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Esteri
Catalogna, Puigdemont fermato dalla polizia tedesca

Gli incidenti durante le proteste questa sera e questa notte a Barcellona contro il fermo di Carles Puigfemont in Germania hanno fatto 87 feriti leggeri secondo il Sistema di emergenze mediche catalano (Sem). Migliaia di persone sono scese in piazza a Barcellona e nelle altre citta' della Catalogna. La polizia ha caricato davanti alla delegazione del governo spagnolo a Barcellona i manifestanti, che hanno incendiato cassonetti. Quattro persone sono state arrestate. Se l'obiettivo era far tornare sotto i riflettori la causa dell'indipendentismo catalano - e la sua persona - Carles Puigdemont puo' ben dire di esserci riuscito.

Appena due giorni dopo il nuovo mandato di arresto europeo emesso nei suoi confronti da Madrid, il leader separatista e' stato fermato in Germania mentre cercava di rientrare in Belgio, Paese scelto come rifugio quattro mesi fa. E ora rischia concretamente di ritrovarsi nel giro di pochi mesi in una cella spagnola. La notizia del fermo ha avuto il primo effetto di infiammare la Catalogna.

Migliaia di indipendentisti sono scesi in piazza a Barcellona e a Girona. Nella capitale catalana ci sono stati anche scontri con la polizia. Gli agenti hanno sparato colpi a salve, caricato e colpito con i manganelli i manifestanti che lanciavano oggetti e cercavano di irrompere negli uffici del rappresentante di Madrid. I manifestanti hanno poi bloccato il traffico in quattro diverse autostrade. Alla fine, il bilancio e' di 17 feriti e tre arresti. Forse non e' un caso che la Spagna abbia atteso che Puigdemont uscisse dal Belgio per emettere un nuovo mandato d'arresto, dopo un primo tentativo abortito a dicembre scorso.

Per il leader catalano il problema e' che rispetto al sistema giudiziario belga, tra le cui pieghe i suoi legali hanno avuto buon gioco a destreggiarsi, quello tedesco riconosce in toto i reati contestati da Madrid: ribellione e malversazione. E un trasferimento in Spagna appare molto piu' probabile, vista anche l'ottima collaborazione giudiziaria tra i due Paesi. Gli avvocati tuttavia promettono battaglia e trapela l'idea di chiedere asilo politico a Berlino. Anche questa pero', secondo le prime dichiarazioni delle autorita' tedesche, sembra una strada in salita.

L'ex presidente catalano era di rientro da un viaggio in Finlandia per "internazionalizzare la crisi" catalana quando la polizia tedesca lo ha bloccato appena superata la frontiera dalla Danimarca. Trasferito in carcere, Puigdemont apparira' domani davanti al giudice che dovra' decidere se lasciarlo o meno in cella durante il procedimento giudiziario. I tempi per una decisione sull'estradizione sono di due mesi al massimo, prorogabili a tre in casi eccezionali. Una finestra che Puigdemont potrebbe sfruttare di nuovo per tenere alta l'attenzione su di se' e sulla causa catalana, come nel primo periodo belga.

L'ex presidente era riparato a Bruxelles e poi nelle Fiandre insieme a quattro suoi ex ministri a ottobre scorso, dopo avere proclamato l'indipendenza della Catalogna, violando la Costituzione spagnola. Da allora non sembra esserci pace per la regione autonoma, che ha affrontato nuove elezioni e una travagliata fase per la formazione di un governo, ancora in pieno caos. L'ultimo colpo in ordine di tempo l'arresto, venerdi' scorso, del candidato presidente Jordi Turull, incriminato insieme a quattro altri leader indipendentisti per 'ribellione'.

Lo stesso capo d'accusa che pende su Puigdemont, per il quale rischiano tutti fino a 30 anni di carcere. "Arrestare per motivi politici un rappresentante del popolo, come accaduto oggi con l'ex presidente catalano Puigdemont, e' inaccettabile. I problemi si risolvono con il dialogo e il rispetto della volonta' dei cittadini, non con le manette", ha commentato dall'Italia il segretario della Lega Matteo Salvini.

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