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Esteri
Corea del Nord, da dove nasce il problema

Sempre che non si verifichino tremendi imprevisti, sempre che non intervengano i terzi, sempre che non divampi la Terza Guerra Mondiale, l’eventuale riuscita dell’operazione americana cambierebbe la prospettiva storica quale si è delineata dal 1945.
Con il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, il mondo ha saputo che esiste la bomba atomica. Lo spavento e l’orrore non si sono molto attenuati col tempo, ed ora per giunta la bomba all’idrogeno è così potente che  al suo confronto la bomba di Hiroshima è poco più di un petardo. Così tutti hanno compreso che è meglio non usare né l’una né l’altra perché, soprattutto se anche il nemico ne dispone, si corre il rischio di ricevere pan per focaccia. È la teoria della “Distruzione Vicendevole Assicurata” (Mad).
Inoltre, mentre un tempo si poteva sperare di avere bombardato per primi i siti nucleari dell’avversario, in modo che non potesse rispondere all’aggressione con una risposta atomica, dal momento in cui sono esistiti i sottomarini nucleari armati di missili atomici, non c’è alcun modo di evitare la risposta nucleare.
Rimane la possibilità di intercettare i missili in volo, ovviamente tanto più facilmente quanto più il bersaglio è grosso e viaggia a lungo. Ma anche ad essere sicuri di intercettare il novantanove per cento dei missili, uno solo basta a distruggere New York. Ecco perché si preferisce non correre nessuna alea. Ed hanno stretto accordi in tale senso anche nemici storici come l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti.
Ma il problema è che non tutti sono ragionevoli. Il sedicente califfo al-Baghdadi non sarebbe forse felice di sganciare una bomba atomica su Parigi o su Londra? Non soltanto quello “Stato” non dispone di nessuna città degna di essere distrutta per vendicare Parigi o Londra, ma ad un fanatico innamorato della morte come alBaghdadi la morte di un milione dei suoi concittadini non farebbe né caldo né freddo. Aumenterebbe soltanto la folla in paradiso.
Ecco perché il problema posto dalla Corea del Nord rappresenta una novità. Inutile dire che ci sono Paesi come Israele o il Pakistan che la bomba già ce l’hanno, e tuttavia nessuno si sogna di colpirli. Infatti i Paesi normali non passano il tempo a minacciare i vicini. Il Pakistan e l’India, ambedue potenze atomiche, si sono perfino mossi guerra, ma nessuno di loro ha mai minacciato l’altro con l’atomica.
Un conto è la pistola al fianco del carabiniere, o anche del gioielliere spaventato dai rapinatori, un altro è la pistola sotto la giacca del terrorista o del sicario. È la stessa Corea del Nord che si è resa “diversa”. Se si fosse “fatta la bomba” dimostrandosi pacifica sotto ogni aspetto, forse nessuno si sarebbe preoccupato. O si sarebbe preoccupato “moderatamente”, come avviene per l’Iran. Ma non si può contemporaneamente essere una potenza atomica ed essere minacciosi nei confronti di tutti. Perché le controparti si chiederanno se hanno da fare con dei pazzi pericolosi e che genere di rischio sono disposti a correre. Se sono grandi e forti come gli Stati Uniti, ed hanno alleati deboli e denuclearizzati come la Corea del Sud, possono anche decidere di agire prima che i pazzi pericolosi possano concretamente fare del male.
Ci si può anche chiedere come reagirà l’opinione pubblica internazionale e rispondere: con un festival internazionale dell’idiozia, naturalmente. La prima voce indignata sarà quella dei pacifisti. Dopo tutto che ha fatto, Kim Jong-un? Ha solo parlato. Non ha ammazzato neanche una zanzara. Come Hitler nel 1938, si potrebbe rispondere.. Solo che stavolta i pacifisti urterebbero contro l’istinto di sopravvivenza dei popoli. Nel momento in cui i governi si rendessero conto di dover difendere la vita dei propri cittadini, tirerebbero diritto a costo di proclamare lo Stato d’emergenza e la sospensione delle garanzie democratiche. La democrazia è una cosa bellissima, ma soltanto quando uno se la può permettere. Se andasse male, quegli stessi cittadini, pacifisti inclusi, non perdonerebbero mai ai loro governanti di non averli difesi in tempo. Sono passati 79 anni e l’Europa Occidentale non ha ancora smesso di pentirsi dello “spirito di Monaco”.
Ecco perché si parla di cambio della prospettiva. Dal 1945 la sottintesa convenzione internazionale è stata di cercare innanzi tutto di ridurre al minimo il numero di Paesi armati dell’atomica e, in ogni caso, di non usarla e nemmeno di minacciarne l’uso. Ora la Corea del Nord viola questa convenzione un giorno sì e l’altro pure, ed è questo che spinge le possibili vittime a correre ai ripari.
Se gli Stati Uniti interverranno nella penisola e se il mondo li lascerà fare, la convenzione potrebbe arricchirsi di un nuovo articolo: “Se uno Stato si appresta ad usare la bomba atomica, l’intervento delle grandi potenze per disarmarlo sarà giustificato. Anche a costo di una guerra preventiva”. E chi crede che le grandi potenze e gli staterelli abbiano gli stessi diritti non ha studiato storia.

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