Punti chiave
- I Pasdaran avvertono: dura risposta contro i Paesi che aiutano gli Usa ad attaccarci
- Il ministro della Difesa saudita ha incontrato Trump
- Usa, lanciati raid in Iran in risposta ai loro tentati attacchi contro le nostre forze
- Presentato a Trump un piano in due settimane per intensificare gli attacchi all'Iran
Le guardie della rivoluzione islamica iraniane hanno promesso una “dura risposta” contro gli Stati ritenuti responsabili di avere assistito gli Usa negli attacchi contro l’Iran. “I Paesi che si rendono responsabili di aver aiutato l’aggressore riceveranno una dura risposta se non correggeranno il loro comportamento”, si legge in una dichiarazione dei pasdaran, riporta dall’agenzia Fars. “Ieri sera, due petroliere, istigate da droni americani, hanno tentato di uscire dalla pericolosa rotta meridionale dello Stretto di Hormuz, ma dopo che un grave incendio è divampato in una di esse, entrambe le navi sono tornate rapidamente indietro”, aggiunge il comunicato, senza aggiungere altri dettagli.
Il presidente americano Donald Trump ha incontrato mercoledì il ministro della Difesa saudita, che gli ha consegnato un messaggio del principe alla corona Mohammed bin Salman sulla guerra in Iran e l’escalation nella regione. Lo riporta Axios, citando alcune fonti Usa.
Gli Stati Uniti hanno iniziato gli attacchi contro l’Iran alle 2 del mattino ora italiana. I raid sono una “potente risposta ai tentati attacchi iraniani contro le basi americane in Medio Oriente”. Lo afferma lo Us Centcom.
L’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale (Centcom) americano, ha presentato al presidente Donald Trump la settimana scorsa un piano per 10-14 giorni di intensi attacchi all’Iran per ridurre le sue capacità missilistiche. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Trump può scegliere fra raid mirati o la campagna porposta da Cooper per rispodenre all’attacco iraniano contro target americani in Giordania. ‘ipotesi di una nuova campagna aerea non piace al Congresso americano, che teme che gli Stati Uniti possano essere trascinati ancora di più nel conflitto. L’idea di Cooper è di andare al di là dei raid di rappresaglia che finora hanno avuto scarso effetto nello Stretto di Hormuz, e passare a una drastica escalation del conflitto. Cooper ha spiegato che un’azione militare efficace ha bisogno di attacchi aerei intensi in grado di neutralizzare in modo significativo la minaccia missilistica iraniana e provare a bloccare lo stallo. Con questo approccio incisivo e su larga scala, gli Stati Uniti avrebbero meno bisogno di munizioni difensive.

