Chi è Raphaël Glucksmann, il volto della sinistra europeista che corre all’Eliseo
L’eurodeputato francese Raphaël Glucksmann dovrebbe ufficializzare, in giornata, la sua candidatura alle presidenziali francesi, con l’obiettivo di rappresentare una linea socialdemocratica e filoeuropea in una corsa finora dominata nei sondaggi dall’estrema destra. A meno di otto mesi dal primo turno, il 46enne, noto per le sue posizioni ferme nei confronti della Russia di Vladimir Putin, sarà ospite del telegiornale delle 20 su TF1, dove potrebbe chiarire le sue intenzioni dopo i tre mesi che si era concesso a maggio per “attraversare il paese”, “proporre (un) nuovo contratto patriottico” e “riunire la sua famiglia politica”. Un annuncio ufficiale avrebbe anche conseguenze immediate sul piano personale: la sua compagna, la giornalista franco-libanese Léa Salamé, dovrebbe infatti lasciare la conduzione del telegiornale di France 2.
Forte del 13,8% ottenuto alle ultime elezioni europee alla guida della lista comune con il Partito Socialista, Glucksmann si è progressivamente imposto come figura centrale della sinistra moderata. “Sono responsabile della speranza che ho suscitato”, aveva dichiarato alla fine di maggio. Accreditato dai sondaggi del 10-11% delle intenzioni di voto, appare oggi il candidato più competitivo nell’area socialdemocratica, pur restando dietro al leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, attestato intorno al 15% e atteso anch’egli a un intervento domenica. Per partecipare al primo turno del 18 aprile, l’eurodeputato dovrebbe comunque passare attraverso una primaria socialista. Sostenitore di una linea filoeuropea e promotore della “battaglia del patriottismo francese”, è accusato da parte della sinistra di essersi spostato verso il centro, accusa che respinge.
Nel frattempo si amplia il numero dei candidati dichiarati o potenziali alla successione di Emmanuel Macron, impossibilitato a ricandidarsi dopo dieci anni all’Eliseo. In testa ai sondaggi resta la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, che ha ufficializzato la sua candidatura a inizio luglio dopo la condanna in appello per appropriazione indebita di fondi europei; la riduzione della pena di ineleggibilità le consente di correre alle presidenziali. L’area centrista è rappresentata dagli ex primi ministri Édouard Philippe e Gabriel Attal, mentre la destra tradizionale ha designato come candidato l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau. A sinistra, oltre a Mélenchon, resta sullo sfondo anche l’ex presidente socialista François Hollande (2012-2017), che non ha annunciato una candidatura ma viene considerato un possibile punto di riferimento nel caso in cui Glucksmann non riuscisse a consolidare il proprio consenso nei sondaggi.
Chi è Raphaël Glucksmann
Nato il 15 ottobre 1979 a Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi, è figlio del filosofo André Glucksmann – una delle figure di punta dei “nouveaux philosophes” francesi, morto nel 2015 – e di Françoise Villette; ha studiato al liceo Henri-IV. Una recente ricostruzione documentaristica ha riportato alla luce anche la storia del nonno paterno, Rubin Glucksmann, coinvolto secondo le ricerche in attività per conto dell’Unione Sovietica tra gli anni Trenta e Quaranta, morto durante la deportazione in Canada quando la nave su cui viaggiava fu silurata da un sottomarino tedesco.
Dopo la laurea fa le prime esperienze giornalistiche in Algeria, per poi dedicarsi al documentario: nel 2004 co-dirige un film sul genocidio dei tutsi in Ruanda e uno sulla Rivoluzione arancione ucraina; nel 2008 pubblica con il padre un libro sul Maggio ’68. Sempre nel 2008 si trasferisce in Georgia, dove diventa consigliere del presidente Mikheil Saakashvili fino al 2012. In quegli anni sposa la politica georgiano-ucraina Eka Zguladze, da cui ha un figlio prima di divorziare. Rientrato in Francia, dirige per breve tempo Le Nouveau Magazine Littéraire, salvo dimettersi per un contrasto sulla linea editoriale ritenuta troppo favorevole a Macron.
Nel 2018 fonda il movimento Place Publique, di orientamento socialdemocratico, che nel 2024 guida insieme al Partito Socialista alla lista “Réveiller l’Europe” per le europee, ottenendo il 13,8% e diventando la terza forza nazionale dopo le liste di Bardella e Hayer. Da lì la sua ascesa come punto di riferimento della sinistra moderata e pro-europea, con posizioni nettamente critiche verso la Russia di Putin – che gli sono valse, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, di diventare bersaglio di campagne di disinformazione russa.

