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Covid-19: Task Force internazionale per relazione con polveri sottili

Covid-19: Task Force internazionale per relazione con polveri sottili

Ed ora una Task Force, la Rescop, (Research Group on Covid-19 and Particulate matter), internazionale di ricercatori, dall'Europa agli Usa, dall'Asia all'Oceania e al Sud America, verificherà quale relazione può intercorrere tra il virus Sars-Cov-2 ed il particolato atmosferico, le note polveri sottili.

Ossia la presenza del Coronavirus, Sars-Cov-2, nel particolato atmosferico e se quest'ultimo puo' essre un veicolo del virus: è lo scopo della Rescop, la Task Force di ricercatori che hanno aderito alla proposta della Società Italiana di Medicina Ambientale, la Sima, autrice del Position Paper sul possibile legame tra virus ed inquinamento.

Si tratta di una squadra di scienziati che come Guardiani dell’Ambiente e della Salute, seguiranno le tracce del coronavirus sul particolato di città colpite dall'epidemia, fino ad eseguire possibili prove di vitalità e virulenza da svolgersi in laboratori di virologia di massima sicurezza, garantita dal centro di ricerca internazionale d’Ingegneria Genetica e Biotecnologia delle Nazioni Unite (ICGEB) di Trieste e dal Centro di Biologia Molecolare Severo Ochoa di Madrid.

Siamo soddisfatti perché con l'appello lanciato, dopo la pubblicazione del primo Position Paper sul possibile legame tra inquinamento e Covid-19 e l'annuncio del riscontro del genoma del nuovo coronavirus sul particolato atmosferico di Bergamo - osserva il Presidente di Sima Alessandro Miani, docente di Prevenzione Ambientale all’Università degli Studi di Milano - siamo riusciti a stimolare le istituzioni ambientali e sanitarie nazionali a interessarsi al fenomeno, ma soprattutto perché il nostro invito è stato accolto con entusiasmo da molti scienziati di ogni parte del mondo, disposti a verificare la nostra ipotesi di ricerca senza pregiudizi, in puro spirito di amore per la verità.

Un passaggio importante, dunque, per verificare la relazione che ci puo' essere tra diffusione del virus e presenza del particolato atmosferico.

Siamo di fronte a un esempio concreto di profonda comprensione di quella che è la mission etica della ricerca - aggiunge Miani - sempre al servizio del bene comune e della salute delle persone.

Alla Sima, è affidato il coordinamento e la facilitazione dei contatti tra i diversi Istituti, Laboratori e Università che aderiscono al gruppo di ricerca - aggiunge il vice -presidente di Sima, Prisco Piscitelli - che si caratterizza per l’interdisciplinarietà, e include clinici, epidemiologi, infettivologi, virologi, genetisti, chimici dell’ambiente, biochimici, tossicologi, ingegneri ambientali, modellisti e statistici.

Della Task Force internazionale fanno parte, tra gli altri, l’epidemiologo John Ioannidis, Direttore del Meta-Research Innovation Center della Stanford University in California e Frank Kelly, a capo del Centro di Ricerca sull'inquinamento atmosferico dell’Imperial College di Londra.

Significativa la formale adesione della Facoltà di Medicina dell’Università Complutense di Madrid, guidata dal Preside Javier Arias, che vede impegnati biologi molecolari come Elena Vara e Lisa Rancan, in stretta collaborazione con il Centro di Ricerca su Energia, Ambiente e Clima diretto da Begona Artinano.

Dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health partecipa Francesca Dominici, mentre per la Columbia University di New York aderiscono Darby Jack e Steven Chillrud, a cui si aggiungono Elena Colicino del Mount Sinai Hospital, sempre a New York, e M.Cristina Tirado von der Pahlen, direttrice dell’Istituto per l’Ambiente e Sostenibilità della UCLA di Los Angeles in California.

Dall’Università di Bruxelles partecipano Alessandro Parente, Cyril Gueydan e Anne Botteaux, dall’Università di Oxford Francesco Salustri e dall’Imperial College di Londra l’esperto di Sistemi Energetici, Antonio Marco Pantaleo. Dall’Istituto di Global Health di Barcellona aderisce Xavier Rodo, grande esperto di rilevazioni ambientali e, sempre dalla Catalogna, Josè L. Domingo dell’Università di Reus.Per la modellistica computazionale, dal Brasile Luiz Marcos e Igor Pereira dell’Università di Rio Grande Do Norte, insieme a Gian Luca Di Tanna dell’Australia's Global University di Sidney. Dal Giappone aderisce al gruppo Nguyen Tien Huy dell’Università di Nagasaki, mentre dall’Università di Dali - Yunnan in Cina partecipano Riccardo Pansini e Davide Fornacca, in rappresentanza anche dell’Università di Ginevra.

Numerosi i ricercatori italiani coinvolti, con l’obiettivo di sviluppare un protocollo analitico internazionale in base al quale poter confermare o escludere la presenza dell'Rna Sars-Cov-2 sul particolato in diverse città colpite da epidemie di Covd-19 e possibilmente avviare una valutazione specifica della vitalità e virulenza dei virus eventualmente riscontrati sulle polveri sottili. Ulteriore obiettivo è quello di individuare applicazioni in ambito preventivo, come l’uso dei test sul particolato quale indicatore precoce di future recidive epidemiche, oltre ad approfondire i modelli di diffusione del virus in relazione ai parametri meteo climatici e d’inquinamento, sottolineano Leonardo Setti dell’Università Alma Mater di Bologna e Gianluigi De Gennaro dell’Università di Bari Aldo Moro.

Oltre a Setti, l’Alma Mater è rappresentata da Fabrizio Passarini, mentre Alberto Pallavicini e Pierluigi Barbieri provengono dall’Università di Trieste, nella cui Azienda Ospedaliera opera anche Maurizio Ruscio.

L’Università Federico II di Napoli aderisce con l’infettivologo Ivan Gentile e con Annamaria Colao, titolare della Cattedra Unesco per l’Educazione alla Salute e lo Sviluppo Sostenibile.Dall’Università di Torino partecipa Pierluigi Conzo (Collegio Carlo Alberto).

I campionamenti e le analisi nel nord Italia saranno svolti nel Laboratorio Mobile del Nucleo Nbcr dei Vigili del Fuoco, diretto da Edoardo Cavalieri d’Oro, con la collaborazione del biologo Claudio De Maio e di Francesco Saladino (medico).

Per le valutazioni sui modelli partecipa Cosimo Distante del Cnr-Isasi, mentre per quelle economiche Leonardo Becchetti e Gianluigi Conzo dell’Università di Roma 'Tor Vergata'.

Ed è proprio Becchetti a precisare: i dati quotidiani dei Comuni e delle province italiane mostrano che, laddove persistono livelli elevati di particolato a lungo termine, si riscontra una significativa correlazione con l’entità del contagio e decessi per Covid-19, anche tenendo conto di altri fattori concorrenti - come la densità della popolazione, i flussi di pendolari, la qualità dei servizi sanitari ed altro - e applicando diverse metodologie di analisi, siano essi modelli a sezione trasversale o per dati aggregati, ovvero a effetto fisso e sintetici controfattuali. Il risultato sembra sempre propendere per un legame tra inquinamento e Covid.

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