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Chi è Bin Salman, il principe saudita che ha deciso di unirsi ai raid americani contro Teheran

Il principe saudita ha autorizzato raid con gli Usa contro milizie filo-iraniane in Iraq. Biografia e strategia di Riad

Chi è Bin Salman, il principe saudita che ha deciso di unirsi ai raid americani contro Teheran
Riad, il principe ereditario Mohammed bin Salman accoglie il presidente Donald Trump

Mohammed bin Salman è il principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, oltre che il governante di fatto del regno. Riad ha partecipato con gli Stati Uniti a raid contro milizie filo-iraniane in Iraq, accusate di aver colpito le infrastrutture petrolifere saudite.

Chi è Mohammed bin Salman

Mohammed bin Salman, conosciuto anche con le iniziali MBS, è figlio del re Salman bin Abdulaziz. È entrato rapidamente ai vertici della monarchia dopo l’ascesa al trono del padre, avvenuta nel 2015. Nello stesso anno è stato nominato ministro della Difesa. Nel giugno 2017 ha sostituito il cugino Mohammed bin Nayef come principe ereditario. Dal settembre 2022 ricopre anche la carica di primo ministro, formalizzando un potere che esercitava già sulle principali decisioni del Paese.

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La salute e l’età avanzata di re Salman hanno lasciato al figlio la gestione quotidiana del regno. Bin Salman controlla la politica estera, la difesa, le strategie energetiche e il fondo sovrano Public Investment Fund. Ha legato la propria immagine a Vision 2030, il piano con cui l’Arabia Saudita punta a ridurre la dipendenza dal petrolio attraverso turismo, infrastrutture, sport, tecnologia e grandi progetti urbani.

Perché l’Arabia Saudita ha partecipato ai raid

Le forze saudite hanno condotto il 29 luglio 2026 attacchi coordinati con il Comando centrale americano contro obiettivi situati in Iraq. I bersagli appartenevano, secondo Riad, a milizie coinvolte negli attacchi contro gli impianti petroliferi del regno. L’agenzia ufficiale Saudi Press Agency ha riferito che l’operazione è stata autorizzata in base al diritto di legittima difesa previsto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Il ministero della Difesa saudita ha parlato di “attacchi di precisione” contro obiettivi specifici. Le fonti internazionali hanno riferito di almeno 20 morti tra i membri delle Forze di mobilitazione popolare irachene. Il governo di Baghdad ha condannato l’azione, considerandola una violazione della propria sovranità. I raid non risultano diretti contro la città di Teheran o contro obiettivi situati in territorio iraniano. Hanno colpito gruppi iracheni legati alla Repubblica islamica nel conflitto regionale che oppone Iran e Stati Uniti.

Mohammed bin Salman e il cambio di linea dell’Arabia Saudita

Riad aveva mantenuto una posizione prudente nei primi mesi della guerra. L’obiettivo era evitare attacchi contro città, impianti petroliferi e rotte commerciali saudite, mantenendo aperti i canali diplomatici con l’Iran. L’Arabia Saudita e Teheran avevano ristabilito le relazioni diplomatiche nel 2023, con la mediazione della Cina. Il riavvicinamento aveva ridotto le tensioni senza eliminare la rivalità tra le due potenze, impegnate da anni a sostenere schieramenti contrapposti in Yemen, Iraq, Siria e Libano. La partecipazione ai bombardamenti segna la prima azione offensiva saudita riconosciuta pubblicamente in questa fase del conflitto. Il precedente potrebbe consentire a Riad di colpire nuovamente fuori dai propri confini gruppi ritenuti responsabili di attacchi contro il regno.

Il rapporto tra Bin Salman e Donald Trump

Bin Salman mantiene un rapporto stretto con Donald Trump, basato su cooperazione militare, forniture di armi, investimenti e interessi energetici. Durante la visita del principe a Washington nel 2025, l’Arabia Saudita aveva annunciato l’aumento degli investimenti negli Stati Uniti fino a quasi mille miliardi di dollari.

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L’intesa non elimina le divergenze. Riad vuole impedire all’Iran di consolidare il proprio programma nucleare, ma teme che una guerra prolungata possa colpire la produzione petrolifera e rallentare i progetti economici di Vision 2030. L’intervento in Iraq consente a Bin Salman di rafforzare l’alleanza con Washington e di rispondere agli attacchi contro il territorio saudita. Espone però il regno a possibili rappresaglie delle milizie filo-iraniane e complica i rapporti con Baghdad, che ospita quei gruppi all’interno delle proprie strutture di sicurezza.

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