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Esteri
Cyberguerra tra Washington e Pechino. Così Obama punta a difendere gli Usa

Cinque alti ufficiali dell'Esercito di liberazione popolare cinese sono stati accusati dai magistrati americani di aver sottratto segreti commerciali e documenti riservati a cinque compagnie del settore dell'energia nucleare, solare e metalmeccaniche e ad un sindacato americani.
 
Secondo il Grand jury della Pennsylvania gli hacker militari avrebbero ottenuto tra il 2006 e il 2014 dati sensibili di aziende del calibro di Alcoa, Us Steel e Wastinghouse per avvantaggiare le proprie industrie di stato provocando un danno economico pari a circa 400 miliardi l'anno.
 
Il governo americano ha fatto sapere di non essere più disposto a tollerare azioni che puntano a sabotare illegalmente società statunitensi e minare l'integrità di una concorrenza leale sul mercato. Immediata la replica della Cina, che ha definito "assurde e fittizie" le accuse e ha deciso di sospendere la cooperazione avviata lo scorso anno con gli Usa proprio su questo tema.
 
Il ministero cinese della Difesa ha accusato gli Stati Uniti di ipocrisia e di usare doppi standard e Pechino ha convocato l'ambasciatore americano come atto formale di protesta contro le accuse statunitensi.
 
Il cyberwarfare visto da Washington
 
Sin dall'inizio del suo mandato, e soprattutto in seguito agli attacchi che hanno colpito l’alleato estone nel 2007, il presidente Obama ha prestato molta attenzione alla questione della cyber security, elemento chiave nel più ampio contesto dell'understretching americano. Va inoltre, aggiunto, evidenzia Davide Borsani, Ph.D. Candidate Università Cattolica, che già durante il primo biennio di George W. Bush, nell'ambito della Global War on Terror, il Pentagono aveva elaborato in via ufficiale una guida strategica per securitizzare lo spazio cibernetico. La dottrina di Obama per il cyberwarfare, se davvero “dottrina” può definirsi, è fondata in primo luogo sull'attacco preventivo più che sulla difesa in senso stretto, come tra l'altro ha dimostrato ampiamente il caso di Stuxnet, che ha contribuito a ritardare lo sviluppo del programma nucleare iraniano. Tanto gli Stati Uniti quanto la Cina hanno fatto del cyberwarfare un'arma basilare quasi a costo zero per carpire ed accumulare informazioni sul proprio rivale. Questo è stato vero finora soprattutto nell'ambito dello spionaggio industriale, dove Washington teme che, attraverso il dispiegamento degli strumenti cibernetici, Pechino possa trovare una rapida scorciatoia per colmare il gap tecnologico che ancora la separa dalla potenza statunitense.
 
La cybersecurity nelle relazioni Cina - Usa
 
Sin dagli anni Novanta, fa rilevare Lorenzo Capisani, ISPI Research Trainee, gli Stati Uniti hanno accusato la Cina di spionaggio industriale e a partire dal 2010 hanno iniziato a portare i primi casi in tribunale. Quando lo scandalo sulle intercettazioni della Nsa (National Security Agency) scoppiò nel giugno 2013, la notizia ebbe grande eco in Cina in quanto soltanto due settimane prima, era stato pubblicato un rapporto del Pentagono che accusava la Cina di essersi introdotta nei sistemi di sicurezza americani. Lo scoppio del caso Snowden rappresentò così un rovesciamento delle parti e Pechino reagì fermamente chiedendo spiegazioni a Washington. Inoltre, un report della Xinhua, l'agenzia di stampa governativa, affermò che circa 1,18 miliardi di computer cinesi sarebbero stati "osservati" dalla Nsa tra marzo e aprile, riportando così il proprio paese dalla parte delle vittime piuttosto che da quella dei responsabili.
 
La recente condanna dei cinque militari e la convocazione da parte del governo cinese dell'ambasciatore statunitense potrebbero portare ad un inasprimento dei rapporti tra i due paesi con conseguenze anche sull’economia mondiale. L'accusa di spionaggio, infatti, costituisce tutt'oggi uno dei maggiori deterrenti per le imprese straniere che vogliono investire in Cina, come sottolinea il Rapporto Annuale 2014 del CeSIF (Fondazione Italia-Cina).
 
Beyond Datagate: Battles of Information, ISPI Studies

FBI Criminal Charges
 
Retaliatory Attacks, Online, Keith Bradsher, The New York Times

da www.ispionline.it

Tags:
cyber
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