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Esteri
Comprendere la Russia. E Putin

Di George Friedman*

Putin è stato rieletto presidente della Russia. Non è il genere di Russia e neppure il genere di presidente che i democratici di sinistra occidentali si aspettavano quando l’Unione Sovietica è crollata nel 1991. Essi volevano e si aspettavano che i valori e le istituzioni della penisola europea divenissero le istituzioni e i valori russi, e si aspettavano che la Russia si allineasse sull’Occidente.

Retrospettivamente, non è chiaro perché ci si aspettasse tutto questo. La Russia in molti sensi è fondamentalmente diversa dall’Occidente, ed è stata così per secoli. E non è che se ne sia scusata. A parte un piccolo gruppo di “occidentalizzanti” – intellettuali innamorati dell’Occidente – il pubblico russo ha abbracciato, o almeno accettato, la Russia per quello che è. Ciò è mostrato dal fatto che Putin è enormemente popolare, malgrado le difficoltà economiche della Russia. Le aspettative dei “democratici” occidentali sono state deluse dai riformisti zaristi, dai governanti sovietici e ora da Putin. Il problema è che i riformisti liberal vedono la Russia, ed altri Paesi, come nazioni desiderose di divenire come loro. È una forma di narcisismo occidentale che conduce ad un fraintendimento del mondo.

La Russia è fondamentalmente diversa, geograficamente, dal resto dell’Europa. Il resto dell’Europa è una regione marittima, con lunghi fiumi che conducono a porti e dove nessuno è lontano dal mare più di 650 chilometri. La Russia è essenzialmente priva di sbocchi sul mare. I porti dell’Oceano Artico sono frequentemente ghiacciati e i porti del Mar Nero e del Mar Baltico potrebbero avere il loro accesso agli oceani bloccato da nemici che controllano gli angusti stretti. Tutti questi porti sono distanti dalla maggior parte della Russia.

Tucidice distingueva Atene, una potenza marittima i cui abitanti vivevano nella ricchezza ed avevano tempo per l’arte e la filosofia, e Sparta, un territorio privo di sbocchi sul mare il cui popolo viveva una vita di stenti con poche possibilità di autoindulgenza ma era capace di sopravvivere in condizioni che avrebbero annientato gli ateniesi. Ambedue i popoli erano greci, ma erano molto diversi.

Lo stesso può dirsi della Russia e dell’Europa. In quanto potenza senza sbocchi sul mare, le occasioni della Russia per il commercio internazionale e un efficiente sviluppo interno sono limitate. Le vite dei suoi cittadini sono difficili, ed essi possono sopportare privazioni che atterrerebbero (ed hanno atterrato) altri Paesi europei. Un Paese vasto, con una popolazione dispersa, come la Russia, può essere tenuto insieme soltanto da un possente governo centrale che controlla un apparato di politica interna e di sicurezza che riesce a contenere le tendenze centrifughe caratteristiche di ogni Paese. Richiede un regime che non soltanto ha la massima autorità sull’intera nazione ma anche l’apparenza dell’autorità – una forza irresistibile che non può essere sfidata.

Ci sono stati momenti di grande turbamento politico in Russia, ovviamente, fra gli altri la Rivoluzione Russa e la caduta dell’Unione Sovietica. Ma l’Occidente ha continuamente confuso il crollo delle istituzioni come una liberalizzazione ed ha mancato di riconoscere la cosa come nello stesso tempo disastrosa per la Russia e aliena dalla cultura russa. L’Occidente è stato sempre sorpreso quando la Russia è ritornata ad essere ciò che è sempre stata, accusando Stalin o Putin di avere ristabilito le istituzioni che stabilizzano la Russia, e considerando questa come una sfortuna dovuta alla malvagità di un uomo. Malvagi essi possono pure essere stati, ma essi hanno capito il problema russo meglio di quelli che pensavano che la Russia potesse divenire come l’Italia o la Francia.

La Russia ha inoltre fatto l’esperienza di guerre terribili che hanno insegnato ai russi che la guerra è sempre possibile e che la più grande difesa è stata una profondità strategica. Gli svedesi, i francesi e (due volte) i tedeschi hanno insegnato loro questa lezione. Gli occidentali sentono che la Russia dovrebbe andare oltre la sua storia antica. Ma molta parte del fondamento logico dietro l’Unione Europea è la memoria delle due guerre mondiali, e il desiderio che non si ripetano mai più. Negli Stati Uniti, la Guerra Civile è ancora il prisma attraverso il quale sono visti la maggior parte della loro storia e molti degli attuali dibattiti. Le guerre che sono state combattute non abbandonano le memorie delle nazioni, e le guerre che hanno combattuto i russi danno forma al modo di pensare di tutti i russi. Essi desiderano uno Stato e un leader abbastanza forti per prevenire un’altra di quelle guerre o, dovesse lo stesso verificarsi, abbastanza forti per condurre la Russia alla vittoria. Se gli europei temono il ritorno del nazionalismo, e gli americano temono il razzismo, i russi temono la debolezza.

Se Vladimir Putin fosse morto in un incidente d’auto nel 2000, sarebbe stato sostituito da un altro Putin con un nome diverso. Tenere insieme la Russia – prevenire delle insurrezioni e proteggere la patria – è il compito che deve affrontare qualunque governante russo di successo. Putin – attraverso le minacce ai nemici, sia interni sia internazionali – è ciò che né Gorbaciov né Yeltsin furono. Sta governando un Paese debole, devastato dai bassi prezzi del petrolio e dai sempre maggiori costi della difesa, una combinazione che provocò il collasso dell’Unione Sovietica. È perfettamente cosciente delle debolezze, e sa che riconoscerle e mostrarsi impaurito, come fece Gorbaciov, sono cose che possono provocare un disastro. È importante vedere la Russia per ciò che è: un Paese debole guidato da un governante che comprende che l’apparenza della debolezza è più pericoloso della stessa debolezza.

La storia russa è piena di bluff. Per esempio, le storie dei villaggi di Potemkin nei quali l’apparenza era impressionante, ma le cui strutture ricostruite erano soltanto le facciate degli immobili con niente dietro, per farle apparire come se la Russia fosse più sviluppata di quanto fosse. C’è molto, oggi, dietro la facciata, ma non tanto quanto Putin vorrebbe che noi pensassimo.

La Russia deve essere capita per com’è, non come l’Occidente vorrebbe che fosse. È importante che non ci illudiamo pensando che sia possibile la riconciliazione con la Russia, o che gli interessi degli altri Paesi siano gli stessi di quelli della Russia. Questa è un’altra illusione occidentale: la credenza che la comprensione dell’avversario conduca alla pace. A volte, conduce alla comprensione che un Paese è veramente e irrevocabilmente un avversario. Ma, per il momento, è necessario afferrare che Putin non ha condotto la Russia ad una posizione negativa, ma che la Russia è tornata alla sua situazione normale, e Putin ha presieduto a questo ritorno. Egli non ha creato la Russia, ha semplicemente fronteggiato la realtà russa senza tirarsi indietro.

*Traduzione di Gianni Pardo

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