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Esteri

Per guidare il nuovo governo transitorio dell'Egitto la "prima scelta" delle Forze Armate, che ieri hanno destituito il presidente Mohamed Morsi, e' Mohammed ElBaradei, neo-leader della Coalizione 30 Giugno che raggruppa le forze di opposizione laiche e secolariste come pure i movimenti giovanili di protesta raccolti sotto la sigla 'Tamarrud' (Ribellione; ndr): lo hanno riferito fonti militari che hanno chiesto di rimanere anonime, e l'indiscrezione e' poi stata confermata negli ambienti politici e diplomatici al Cairo.

"E' una personalita' di statura internazionale", hanno proseguito le fonti, alludendo alla lunga e vasta esperienza maturata da ElBaradei quale direttore generale dell'Aiea, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. "E' popolare presso la nostra gioventu'", hanno proseguito le fonti riservate, "e crede in una democrazia che comprenda tutte le forze politiche. E' popolare persino tra alcuni gruppi islamisti".

 

Non solo: il 71enne ex numero uno dell'agenzia Onu sarebbe gradito a quei Paesi occidentali che non si sono certo strappati i capelli per la cacciata di Morsi e dei Fratelli Musulmani cui fa capo dai vertici del potere. Tra gli esponenti di punta del Fronte Nazionale di Salvezza, l'alleanza anti-islamista confluita domenica scorsa in un fronte ancora piu' ampio, e' stato inoltre designato subito a negoziare con i militari: era infatti presente quando, alla scadenza dell'ultimatum di 48 ore impartito tre giorni fa ai partiti dal Supremo Consiglio delle Forze Armate, ha annunciato il colpo di stato incruento il generale Abdel Fattah al-Sissi, ministro della Difesa e capo dello stato maggiore interforze.

Non meno rilevante, l'ulteriore credito guadagnato da ElBaradei nel mondo dell'alta finanza per aver fortemente premuto affinche' l'Egitto stipulasse con il Fondo Monetario Internazionale un prestito da 4,8 miliardi di dollari: accordo che Morsi aveva dapprima promosso, per poi lasciarlo invece cadere lettera morta, nel timore delle reazioni popolari di fronte ai drastici tagli nella spesa pubblica e alle nuove tasse che avrebbe comportato. In alternativa al navigato diplomatico egiziano, altri papabili per assumere la carica di primo ministro ad interim, e per succedere al silurato premier Hisham Qandil, sono Kamal al-Ganzouri, che svolse tale ruolo a cavallo fra il 2011 e il 2012, dopo il rovesciamento del vecchio regime di Hosni Mubarak; oppure Farouk el-Okdah, gia' governatore della Banca Centrale e figura molto rispettata, in patria e all'estero.

Dopo il colpo di stato relativamente incruento con cui mercoledi' le forze armate hanno deposto Mohamed Morsi, l'Egitto prova a voltare pagina. Questa mattina ha giurato il nuovo presidente ad interim, Adli Mansour, che si e' insediato anche alla guida della Corte Costituzionale. Presto sara' nominato inoltre il premier transitorio, con ogni probabilita' l'ex numero uno dell'Aiea Mohamed ElBaradei, neo-leader dell'opposizione unificata.

Nel Paese, pero', la tensione resta alta e si e' scatenata la caccia agli islamisti piu' vicini a Morsi. Almeno 300 i mandati di cattura spiccati a carico di esponenti dei Fratelli Musulmani, tra cui il loro leader Mohamed Badie e il suo vice, Khairat el-Shater, in origine preferito a Morsi come candidato alle presidenziali del giugno 2012 che l'ormai ex capo dello Stato avrebbe poi vinto. In carcere si trovano gia' Saad el-Katatni e Mohamed Rashad al-Bayoumi, rispettivamente numero uno e numero due del braccio politico dei Fratelli Musulmani, il Partito per la Liberta' e la Giustizia, che finora dominava il Parlamento nazionale.

Quanto al presidente deposto, i militari si sono limitati a confermare che e' stato posto in "custodia preliminare", verosimilmente per essere poi chiamato a rispondere di pendenze penali precedenti la caduta del regime di Hosni Mubarak. Secondo Gehad al-Haddad, figlio dell'ex portavoce presidenziale Essam al-Haddad che e' stato parimenti arrestato, sarebbe stato separato dai collaboratori e trasferito presso la sede del ministero della Difesa, ma non si hanno conferme.

Il successore di Morsi ha comunque voluto inaugurare il proprio mandato con un gesto distensivo: nel suo discorso Mansour ha definito i Fratelli Musulmani "parte integrante del popolo egiziano" e li ha "invitati a partecipare alla costruzione della Nazione". L'alto magistrato diventato presidente ha sottolineato come "nessuno sara' escluso" nell'Egitto che si va delineando e ha assicurato che, se il movimento islamista accettera' l'invito, "sara' il benvenuto".

Mansour ha cosi' giocato d'anticipo rispetto alla prima obiezione sollevata dal Fronte Nazionale di Salvezza, il cartello guidato da ElBaradei che raccoglie le opposizioni laiche, liberali e progressiste: "Tutti i gruppi politici hanno il diritto di esprimere liberamente le loro opinioni", aveva avvertito il Fronte. "Rifiutiamo totalmente l'esclusione di qualsiasi partito, in particolare di quelli islamici". Un monito che parrebbe superato dagli eventi: almeno per ora.

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