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Esteri
Covid, in Israele il futuro dell'Italia:protezione vaccino al 16% e terza dose

Protezione vaccinale solo al 16%, quarta ondata e record di contagi dallo scorso febbraio, necessità di una terza dose di vaccino per provare a evitare un nuovo lockdown. Quanto sta accadendo in Israele, paese finora preso a modello per la sua efficace campagna vaccinale, potrebbe essere un anticipo di quanto accadrà nei prossimi mesi in Italia. D'altronde, gli stessi esperti italiani ormai sono unanimi nel riconoscere che servirà una terza somministrazione di uno dei sieri anti Covid per contenere una nuova curva a U dei contagi.

Israele, aumentano i contagi nonostante i dati sulle vaccinazioni

Iniziamo dai dati sui contagi, che sono tornati a correre a un ritmo di oltre 6 mila nuovi malati al giorno con un tasso di positività che sfiora il 5%. Non solo. Sale anche il numero dei malati gravi, ormai quasi a 400 con 88 di oloro in condizioni critiche e 63 in rianimazione. Il tutto, appunto, in Israele, vale a dire un paese che ha rappresentato un esempio virtuoso nella gestione dell'emergenza Covid. Eppure, vaccinare quasi tutta la popolazione non è bastato. Innanzitutto, perché all'appello mancano circa un milione di persone che fungono ancora da diffusori del virus. E, secondo, per l'abbassamento della protezione garantita dal vaccino in chi ha ricevuto la dose.

Israele, la protezione dal Covid dei vaccinati è scesa al 16%

In chi ha avuto il vaccino anti Covid-19 in gennaio, infatti, la protezione dalle infezioni è scesa al 16%. Una percentuale molto bassa che, come evidente, non mette certo al riparo dal contrarre nuovamente il Covid. Nonostante l'aumento dei casi, anche tra i completamente vaccinati, coloro che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino hanno comunque molte meno probabilità di contrarre la sindrome respiratoria acuta grave, secondo i dati diffusi dal ministero della Salute israeliano. Infatti, se la protezione dalla contrazione del coronavirus si è abbassata al 16%, quella da forme gravi e ricoveri rimane molto alta, vale a dire  fra l'82% e il 91% e nel secondo fra l'86% e il 94%.

Dall'Israele un anticipo di quello che accadrà in Italia: terza dose per evitare lockdown

Anche per questo  le autorità stanno mandando avanti una campagna sulla terza dose del vaccino. La maggior parte degli israeliani che hanno ricevuto la terza dose hanno peraltro riportato gli stessi effetti collaterali avuti dopo la seconda dose. Ma secondo le autorità locali l'unica strada per fermare l'aumento dei contagi è quello appunto di completare il più rapidamente possibile la nuova campagna di somministrazione. Al momento sono quasi mezzo milione i cittadini che hanno già ricevuto tre dosi, in particolare anziani e altre persone vulnerabili.

I risultati, a parità di contagi, si vedono. Se a inizio gennaio con seimila positivi i malati gravi erano 700, ora sono "solo" 400. Ma il governo non si sbilancia sulla possibilità di introdurre nuovi lockdown, quando pensava di non dover più ricorrere a tale strumento. Nel frattempo è stato reintrodotto il green pass per incentivare le vaccinazioni mentre è stata operata una nuova stratta sui viaggi, con la richiesta di quarantena per tutti coloro che entrano nel paese, anche se vaccinati. Allo stesso modo, diversi paesi del mondo stanno riapplicando limitazioni agli ingressi di chi arriva da Israele, tornata a essere zona a rischio.

I virologi italiani si stanno convincendo: "Serve una terza dose"

Le dinamiche in atto in Israele potrebbero dare un indizio di ciò che può avvenire anche in Italia tra qualche settimana. Ormai la maggior parte degli esperti è convinta nel ritenere necessaria una terza dose di vaccino anti Covid, da inoculare a partire dal prossimo autunno. E' di questo avviso per esempio il virologo abrizio Pregliasco, docente dell'Università Statale di Milano, il quale ha avvertito che, dopo il picco di questa onda che potrebbe essere raggiunto "sperabilmente entro due settimane", ci si deve aspettare un nuovo aumento, 

 

"Per l'autunno, temo, dobbiamo aspettarci un ulteriore rialzo per via delle condizioni meteorologiche, delle conseguenze del post-vacanze e della riapertura delle scuole che saranno un elemento di rischio", dice Pregliasco. Una "terza dose" di vaccino contro il Covid-19 "è sicuramente da prevedere" così come la possibilità che "non avremo mai una dichiarazione di 'fine pandemia'", quanto una "situazione di tolleranza con pochi casi e con pochi morti, come è accaduto con l'Hiv", ha dichiarato in un'intervista a La Stampa. Aggiungendo che almeno per un anno si continueranno a indossare le mascherine. La pandemia non è ancora finita.

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