L’ordinamento delle Forze armate, il concetto di difesa e resilienza nazionale sono incentrati sullo spirito democratico della Repubblica e sull’interpretazione contemporanea dell’Art. 52 della Costituzione italiana: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.” La proposta di un modello di difesa “dell’intera società” attraverso l’attivazione di un “Servizio Territoriale Volontario”, fornendo 10 mesi di formazione e supporto logistico per ricostruire il ponte tra militare e società civile, garantirebbe all’Esercito di concentrarsi su operazioni cinetiche di alto livello, mentre le unità di riserva mantengono le infrastrutture nazionali e la sicurezza interna durante le crisi.
La riforma del modello di Difesa mira a garantire un rinnovamento continuo delle Forze Armate, in linea con gli impegni internazionali e le esigenze del Piano Militare di Difesa Nazionale. In questo contesto, si prevede l’istituzione di una Riserva Operativa di personale volontario, pronta a intervenire in situazioni di emergenza, sia a livello nazionale che internazionale. Parallelamente, è sempre più che mai necessario un ricambio generazionale, favorendo un equilibrio tra le componenti in servizio permanente e quelle a ferma prefissata, con particolare attenzione ai settori strategici come cyber e Spazio, per rispondere alle sfide tecnologiche emergenti. Consapevole che solo la tecnologia non può sostenere una guerra di logoramento di lunga durata, il governo Meloni ha presentato un Disegno di Legge che introduce il reclutamento progressivo di un contingente di 15.000 unità della Riserva Operativa.
La Riserva Operativa: Ricostituire l’elasticità strategica
Per far fronte alla carenza di personale in servizio attivo, il Governo Meloni ha introdotto nel febbraio 2026 il Disegno di Legge sulla Riforma della Difesa, che formalizza la creazione di una Riserva Operativa di 15.000 unità. Questa riserva è strutturata per fornire “profondità” ed “elasticità” al nucleo professionale, che attualmente conta circa 160.000 unità tra le varie forze armate.
La Riserva Operativa si distingue dalla Riserva Selezionata esistente; mentre quest’ultima recluta professionisti di alto livello (ingegneri, medici, avvocati), la nuova Riserva Operativa si concentra su personale combattente, principalmente ex Volontari in Ferma Triennale (VFT) e Volontari in Ferma Iniziale (VFI), di età inferiore ai 40 anni e pronto per una rapida mobilitazione.
Il quadro legislativo prevede che i riservisti siano soggetti a un contratto quinquennale, che richiede un minimo di due settimane di addestramento annuale di aggiornamento per mantenere la competenza nelle tattiche multidominio e nell’utilizzo dei sistemi d’arma. Durante periodi di emergenza nazionale o di conflitto ad alta intensità, queste unità possono essere richiamate in servizio attivo fino a tre mesi prorogabili con decreto ministeriale, con garanzie legali per il mantenimento del loro impiego civile. Un modello che rappresenta un approccio alla difesa che coinvolge “l’intera società”, allineando l’Italia alla rinnovata enfasi della NATO sulla resilienza territoriale e sulla difesa totale.
L’obiettivo è ricostruire un bacino di volontari immediatamente mobilitabile in caso di crisi o emergenze nazionali, da affiancare al personale in servizio, da costruire anche recuperando e aggiornando le infrastrutture che un tempo sostenevano la leva obbligatoria: visite sanitarie, percorsi di preparazione, sistemi amministrativi e la possibilità di periodi di ferma annuale, inizialmente su base volontaria. Ne faranno parte militari non attualmente impiegati in compiti operativi e personale già congedato, vincolato a una permanenza quinquennale con richiami addestrativi annuali per conservare capacità e prontezza con 100 mila soldati in servizio effettivo e 15 mila riservisti.
Il modello mira a raggiungere un organico complessivo di 275.000 unità in tutti i corpi entro il 2035, invertendo la tendenza al ridimensionamento degli ultimi due decenni. Resilienza cognitiva e leadership: implementazione del modello di addestramento del filosofo-soldato e contrasto alla guerra cognitiva L’aspetto più innovativo della forza del futuro è la priorità data al dominio cognitivo. La NATO ha recentemente definito la mente umana come un nuovo dominio di guerra, il Sesto Dominio.
La cognizione è la capacità di elaborare le informazioni a partire dalla percezione – stimoli che giungono dal mondo esterno attraverso i sensi – dalla “conoscenza”, acquisita con l’esperienza, e dalle caratteristiche soggettive, che ci consentono di integrare l’insieme di queste informazioni ai fini della valutazione e interpretazione del mondo. Il Dominio Cognitivo costituisce la percezione e la ragione, cosicché l’azione militare si realizzi sfruttando l’ambiente informativo per influenzare le convinzioni, i valori e le culture. La Guerra Cognitiva (CogW) si svolge principalmente nello Spazio cibernetico e comprende tutti i sistemi di informazione come TV, radio, giornali, riviste, libri, conferenze, film, documentari, prodotti culturali, comunicazioni e messaggistica telefonica. Sono forme di guerra cognitiva anche attacchi cinetici come il terrorismo, l’estremismo violento, le rivolte. Sono forme di CogW anche le manifestazioni di influenza non violente, come le campagne elettorali, la manipolazione dell’opinione pubblica, l’infiltrazione culturale, la coercizione. La CogW è una forma di guerra ibrida per eccellenza. Una minaccia spesso invisibile, sia estera che interna. Ha come obiettivo strategico i cittadini ma coinvelge allo stesso tempo questioni militari e non militari.
In questo contesto, il confine tra pace e guerra diventa indefinibile, perche la CogW viene operata nella cosiddetta zona grigia. Come la guerra ibrida, il concetto di CogW è spesso confuso con altri concetti ad esso correlati. Tale ambiguità è un ostacolo alla sua comprensione, e quindi diventa difficile adottare adeguati sistemi di difesa. Prima di qualsiasi discussione sostanziale, sembra necessario quindi inquadrare il concetto di CogW. La CogW comprende una parte della cyber warfare (CW) e una parte dei mass media offline. Può essere suddivisa in cyber technological warfare (CTW) e cyber psychological warfare (CPW). La CTW si riferisce all’offesa-difesa mediante l’uso di malicious code come arma contro le vulnerabilità cibernetiche. La CPW è un’offesa-difesa che cerca di influenzare i pensieri, le emozioni e le percezioni della gente e che esercita l’azione aggressiva mediante l’arma dell’informazione. Pertanto, la CogW include la CPW, ma non la CTW. L’obiettivo strategico della prima è costituito da entità come dispositivi informatici, sistemi di rete, infrastrutture informatiche, software e dati. Quello della seconda è costituito dall’uomo, dalle menti, dai sentimenti e dai metodi di elaborazione della conoscenza.
Il cambio di prospettiva dottrinale: la mente umana come campo di battaglia
L’assetto strategico dell’Esercito italiano identifica la mente umana come il “Sesto Dominio” conteso, istituzionalizzando la Guerra Cognitiva (CogW) come vettore di minaccia primario che richiede una riconfigurazione fondamentale della leadership e dell’addestramento militare. Questa evoluzione dottrinale, orchestrata nell’ambito dell’Atto di Indirizzo 2026-2028, va oltre la tradizionale PSYWAR (Guerra Psicologica) e le Operazioni di Informazione (IO) per affrontare la manipolazione sistematica dei processi neurali e psicologici volti a compromettere la capacità decisionale sia dei leader strategici che della popolazione generale.
L’Esercito Italiano definisce la Guerra Cognitiva come una minaccia ibrida che opera nella “zona grigia” tra pace e conflitto, utilizzando l’Intelligenza Artificiale (IA) e la comunicazione multimodale per strumentalizzare le emozioni, in particolare rabbia, risentimento e indignazione, al fine di avvelenare e aggirare il dibattito razionale. Il conflitto, potenziato dall’IA rappresenta un passaggio dal controllo delle informazioni all’hacking del processo decisionale stesso, dove l’avversario impiega il Controllo Riflessivo – una teoria di epoca sovietica perfezionata con algoritmi moderni – per persuadere l’avversario a prendere volontariamente decisioni predeterminate dall’aggressore. Per contrastare queste dinamiche, il Ministero della Difesa ha integrato moduli di formazione specializzati nei curricula del 2026 per costruire la Resilienza Cognitiva, riconoscendo che l’identità e la percezione digitale del soldato sono obiettivi di alto valore per le operazioni di influenza straniera.
Il 28° Reggimento “Pavia” e l’analisi forense della disinformazione
Il 28° Reggimento “Pavia” (Comunicazioni Operative) è stato ampliato in un hub centrale per la strategia di Difesa Cognitiva, utilizzando l’IA per estrarre parole chiave, tendenze emotive e cluster narrativi per modellare lo stato emotivo di una comunità in tempo quasi reale. Identificando segnali di coordinamento e probabilità di bot, il reggimento può neutralizzare la manipolazione di informazioni straniere prima che inneschi la polarizzazione sociale. Ciò è supportato dal Programma di Comunicazione MD 2026, che ridefinisce la mente dei cittadini come un “bene da difendere” contro la radicalizzazione.
A livello operativo, il 28° Reggimento Comunicazioni Operative “Pavia”, con sede a Pesaro, si è trasformato nel centro nevralgico dell’Esercito per la Difesa Cognitiva. Finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nell’ambito della Misura M1C1 Investimento 1.1 (Infrastrutture Digitali), il reggimento ha istituito un laboratorio specializzato per il rilevamento in tempo reale di FIMI (Manipolazione e Interferenze di Informazioni Straniere). Il 28° Reggimento utilizza un livello di analisi delle emozioni in ingresso per estrarre parole chiave, intensità emotiva e cluster narrativi dal linguaggio naturale presente sui social network, sui canali Telegram e sui forum del deep web.
Generando mappe emotive dinamiche, l’unità può identificare segnali di coordinamento e probabilità di bot che indicano un attacco cognitivo pre-cinetico volto a destabilizzare il fronte interno o a demoralizzare le truppe prima di uno scontro.
Alla fine del 2025, il reggimento ha partecipato all’esercitazione Intrepid Knight in Florida, lavorando a fianco del 6° Battaglione di Operazioni Psicologiche degli Stati Uniti per testare tattiche di contrasto alla disinformazione in scenari ad alta intensità che coinvolgono la guerra elettronica (EW) e la sicurezza informatica. L’interoperabilità è una componente fondamentale degli sforzi dell’Allied Command Transformation (ACT) della NATO per sviluppare un concetto unificato di guerra cognitiva.
Analisi a cura di Francesco D’Arrigo, direttore Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli

