Blitz della polizia di Stato, venerdì mattina, contro un network terroristico internazionale di matrice islamica affiliato ad Al Qaeda. Dalle conversazioni intercettate tra i componenti della cellula è infatti emersa la presenza in Italia di un kamikaze e l’ ipotesi che, fin dal marzo 2010, si progettasse un attentato in Vaticano. Lo hanno riferito gli inquirenti nel corso di una conferenza stampa in procura a Cagliari: «Non c’è la prova, ma c’è il forte sospetto», ha spiegato Mario Carta della digos di Sassari, città dalla quale è partita l’indagine.
L’indagine della Procura distrettuale del capoluogo sardo, coordinata dal Servizio operativo antiterrorismo, ha coinvolto le Digos di 8 province. Sono 20 le persone colpite da ordinanze di custodia, con solo 9 eseguite, mentre gli altri sono ricercati. Dei nove arrestati, tre sono stati bloccati a Olbia, due a Civitanova Marche e gli altri a Bergamo, Roma, Sora e Foggia.
Secondo quanto ha spiegato la polizia l’operazione è stata condotta contro «appartenenti ad un’organizzazione dedita ad attività criminali transnazionali che si ispirava ad Al Qaeda e alle altre formazioni di matrice radicale». E la polizia ha confermato che, sempre dalle intercettazioni, sono emersi contatti diretti tra le famiglie degli affiliati e Osama Bin Laden, il leader saudita di Al Qaeda ucciso ad Abbottabad nel 2011 in un blitz dei Navy Seal.
Per il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, l’operazione dimostra «che il nostro sistema funziona» e «che il nostro è un grande Paese capace di assestare questi colpi». «Congratulazioni al nostro antiterrorismo, alla polizia e ai magistrati per la straordinaria operazione – ha aggiunto Alfano nel corso della trasmissione Agorà su Rai Tre – con cui è stata smantellata una rete di trafficanti di uomini e di persone accusate di terrorismo: significa che il nostro sistema funziona». Alfano ha poi ricordato che, finora in Italia, «sono state espulse 33 persone accusate di radicalizzazione e di inneggiare alla Jihad».
La base operativa della presunta cellula terrorista è in Sardegna. L’organizzazione scoperta dagli uomini dell’antiterrorismo della Polizia organizzava attentati contro il governo del Pakistan. Il gruppo provvedeva ad alimentare la rete criminale anche attraverso l’introduzione illegale sul territorio nazionale di cittadini pachistani o afghani, che in certi casi venivano destinati verso alcuni Paesi del Nord Europa. In alcuni casi l’organizzazione faceva ricorso a contratti di lavoro con imprenditori compiacenti in modo da poter ottenere i visti di ingresso. In altri casi percorreva la via dell’asilo politico facendo passare i migranti, attraverso documenti e attestazioni falsi, per vittime di persecuzioni etniche o religiose. L’organizzazione forniva supporto logistico e finanziario ai migranti irregolari assicurando loro patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim, contatti personali.
Tra i fermati ci sarebbero anche «gli autori di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan», compresa la strage del mercato di Peshawar, Meena Bazar, avvenuta nell’ottobre del 2009 in cui vennero uccise più di cento persone. Ma non solo. Secondo una nota diffusa dalla polizia, in manette sono finiti anche due membri dell’organizzazione che hanno fatto parte della rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano lo sceicco Osama Bin Laden.

