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Esteri
Usa, Donald Trump: che presidente potrebbe essere?


Donald Trump ha vinto ufficialmente la nomination per il Partito Repubblicano battendo i candidati dell'establishment.
Trump ha vinto a dispetto di molti membri autorevoli del Partito come la famiglia Bush; Infatti  i "vecchi" non gli perdonano il suo fare sbruffone e populista ed alcuni contestano anche le sue fortune dicendo che i suoi sono solo debiti e poco utile; eppure l'anfitrione americano ce  l'ha fatta a dispetto di tutto e di tutti.
Trump è il continuatore di quell'ondata populista che si è abbattuta sull'Europa e che ha prodotto Salvini e Grillo in Italia, Le Pen in Francia, Farage e Johnson in Uk, Orban in Ungheria; e non sono segni da sottovalutare, anzi sono l'indicatore che le cose stanno cambiando e che se i "moderati", in primis i Democratici Usa con la Clinton non cambieranno strategia potrebbero perdere l'intera posto in gioco che è molto alta.
Una cortina di ferro, si potrebbe dire, sta scendendo sul mondo a dividerlo tra chi è contento dello status quo e chi vuole ritornare all'antico. La crisi del 2008 che non ha niente da invidiare a quella del 1929 ha ridisegnato completamente gli equilibri mondiali e masse di diseredati e di impoveriti premono dentro gli stati che ne non ce la fanno più a contenerli. Servono forti interventi dei governi ma non finanziari bensì strutturali, che riguardano cioè le opere pubbliche e la creazione immediata di molti posti di lavoro.
Se così non sarà di saranno 10, 100, 1000 Trump in ogni stato anche a democrazia avanzata (figuriamoci quelli non democratici). E' il prezzo che si paga al capitalismo selvaggio (fu Bill Clinton a togliere la distinzione tra banche d'affari e banche "normali" che vigeva dalla crisi del 1929 provocandone di fatto un'altra). Di parole ormai la gente ne ha piene le tasche che sono vuote invece di quattrini; o si allentano i vincoli di bilancio che la Merkel ha messo a tutela degli interessi della Germania o si assisterà ad una progressiva instabilità mondiale di cui vediamo ora solo le prime conseguenze.
Maria Laura Rodotà anche sul Corriere della Sera dimostra come un certo giornalismo elitario non stia pericolosamente capendo cosa stia davvero succedendo; non è prendendo in giro Trump e i suoi fan che si combatte un fenomeno inquietante con battutine indignate sui "complottisti" e zoticoni dell'America rurale che sostengono il magnate Usa; la gente non ne può più di radical chic con i soldi che parlano di "socialismo e libertà", ma vuole risposte concrete a problemi che ormai hanno travalicato i limiti della sopportazione.
Se si vuole combattere Trump occorrono alti dose di buon senso pratico e di stop ad un finto buonismo che ha prodotto danni quasi irreparabili.

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usa donald trump
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