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Dall’Ucraina all’Iran, così le forze armate italiane si preparano al conflitto asimmetrico

Analisi e implicazioni strategiche della riforma dello strumento militare italiano

Dall’Ucraina all’Iran, così le forze armate italiane si preparano al conflitto asimmetrico

Il contesto: competizione strategica globale, guerre tra Stati in Europa e nel Mediterraneo Allargato, minacce ibride

Nell’attuale scenario caratterizzato dal ritorno della guerra tra Stati, la competizione strategica è diventata l’elemento strutturale e permanente delle relazioni tra potenze globali e attori regionali. Le relazioni internazionali sviluppatesi durante ottant’anni di pace, si sono trasformate da economic competition in guerra economica; le ambizioni imperialiste di alcune potenze in conflitti tra Stati, in cui le violazioni al diritto internazionale e la contrapposizione militare ormai costituiscono i fattori preponderanti di ogni dinamica geopolitica. Ne derivano effetti diretti sulla sicurezza nazionale: strumenti di pressione militare, coercizione e influenza maligna vengono impiegati senza soluzione di continuità, da Stati avversari e, dal 20 gennaio 2025, anche all’interno della NATO da parte dell’(ex?)alleato storico che ha fondato il Patto Atlantico: gli Stati Uniti.

La competizione geostrategica si è trasformata in conflitto ibrido permanente nella “zona grigia”, che in un mondo interconnesso si estende ben oltre i domini tradizionali terrestre, marittimo e aereo, interessando nuove dimensioni strategiche: cibernetica, con attacchi a infrastrutture, mercati e opinioni pubbliche; cognitiva, attraverso operazioni psicologiche, campagne di disinformazione e propaganda; spaziale, con la crescente militarizzazione dello Spazio e l’uso bellico dei sistemi satellitari; marittima e subacquea, cruciale per la logistica, per la protezione di infrastrutture critiche sottomarine, energetiche e digitali, oltre che per l’accesso alle enormi risorse minerarie e alimentari. A queste criticità si aggiungono le nuove forme di guerra ibrida, potenziate dalle tecnologie emergenti, che sono diventate dirompenti portatrici di rischi, di nuove dipendenze e vulnerabilità, con l’intelligenza artificiale, i sistemi autonomi, le biotecnologie e le capacità quantistiche che stanno ridefinendo gli assetti di potenza strategici, geopolitici e geoeconomici.

La crescente accessibilità a tecnologie emergenti, fino a qualche anno fa nelle esclusive disponibilità degli Stati, oggi consente anche a soggetti privati ostili di acquisire avanzati sistemi dual-use a basso costo – come droni e mini-droni, impiegabili individualmente e/o in sciame, difficili da identificare e contrastare. In questo scenario, per affermare la propria egemonia nei domini strategici, i principali attori mondiali utilizzano in maniera sempre più integrata le leve di potenza: Diplomatica, Informativa, Militare, Economica (D.I.M.E.).

L’impiego combinato di tali strumenti consente a potenze consolidate ed emergenti di ampliare le proprie sfere di influenza, ridefinendo gli equilibri geostrategici internazionali secondo logiche di crescente assertività. Le sfide e i conflitti derivanti da crisi regionali circoscritte, proprio a causa delle interconnessioni globali favorite dalle tecnologie innovative, assumono una dimensione sistemica che mette in discussione le fondamenta dell’ordine mondiale. Il conflitto russo-ucraino, ormai entrato nel suo quinto anno, ne rappresenta un chiaro esempio: una frattura epocale che ha riportato al centro del dibattito internazionale la guerra tra Stati, il ruolo della potenza militare convenzionale, della resilienza industriale e della capacità di condurre operazioni multidominio, con particolare enfasi nei domini Cyber, Marittimo, Spaziale e Cognitivo. Inoltre, constatiamo come le “wars of drones”, caratterizzate da innovazione tecnologica, elevata capacità di produzione a basto costo e ineguagliabile efficacia, hanno trasformato la guerra del XXI secolo.

Trasformazione tecnologica attraverso la quale l’Ucraina sta imponendo le sue “sanzioni di vasta portata alla Russia”, e l’Iran ha militarizzato e sottoposto al suo controllo un bene comune globale – lo Stretto di Hormuzsfruttando la geografia come un paradigma di coercizione marittima ed escalation sistemica. Attraverso le proprie capacità cinetiche di saturazione delle difese missilistiche tramite sciami di UAV di massa a basso costo, l’Iran ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un’arma di coercizione che crea uno shock globale per le catene di approvvigionamento e moltiplicatore della pressione diplomatica. Una tecnologia low-cost che è in grado di minacciare tutte le infrastrutture critiche della regione, di inibire l’efficacia della potente flotta statunitense e di trasformare un “Choke Point” in un amplificatore di stress e di crisi globale. Una stretta rotta marittima che grazie alle disruptive technologies diventa un perfetto strumento di guerra ibrida.

Anche i nodi marittimi e logistici italiani, piattaforme di gestione utilizzate dalle principali autorità portuali (come Trieste e Genova), rappresentano obiettivi di intelligence e per potenziali attacchi ibridi di valore assoluto dal punto di vista strategico. Il sorvolo di droni e in generale l’accesso a queste reti di trasporto critiche, consente a un attore statale di minacciare e monitorare i flussi commerciali, tracciare il movimento di attrezzature militari e industriali sensibili e identificare i colli di bottiglia strutturali all’interno delle vie logistiche dell’Europa meridionale.

La Riforma, la Strategia e la nuova Dottrina della Difesa Italiana

L’intero apparato di Difesa italiano, sotto la guida del ministro Guido Crosetto, sta portando avanti un profondo riorientamento strutturale, tecnologico e cognitivo, trasformando le nostre Forze Armate in un combattente multidominio ad alta intensità, capaci di confronto simmetrico.

La riforma delle Forze Armate e dell’Esercito, delineata dal nuovo modello presentato dal Ministro della Difesa Crosetto e attuata con il Decreto Legislativo 2 aprile 2026, n.58, rappresenta una fondamentale svolta della dottrina militare italiana, con lo strumento militare che trasforma la propria attuale fisionomia focalizzata sulle missioni di peacekeeping, in una postura di prontezza operativa necessaria per fronteggiare la guerra asimmetrica ad alta intensità. La nuova strategia di Difesa nazionale si basa anche sulle lezioni apprese nei teatri operativi di Ucraina e Medio Oriente, sulle tensioni nell’Indo-Pacifico e sul riassetto in corso in seno alla NATO, conseguente alla politica dell’Amministrazione Trump47. Dottrina di politica estera della Casa Bianca che sta determinando uno stravolgimento nella governance, un ruolo più rilevante degli europei e un riassetto delle responsabilità e dell’architettura del dispiegamento militare USA in Europa e dei centri di comando dell’Alleanza Atlantica, che va nella direzione di un sempre maggior coinvolgimento degli europei nella difesa del vecchio continente.

La dottrina dell’attrito simmetrico e la rinascita della componente pesante

Il catalizzatore fondamentale per l’evoluzione militare dell’Italia è il crollo dell’”illusione di una pace duratura” a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, che ha ristabilito la guerra terrestre come arbitro centrale della sicurezza sovrana. Questo conflitto è servito da “case study” per la teoria militare moderna, dimostrando che il futuro della guerra è un ibrido complesso e non lineare di logoramento fisico viscerale e sofisticata competizione tecnologica. Di conseguenza, l’Esercito Italiano ha identificato tre livelli di conflitto distinti ma sovrapposti e presenti negli attuali teatri: la realtà fisica viscerale della guerra di trincea, il livello tecnologico dominato dai sistemi senza pilota e il pervasivo livello cognitivo in cui la disinformazione prende di mira la volontà collettiva.

La pietra angolare del piano di modernizzazione 2026-2028 è il rinnovamento totale della componente pesante. Il sistema corazzato da combattimento dell’Esercito (A2CS), basato sullo chassis del KF-41 Lynx, rappresenta un investimento di 23,1 miliardi di euro entro il 2039. Le prime 21 piattaforme A2CS Combat sono state consegnate nel gennaio 2026 al poligono CEPOLISPE di Montelibretti, dotate del cannone Leonardo 30mm X-Gun, un cannone a propulsione elettrica esente da ITAR in grado di sparare munizioni a scoppio aereo programmabili per neutralizzare sciami di droni. Un ecosistema “piattaforma di piattaforme” che comprende 16 varianti, tra cui mortaio pesante (Nemo)sistema di difesa aerea (Skyranger 30) e carro armato leggero da 120 mm, garantendo la totale interoperabilità con la dorsale digitale della NATO. A complemento dell’A2CS, è prevista l’integrazione di 132 carri armati Leopard 2A8, che andranno a sostituire la flotta Ariete. La configurazione italiana del Leopard 2A8 include il sistema di protezione attiva EuroTrophy (APS), che fornisce una protezione a 360 gradi contro munizioni a guida autonoma e missili anticarro (ATGM). Questa ricostituzione pesante è finanziata dal Fondo di Investimento per la Difesa Nazionale, che ha ricevuto un rifinanziamento annuo di 1,5 miliardi di Euro nella Legge di Bilancio 2025. L’obiettivo è raggiungere la piena capacità operativa (FOC) per due brigate pesanti entro il 2031,garantendo che l’Italia possa contribuire con una divisione corazzata credibile al fianco meridionale della NATO e al Mediterraneo allargato.

Riorganizzazione dottrinale: la ricostituzione delle brigate pesanti

La strategia 2026-2031 si concentra sulla 132ª Brigata Corazzata “Ariete” (con sede a Pordenone) e sulla Brigata Bersaglieri “Garibaldi” (con sede a Caserta), che vengono riorganizzate in “Brigate Pesanti Digitali”. In base ai requisiti NATO per la deterrenza simmetrica, la composizione dei reggimenti corazzati, come il 132° Reggimento Carri di Cordenons, viene aumentata da 41 a 54 carri armati per unità grazie all’aggiunta di una quarta compagnia carri armati.

Una riorganizzazione che fornisce la “massa critica” necessaria per operazioni di logoramento prolungate. La Brigata Ariete è la prima a ricevere il Leopard 2A8IT, mentre la sua attuale flotta di carri armati Ariete C2 (90 unità attualmente in fase di modernizzazione) verrà gradualmente trasferita al 4° Reggimento Carri della Brigata “Garibaldi” per sostituire la flotta di Ariete C1 ormai obsoleta. Un cambiamento fondamentale nello sviluppo dell’A2CS è il passaggio ai “pacchetti per battaglioni”. Invece di acquisire singole piattaforme, l’Esercito sta acquisendo unità complete (ufficiali, ingegneri, addetti alla logistica) equipaggiate con le varianti Lynx necessarie per garantire operatività e interoperabilità immediate. La 132ª Brigata Corazzata “Ariete” fungerà da banco di prova per questo modello, integrando il Manned-Unmanned Teaming (MUM-T) in cui un singolo comandante Lynx controlla uno schermo avanzato di Forward Line of Robots (FLOR), riducendo l’esposizione umana nella fase iniziale del conflitto.

Logistica integrata e il modello “Squadre a contatto”

La sostenibilità delle architetture di manovra pesante durante i conflitti ad alta intensità dipende dal quadro di Logistica 4.0, che integra la manutenzione predittiva e la riparazione decentralizzata.

Il contratto A2CS include un pacchetto decennale di supporto logistico completo, che garantisce che i tecnici dei veicoli Lynx KF-41 infantry fighting vehicles a lungo raggio (LRMV), operino a fianco del personale  dell’Esercito in “Squadre a Contatto” in scenari degradati. Questo modello è ulteriormente potenziato dall’impiego di hub di stampa 3D mobili nei reggimenti logistici delle Brigate Ariete e Garibaldi, in grado di utilizzare la produzione additiva per realizzare direttamente sul campo pezzi di ricambio molto richiesti e componenti modulari per droni, riducendo il carico sulle reti di approvvigionamento terrestri, spesso bersaglio di SIGINT e attacchi di precisione a lungo raggio. L’integrazione di gemelli digitali per ogni piattaforma A2CS consente al Centro Amministrativo dell’Esercito di monitorare lo stato di efficienza dei veicoli in tempo reale, ottimizzando il flusso dei materiali di consumo e prevenendo guasti sistemici della flotta.

L’apice della potenza terrestre italiana

La ricostituzione della componente pesante da completare entro il 2031, rappresenta il formale adempimento dell’impegno dell’Italia nei confronti del fianco meridionale della NATO. Unendo la modularità dell’A2CS Lynx alla protezione del Leopard 2A8IT e alla precisione dell’X-Gun, l’Esercito Italiano sta creando un deterrente simmetrico in grado di operare nei domini contesi del XXI secolo. 

Il MultiDominio specializzato: frontiera sotterranea e artica

L’Esercito Italiano ha identificato gli ambienti sotterranei e a latitudine artica come domini critici. Nello scorso aprile, durante l’esercitazione Cerbero 2026, il 184° Battaglione Genieri Paracadutisti “Nembo” ha raggiunto la Capacità Operativa Finale (FOC) nella Guerra Sotterranea. Specializzata nella mappatura, nel rilevamento e nella bonifica di reti sotterranee, l’unità Nembo è una delle poche in Europa dedicate a questo ambito, una risposta diretta alle lezioni tattiche apprese dai combattimenti sotterranei urbani a Gaza e in Libano.

Dal punto di vista geografico, l’Esercito ha esteso il suo focus anche all’Artico, definito come una “nuova frontiera di scontro” tra interessi sovrani divergenti.

La Russia, in particolare, sta rafforzando l’intero arco di confine con la NATO nel Nord Europa, dalla Norvegia e dalla Finlandia fino alla Lituania. L’allargamento dell’Alleanza a Finlandia e Svezia ha trasformato la regione polare in uno dei fronti più sensibili della sicurezza europea. Mosca, sta rispondendo con una riorganizzazione militare nel dominio artico.

Il Finnish Institute of International Affairs ha analizzato la riorganizzazione militare russa nel Nord, collegandola direttamente all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. La Rand Corporation, nei suoi lavori sulla deterrenza nel fianco orientale dell’Alleanza, ha più volte sottolineato la vulnerabilità dei Paesi baltici nelle prime fasi di un eventuale conflitto. Nel suo recente Military Balance, l’International Institute for Strategic Studies, ha descritto la nuova architettura di comando e controllo delle basi e degli schieramenti di truppe e rompighiaccio russi che presidiano il fianco nordico e baltico. Non si tratta soltanto dell’aumento del numero dei soldati, ma del tipo e architettura delle forze schierate. Mosca sta trasformando le attuali unità organizzate in Brigate – composte indicativamente da circa 4.000 uomini – in Divisioni, che possono arrivare a 10.000 soldati ciascuna. Le Divisioni sono contingenti militari strutturati per operazioni di combattimento di lunga durata, con artiglieria, logistica, supporto pesante e capacità di condurre una guerra convenzionale su vasta scala. Si tratta di una ristrutturazione militare che rappresenta una visibile minaccia, un messaggio politico che obbliga gli Stati europei baltici a rafforzare i propri confini per aumentare le proprie capacità di deterrenza e difesa, in un momento in cui l’Amministrazione Trump sta riducendo le proprie Forze armate dall’Europa, nonostante il nuovo assetto della Federazione Russa compatibile con scenari di guerra ad alta intensità.

Il generale Eirik Kristoffersen, Chief of Defence della Norvegia, ha indicato in due-tre anni l’orizzonte del peggior scenario possibile. La sua valutazione parte dalla constatazione che la produzione militare russa non è in calo, ma al contrario ha raggiunto livelli senza precedenti. Secondo diversi report delle Agenzie di intelligence nordiche, i prossimi tre anni rappresentano il periodo potenzialmente più pericoloso per l’Europa, soprattutto nel caso di un’eventuale accordo di pace tra Russia e Ucraina, senza reali garanzie di sicurezza per Kyiv. In quello scenario, Mosca potrebbe disporre di un esercito ristrutturato, di un’economia già convertita alla produzione bellica e di una capacità di mobilitazione più rapida rispetto al ritmo con cui i Paesi europei stanno ricostruendo le proprie difese, a seguito delle fratture in seno alla NATO determinate dal cambiamento di fronte della Casa Bianca.

Mosca potrebbe decidere di agire attaccando i Paesi baltici, non quando sarà al massimo della propria preparazione, ma quando l’avversario sarà ancora troppo debole. Il fattore decisivo, dunque, non sarebbe solo la forza assoluta della Russia, ma il divario temporaneo tra la sua capacità di mobilitazione e la lentezza con cui l’Europa sta colmando le proprie lacune militari.

Finché l’Europa non avrà modificato il proprio processo decisionale, aumentato in modo sostanziale la propria produzione di munizioni, sistemi di difesa, mezzi terrestri, capacità aeree e tecnologie avanzate, Mosca potrebbe conservare un vantaggio politico, strategico e operativo.

La nuova postura artica italiana

La postura integra risorse spaziali reattive, utilizzando le costellazioni COSMO-SkyMed e SICRAL 3 per garantire sorveglianza e connettività ad alta risoluzione in ambienti estremi a elevata latitudine. Questo cambiamento sottolinea la transizione dell’Esercito italiano da fornitore di sicurezza regionale ad attore globale multidominio, allineato al concetto di difesa della NATO.

L’Esercito identifica l’attuale contesto geostrategico come una “guerra dei droni”, che richiede rapidi cicli di innovazione tecnologica per contrastare strumenti avanzati a basso costo come mini-droni e sciami di droni. Per contrastare tale minaccia, le unità vengono equipaggiate con stampanti 3D per la produzione autonoma di quadricotteri e parti modulari, garantendo un rapido adattamento al contrasto di tali attacchi sul teatro operativo e contrastando l’obsolescenza tecnologica. A ciò si aggiunge lo sviluppo del sistema di difesa aerea Skynex, che ha raggiunto la sua prima fase di consegna alla fine del 2025, che protegge le unità di manovra dalle munizioni a guida autonoma.

Il paradosso antropico-tecnologico

L’Esercito Italiano si trova ad affrontare una sfida demografica esistenziale: il bacino nazionale di reclutamento si sta riducendo, con una prevista diminuzione di 4.000 unità di potenziale personale attivo ogni anno, come riporta la Nota Integrativa allo stato di previsione 2026-2028 del Ministero dell’Economia e delle Finanze – gennaio 2026. Secondo un focus Istat, la popolazione italiana di età compresa tra i 15 e i 64 anni dovrebbe diminuire del 21% entro il2050, rendendo matematicamente insostenibile il mantenimento di una forza militare professionale di 150.000 uomini, senza una massiccia integrazione tecnologica. Per risolvere questo “paradosso antropico-tecnologico”, l’Esercito ha adottato il modello Force Enabler, in cui l’Intelligenza Artificiale e i sistemi autonomi consentono a unità più piccole di dominare spazi più ampi.

Analisi a cura di Francesco D’Arrigo, direttore Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli

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