Quella che si presenta oggi alla riunione straordinaria dei ministri dell’Interno convocata per discutere la crisi migratoria di Ceuta è un’Europa divisa. Da una parte, 22 governi chiedono un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione e contestano le politiche spagnole di regolarizzazione dei migranti; dall’altra, Madrid denuncia la scarsa solidarietà mostrata da alcuni partner europei. La lettera promossa da Italia e Danimarca non è stata firmata da quattro membri dell’Unione europea: Francia, Irlanda, Portogallo e Lussemburgo. Naturalmente non figura tra i firmatari neppure la Spagna, direttamente chiamata in causa dal documento. Secondo Politico, almeno uno dei governi rimasti fuori avrebbe ritenuto che il testo non esprimesse sufficiente solidarietà nei confronti di Madrid.
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Il documento, indirizzato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e al premier irlandese Micheál Martin, chiede una risposta coordinata dopo l’ingresso di decine di migliaia di persone nell’enclave spagnola sulla costa settentrionale dell’Africa. I 22 leader sostengono che quanto accaduto a Ceuta dimostri la necessità di rafforzare il controllo delle frontiere esterne, aumentare il sostegno di Frontex e intensificare la cooperazione con il Marocco. La lettera invita inoltre l’Unione a contrastare le politiche nazionali che possano funzionare come fattori di attrazione e produrre conseguenze anche negli altri Paesi europei.
Il riferimento è alla regolarizzazione avviata dal governo di Pedro Sanchez per centinaia di migliaia di stranieri già presenti nel Paese. I firmatari ritengono che provvedimenti di questo tipo non possano essere considerati una questione esclusivamente interna, perché una volta ottenuto un titolo di soggiorno in uno Stato dell’area Schengen i migranti possono successivamente spostarsi nel resto dell’Europa. Madrid respinge tuttavia il collegamento tra la regolarizzazione e la crisi di Ceuta. Il governo spagnolo sottolinea che la procedura riguarda persone che vivevano già in Spagna prima dell’inizio del 2026 e sostiene che l’afflusso sia stato alimentato da informazioni false diffuse sui social media e dalle reti dei trafficanti. Sanchez ha accusato alcuni governi europei di avere reagito in maniera sproporzionata, concentrandosi sulle politiche spagnole anziché offrire sostegno a un Paese sottoposto a una pressione eccezionale lungo una frontiera esterna dell’Unione.
La Francia ha escluso la possibilità di mettere in discussione la permanenza della Spagna nell’area Schengen, mentre l’Irlanda, pur non avendo sottoscritto la lettera, ha convocato la riunione straordinaria richiesta dai 22. Anche le dimensioni dell’afflusso restano oggetto di valutazioni differenti. Le autorità spagnole hanno parlato di circa 50.000 persone entrate a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, mentre il presidente della città autonoma, Juan Jesus Vivas, ha indicato una cifra che potrebbe arrivare a 60.000. Gran parte dei migranti sarebbe successivamente rientrata in Marocco o sarebbe stata respinta dalle autorità. La Commissione europea ha proposto di rafforzare i sistemi di allerta alle frontiere e di aumentare l’assistenza tecnica e finanziaria al Marocco. La riunione di oggi dovrà quindi cercare un punto di equilibrio tra le richieste di maggiore controllo avanzate dai 22 firmatari e la necessità di evitare che la crisi di Ceuta si trasformi in uno scontro politico aperto tra la Spagna e i paesi più critici nei confronti di Madrid dell’Unione

