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Esteri
Draghi, il G20 e l'interventismo del premier: tanto tuonò che non piovve

Erano trascorsi pochi giorni dal 15 agosto, quando i talebani entrarono a Kabul, che Draghi, tramortito come l'intera dirigenza europea, dal precipitare della situazione in Afghanistan, annunciava un G20 straordinario sulle condizioni di quel Paese.

Apriti cielo, per politici, informazione, diplomatici interessati e così via, si aprì una gara sulla retorica, sulla non comprensione degli scenari internazionali e, in molti casi, su una vera e propria piaggeria, tale da poter essere confusa con  banale nazionalismo e ancor più con un indecifrabile sovranismo. 

I Titoli:
Un G20 straordinario, opportunità e sfide. Dalla Merkel a Putin, a cosa punta l'interventismo di Draghi. Per Draghi un ruolo sempre più centrale in Europa. La debolezza di Francia e Germania e un maggior protagonismo per l'Italia. Draghi in più occasioni ha ripetuto che il futuro dell'Europa dipende dall'Italia. Quel che già oggi appare evidente è il ruolo centrale assunto dal premier italiano. Afghanistan, asse tra Draghi e Putin. La Mossa dell'Italia e il dialogo largo di Draghi.      

Insomma, il nostro Primo Ministro velocemente riconosciuto leader oltre l'Europa.                                        

Si trattava solo d'individuare una data: immediatamente, prima dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite prevista per il 20 settembre o a seguito della stessa; non era un gran problema spiegavano diplomatici addentro a Palazzo Chigi, ognuna delle tre ipotesi offriva delle opportunità. Nei primi due casi, l'iniziativa italiana sarebbe stata un viatico per i lavori dell'ONU; nel terzo potrebbe fungere da momento riassuntivo e quindi di coordinamento dei risultati ottenuti a New York. E allora, anche con una tempistica favorevole, in tutti i casi, l'intuizione draghiana non poteva non risolversi in un significativo e prestigioso successo diplomatico.                                                               

Dopo aver dato per scontato l'inevitabile esito positivo, si è arrivati a ipotizzare la concessione all'Italia di un'autorità per coordinare un gruppo di contatto, tra i Paesi che esprimono preoccupazione sul futuro afghano, e per indire una Conferenza internazionale.Purtroppo, nonostante un'incomprensibile terapeutica inclusività del G20, evocata dai diplomatici di palazzo, e i faticosi tour diplomatici messi in piedi dalla Farnesina per il Metternich di Pomigliano d'Arco, l'appuntamento tanto acclamato si è rivelato privo di strategia e di una tale modestia da rasentare l'anonimato.Manipolando il persuasivo proverbio socratico si potrebbe sostenere che tanto tuonò che non piovve. Il 12 ottobre non piovve perché all'incontro mancarono Putin, Xi Jinping e il Pakistan, cioè i diretti interessati, perché indebolito anche dagli Stati Uniti, dalla Germania e dall'Ue che, negli stessi giorni, avviano a Doha colloqui con i talebani. Non piovve perché del multilateralismo non vi è stata traccia, assenze pesanti, approssimazione statunitense e visioni divaricanti non hanno consentito d'individuare una strategia condivisibile.Del resto, non aveva piovuto neppure a New York all'Assemblea generale ONU dove i leader intervenuti avevano partecipato solo a un festival delle buone intenzioni che, com'è noto, lastricano la strada per l'inferno.

Non piovve il 12 ottobre su un G20 virtuale e sbrigativo, iniziato alle 13 e concluso dopo poche ore. Certo, dei risultati ci sono stati, si è dato mandato alle Nazioni Unite per il coordinamento degli interventi centrati sulla necessità di rispettare i diritti delle donne, sulla lotta al terrorismo e sulla crisi umanitaria per la quale l'Ue ha annunciato uno stanziamento di un miliardo, dove l'informazione italiana si è divisa se trattasi di euro o dollari, controllare per credere.

Non insistiamo sulla valutazione dell'evento, lasciamola al Presidente del Consiglio: Il G20 straordinario un successo, torna il multilateralismo! L'assenza di Cina e Russia non era legata a motivi specifici, il coinvolgimento c'è stato ed è stato continuo! e al Metternich di Pomigliano: Dobbiamo finanziare lo Stato senza dare soldi ai talebani.

Una metabasi nel momento in cui obiettivi e argomenti sono mutati velocemente come accaduto tra l'annuncio e la realizzazione del G20. Statisti e leader politici non possono non avere una spiccata capacità diagnostica che possa orientarli nell'esprimere leadership situazionali, salvo che si lascino abbagliare da una politica politicante e da un'informazione capace di osannare presunti successi, indipendentemente dall'efficacia della leadership.

Esattamente come accaduto per la non valutazione delle posizioni di Cina e Russia sul versante afghano cui si è aggiunta, da parte cinese, la minacciosa dichiarazione di nessun compromesso sulla riunificazione con Taiwan.  Con queste premesse pioverà a Roma il 30 ottobre?

* Presidente Società Libera     

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