Paraguay nel caos. L’istituto privato Ueno è andato in bancarotta e i conti dei sui 2,9 milioni di clienti sono stati bloccati. Durante l’amministrazione di Pena la banca ha ricevuto milioni di dollari in risorse da enti pubblici, compreso l’Istituto di Sicurezza Sociale che gestisce le pensioni della maggior parte dei lavoratori del paese.
Diverse migliaia di persone hanno manifestato nei pressi del Parlamento paraguaiano, ad Asunción, chiedendo la condanna del presidente Santiago Peña, il quale, nel corso della giornata, ha annunciato le proprie dimissioni a fronte di una crisi bancaria che ha colpito milioni di risparmiatori. Secondo una stima della polizia, almeno 5.000 persone – in gran parte giovani – si sono ritrovate in piazza: chi seduto a terra, chi brandendo cartelli o gridando slogan ostili al presidente, come: “Santi, feccia, vogliamo la tua testa!”. Contemporaneamente, in Parlamento, una nuova sessione straordinaria – la terza della giornata – ha avviato l’iter per il processo di destituzione di Peña. Il procedimento, condotto dal Senato, dovrebbe avere inizio oggi.
La procedura di impeachment contro il presidente del Paraguay, nel pieno dello scandalo della banca Ueno, andrà avanti anche se Santiago Pena ha annunciato le sue dimissioni. Dopo una sessione in cui è mancato io numero legale, è stato annunciato che vi sarà un nuovo dibattito per discutere della messa in stato di accusa di Pena. Dal canto suo, il Presidente ha assicurato che non si sottrarrà al giudizio e andrà in Senato. “Mi presenterò ed eserciterò il mio diritto alla difesa“, ha scritto su X. “Lo farò con argomenti e prove, con rispetto per la Costituzione e per le istituzioni della Repubblica. Anche se avranno già anticipato la loro decisione, eserciterò quel diritto. Non per una questione di orgoglio personale, ma perché rendere conto e dare spiegazioni è anche una responsabilità nei confronti del popolo paraguaiano”, ha sottolineato.
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