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Esteri
Ebola, 'siero miracoloso' solo ai due americani. E' polemica: e per gli africani

La decisione di utilizzare un farmaco sperimentale per la cura di due americani bianchi contagiati dal virus dell'ebola, mentre quasi un migliaio di africani sono gia' morti per l'epidemia, ha scatenato un vespaio di polemiche, anche a sfondo etico. I due missionari ora in isolamento ad Atlanta, Kent Brantly e Nancy Writebol, sono infatti stati trattati con un ritrovato farmaco che avrebbe dato buoni risultati gia' a poche ore dalla somministrazione. L'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanita') ha preannunciato che la prossima settimana dedichera' una riunione apposita a valutare l'utilizzo di farmaci sperimentali per contenere il virus.

Per l'ebola, un virus emorragico - che finora causato quasi un migliaio di vittime, con una mortalita' che puo' essere anche del 90% ma che in queste ultime settimane si e' attestata attorno al 60%- non c'e' alcuna cura ne' vaccino. Il farmaco somministrato ai due americani, chiamato Zmapp, e' ancora in una fase estremamente precoce di sviluppo e per ora e' stato testato solo sulle scimmie, ne' è mai stato prodotto su larga scala.

Mercoledì la Nigeria ha chiesto esplicitamente agli Usa la possibilità di utilizzarlo; e i tre maggiori esperti di Ebola - tra cui Peter Piot, che fu tra coloro che scopri' il virus nella scuola - hanno esortato a rendere i farmaco piu' disponibile. "E' molto probabile - hanno dichiarato in un comunicato congiunto - che se l'Ebola si stesse diffondendo tra i Paesi occidentali, le autorità sanitarie darebbero ai pazienti a rischio l'accesso a farmaci e vaccini sperimentali".

Il presidente Usa, Barack Obama, ha detto che e' ancora troppo presto per inviare farmaci sperimentali in Africa; ha spiegato che non ci sono ancora informazioni sufficienti per decidere se la cura sperimentale contro il virus sia efficace e ha aggiunto che gli sforzi dei Paesi interessati dovrebbero concentrarsi piuttosto sulla definizione di una "forte struttura pubblica" per contenere l'epidemia. Anche gli esperti di bioetica sono cauti: "Quando c'e' un cosi' alto tasso di moralita', la pressione puo' diventare irresistibile. Ma bisogna sapere che c'e' un rischio che puo' derivare da farmaci non sperimentati", ha osservato Kevin Donovan, direttore del centro della Georgetown University per la bioetica.

Anche Nancy Kiss, docente alla John Hopkins University e che ha lavorato in un commissione etica dell'Oms, sottolinea che "c'e' una ragione per cui i farmaci devono essere testati prima di darli alla gente". "E' molto facile dire: 'non c'è niente da perdere', e invece c'e' molto da perdere'. Al di la' della nocivita' di un farmaco, puo' essere difficile comprendere gli effetti di un medicinale al di fuori dei parametri controllati di un protocollo di studio". Secondo Donovan, inoltre i due missionari americani erano ottimi candidati all'assunzione di un farmaco rischioso perche' persone preparate da un punto di vista scientifico a capire l'entita' del pericolo e che "deliberatamente mettono a rischio la propria vita". Era stata inoltre la loro organizzazione, la Samaritan's Pursue, a cercare e trovare il farmaco.

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