nord della capitale, per proteggerne l’aeroporto internazionale e garantirne la sicurezza.
Nella nota ministeriale si sollecita infine, come punto di riferimento “per una transizione politica”, il “rispetto dei principi” contenuti nell’accordo raggiunto tra i contendenti due mesi fa a Libreville, nel Gabon, “sotto gli auspici della Comunita’ Economica degli Stati dell’Africa Centrale e con il sostegno dell’Unione Africana”. Non sono mancate neppure le critiche allo stesso Bozize’, che Fabius ha accusato di “essersi impegnato a realizzare cose che poi non ha fato”: tra esse, l’inquadramento dei miliziani del Seleka nelle Forze Armate governative, come denunciato dallo stesso leader insurrezionale Michel Djotodia, auto-proclamatosi nuovo presidente.
