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Cuba-Usa, lo stratega militare: “Sfida a Trump, ma il regime è al collasso e negozia in segreto una via d’uscita”. Il dietro le quinte della nuova crisi

Intervista a Arduino Paniccia, analista di strategia militare e di geopolitica

Cuba-Usa, lo stratega militare: “Sfida a Trump, ma il regime è al collasso e negozia in segreto una via d’uscita”. Il dietro le quinte della nuova crisi
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Cuba-Usa, Paniccia: “Sfida a Trump, ma il regime è al collasso e negozia in segreto una via d’uscita”

La Guardia costiera cubana apre il fuoco contro un’imbarcazione proveniente dagli Stati Uniti: il bilancio è pesante, e il Ministero dell’Interno dell’Avana parla di infiltrazione con “fini terroristici”. Ma qual è la verità dietro lo scontro? Si tratta di una reale minaccia alla sicurezza o di una narrazione tattico-strategica per compattare il regime? Mentre il diritto internazionale interroga la legittimità dell’uso della forza, la diplomazia trema per le possibili reazioni di Washington.

A fare chiarezza è Arduino Paniccia, analista di strategia militare e geopolitica, che ad Affaritaliani spiega il profondo significato della risposta di Cuba: “È un segnale politico con cui il regime intende ribadire di non accettare imposizioni da parte di Trump, né interferenze nelle proprie acque territoriali”. E aggiunge: “La dirigenza cubana e gli eredi della famiglia Castro sembrano impegnati a trattare una via d’uscita con gli Stati Uniti, seguendo il modello venezuelano”.

La Guardia costiera di Cuba ha aperto il fuoco su una barca proveniente dagli Stati Uniti. È legittimo questo uso della forza secondo il diritto internazionale marittimo? È stata una misura di sicurezza necessaria o un eccesso?

“La prima questione è accertare che cosa sia realmente accaduto nelle acque cubane. Se, come sostiene L’Avana, l’imbarcazione americana ha aperto il fuoco dopo l’alt intimato dalla Guardia di frontiera, la responsabilità ricadrebbe su chi era a bordo. Occorre però verificare se questa ricostruzione corrisponda al vero oppure se siano stati i poliziotti cubani a sparare per primi, dopo che la barca non si era fermata.

Al momento non disponiamo di una dinamica certa. Sappiamo soltanto che si è trattato di uno scontro con un’imbarcazione battente bandiera americana e quindi, inevitabilmente, di un episodio che assume anche una dimensione politica nei rapporti con gli Stati Uniti.

È plausibile leggere l’accaduto come un segnale: il regime cubano intende ribadire di non accettare imposizioni da parte di Trump né interferenze nelle proprie acque territoriali. Considerate le condizioni in cui versa oggi il Paese, questo episodio appare come il colpo di coda di un regime al potere da quasi settant’anni, che sembra avviato verso una fase conclusiva ancora incerta”.

Le autorità cubane parlano di un’infiltrazione con “fini terroristici”: è una ricostruzione plausibile o si tratta di una narrazione tattico-strategica?

“Si tratta, a mio avviso, di una definizione eminentemente tattica. Anche qualora fosse vero che l’imbarcazione stesse tentando di portare via familiari o conoscenti dall’isola, qualificare l’episodio come terrorismo appare una forzatura.

La situazione a Cuba è drammatica: mancano beni essenziali, carburante, prospettive economiche. In questo contesto, la lettura offerta dal governo sembra avere una funzione politica più che descrittiva.

Il regime è in una fase di evidente logoramento e lascia la popolazione in una condizione di profonda incertezza sul futuro. Al di là della retorica pubblica, è plausibile che siano in corso contatti riservati tra il segretario di Stato americano, esponenti della famiglia Castro e i vertici del regime. Potrebbe profilarsi una soluzione “alla venezuelana”. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, questo sembra lo scenario più realistico”. 

Dopo questo episodio, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che gli Stati Uniti “reagiranno”. Quali sviluppi dobbiamo aspettarci nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba?

“Al di là delle dichiarazioni di rito, la condizione attuale dell’isola non consente a Cuba di resistere ancora a lungo. Ho l’impressione che il regime stia cercando di mascherare la propria debolezza con qualche azione di forza, come la sparatoria contro l’imbarcazione americana.

La dirigenza cubana e gli eredi della famiglia Castro sembrano piuttosto impegnati a negoziare una via d’uscita con gli Stati Uniti, sul modello venezuelano. Oggi il Paese sopravvive grazie ad aiuti limitati provenienti dalla Cina e dal Messico, ma una popolazione di quasi nove milioni di abitanti, ridotta allo stremo, non può reggersi a lungo in queste condizioni.

Nonostante gli episodi di tensione – che potrebbero anche risultare legittimi qualora fosse confermato che la barca americana abbia aperto il fuoco per prima – è probabile che si vada verso una soluzione simile a quella maturata in Venezuela. Non è uno scenario auspicabile, perché implica forzature del diritto internazionale e dinamiche anomale nei rapporti tra Stati, ma resta, allo stato attuale, un’ipotesi concreta”. 

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