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Cina, non solo Usa e Ucraina: le tensioni con Taiwan il principale rischio geopolitico per Pechino nel 2026. Lo scenario

L’aumento delle tensioni nello Stretto di Taiwan rimane la principale preoccupazione per la diplomazia cinese quest’anno, alimentata dalle dichiarazioni del Giappone sul dossier e dalle incertezze legate alle elezioni di medio termine statunitensi

Cina, non solo Usa e Ucraina: le tensioni con Taiwan il principale rischio geopolitico per Pechino nel 2026. Lo scenario
Xi Jinping

Cina, le tensioni con Taiwan il principale rischio geopolitico per Pechino nel 2026

L’aumento delle tensioni nello Stretto di Taiwan rimane la principale preoccupazione per la diplomazia cinese quest’anno, alimentata dalle dichiarazioni del Giappone sul dossier e dalle incertezze legate alle elezioni di medio termine statunitensi. Lo racconta il rapporto annuale sui rischi esterni per la sicurezza della Cina stilato dal Centro per la sicurezza e la strategia internazionale (Ciss), affiliato all’università Tsinghua di Pechino. In base a sondaggi e interviste condotte con decine di esperti, il Ciss pone un’escalation con Taiwan – rivendicata dal Partito comunista – in cima alle preoccupazioni del governo cinese nel 2026, seguita da un potenziale scontro con il Giappone della premier Sanae Takaichi e da un disaccoppiamento tecnologico e delle catene di approvvigionamento guidato dagli Stati Uniti.

Al quarto posto figurano le ricorrenti dispute territoriali con i Paesi della regione nel Mar Cinese Meridionale, al quinto l’instabilità finanziaria globale e al sesto le ripercussioni della guerra tra Russia e Ucraina. A seguire, il Centro per la sicurezza e la strategia internazionale colloca le tensioni commerciali tra Cina e Unione europea, seguite da potenziali attacchi informatici basati sull’intelligenza artificiale e dalle minacce terroristiche ai progetti lungo la Nuova via della seta (Belt and road initiative, Bri). Concludono la classifica i test missilistici della Corea del Nord. Il tutto accompagnato dalla “crescente imprevedibilità della politica interna statunitense”, che potrebbe accrescere “le pressioni strutturali esistenti tra Pechino e Washington”, secondo il think tank cinese.

“La situazione nello Stretto di Taiwan rappresenta il rischio principale per la sicurezza della Cina” soprattutto per molteplici “finestre ad alto rischio”, tra cui la vendita di armi statunitensi a Taipei, la postura più rigida del Giappone sulla questione (a novembre Takaichi non escludeva l’intervento militare in risposta a un potenziale attacco cinese contro Taiwan) e l’amministrazione del presidente taiwanese Lai Ching-te, considerato un “ostinato promotore dell’indipendenza”. Rischi ad alta probabilità, come tensioni prolungate nello Stretto, una situazione di stallo nel Mar Cinese Meridionale o un disaccoppiamento tecnologico, potrebbero coincidere con “eventi a bassa probabilità e ad alto impatto, come il test nucleare della Corea del Nord, il cambio di regime in Iran, la morte inaspettata di leader di grandi potenze” o uno scoppio parziale della bolla dell’intelligenza artificiale, si legge nel rapporto.