Cuba, Trump e i tre scenari per colpire
Mentre la guerra in Iran e i conseguenti dispetti su Hormuz proseguono ormai da oltre tre mesi, Trump torna a concentrarsi su un altro obiettivo, considerato dagli americani una “minaccia straordinaria”. Si tratta di Cuba. I contatti a livello diplomatici non sono stati interrotti, ma restano davvero ai minimi. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha parlato apertamente dei rischi, evocando tre possibili scenari, nessuno tranquillizzante per il popolo di Cuba. Trump potrebbe colpire dal punto di vista economico, politico o militare.
Queste le ipotesi: “pressione massima” sull’economia dell’isola. Questa scelta porterebbe poi a un successivo “cambiamento del sistema politico”. Ma la terza possibilità è l’intervento militare, il più temuto. Intanto è iniziata la fuga degli albergatori stranieri, temono le sanzioni americane. Secondo Miguel Díaz-Canel, queste ipotesi non sono state inventate da Cuba, ma si basano su dichiarazioni ricorrenti del segretario di Stato americano Marco Rubio e del presidente Donald Trump. Di fronte a queste prospettive, il capo dello Stato ha insistito sulla necessità che il Paese si prepari alla propria difesa, per evitare qualsiasi “sorpresa” e qualsiasi “sconfitta”.
Le relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti si sono nettamente deteriorate da gennaio, dopo l’imposizione da parte di Washington di un blocco petrolifero contro l’isola e di diverse tornate di sanzioni contro entità e dirigenti cubani, nonché dopo l’incriminazione da parte della giustizia statunitense dell’ex presidente Raúl Castro in un caso risalente al 1996.
Giovanni Impagliazzo, responsabile per il Centroamerica della Comunità di Sant’Egidio: “Si ha l’elettricità nelle case per due ore al giorno, quando va bene, e di conseguenza – spiega Impagliazzo a Vatican News – anche tutto quello che ruota intorno alla distribuzione dell’elettricità, quindi le pompe per poter far arrivare l’acqua negli edifici, il gas e la mobilità interna. In sostanza non ci si muove più dentro Cuba, le scuole sono tutte chiuse perché gli studenti non possono raggiungere scuole, ma anche gli insegnanti non possono raggiungere scuole e di fatto anche gli ospedali e l’assistenza sanitaria vive una situazione di enorme crisi, e anche l’approvvigionamento delle derrate alimentari perché non ci sono camion, ovvero i camion che ci sono non si spostano perché non c’è carburante“.

