A- A+
Esteri

L'Egitto è in una fase di transizione e naturalmente il suo futuro è particolarmente incerto. Tuttavia ci sono fattori costanti e precedenti storici sulla base dei quali si può tentare di capire da che parte spira il vento.

Nel 1953 Berlino Est tentò di ribellarsi alla dittatura comunista ma la rivolta non si estese all'intera DDR e il governo riuscì a reprimerla. Al contrario nel 1956 la rivolta ungherese coinvolse una percentuale così alta del popolo (inclusa buona parte dei militari) che i cittadini poterono ragionevolmente sperare di essersi liberati da quell'oppressione. E infatti riuscirono a costituire un nuovo governo. Purtroppo, contrariamente alle loro speranze, Khrushchev osò inviare i carri armati a Budapest e questo chiuse la partita. Probabilmente il Segretario del P.c.u.s. lo fece più per salvare il proprio impero e l'Unione Sovietica che per tenere in riga l'Ungheria: certo è che, quando il fenomeno cominciò a ripetersi in Cecoslovacchia, dodici anni dopo, Dub?ek si piegò a Mosca senza opporre resistenza. Non sarebbe servito a nulla.

I Fratelli Musulmani avranno partita vinta solo se indurranno i militari a fare marcia indietro, riconsegnando loro stessi la presidenza a Morsi. Diversamente contro un esercito regolare, quand'anche la popolazione fosse tutta dalla stessa parte (com'era in Ungheria e come è tutt'altro che vero in Egitto), non hanno alcuna possibilità di vittoria. Purtroppo per loro, un simile cambiamento di rotta dei militari sembra del tutto improbabile. Al Cairo l'esercito è sempre stato tendenzialmente laico e ostile agli integralisti.

Improbabile è pure che si arrivi ad una guerra civile. In Spagna nel 1936 la spaccatura del Paese prima che politica fu geografica e militare: il nord repubblicano e tendenzialmente comunista, con una parte dell'esercito, contro il sud falangista e tendenzialmente cattolico, con un'altra parte dell'esercito. Invece in Egitto lo squilibrio militare è totalmente a sfavore degli islamisti.

Qualcuno a questo punto potrebbe proporre l'esempio della Siria: qui infatti gli insorti fronteggiano un esercito regolare. Ma essi ricevono armi sottobanco dall'estero e ciò malgrado sembrano lungi dal prevalere. E diversa è pure l'influenza della religione. La massima parte della popolazione siriana, pur non essendo favorevole agli estremisti, è sunnita e dunque ostile al potere alawita, vicino alla Shia. Gli insorti siriani hanno dalla loro buona parte del popolo mentre in Egitto - lo si è visto in piazza Tarhir e dovunque altrove - la grande maggioranza non ne poteva più di Morsi e del suo governo. I Fratelli Musulmani sono inermi e minoritari.

Un ultimo problema: è vero che l'esercito egiziano sta sparando senza scrupoli contro i manifestanti inermi? In questo caso come in tutti i casi simili bisogna attendere notizie sicure, e si sa che "in guerra la prima vittima è la verità":  ma ugualmente si può azzardare che la notizia sia inverosimile. In primo luogo, i militari non hanno un impegno offensivo ma difensivo. Sono schierati dinanzi agli obiettivi sensibili e certo non sparerebbero se nessuno andasse ad attaccarli. Poi essi sparano quando gli viene ordinato, non prima: e qualunque comandante oggi sa che non deve creare problemi o anche soltanto cattiva pubblicità al governo.
Le cose stanno molto diversamente per la controparte islamista. Essa ha brutte carte, in mano, e può trarre beneficio solo dal suo tradizionale  disprezzo della vita umana. Ricordiamoci che nessuno degli attentatori dell'Undici Settembre è stato processato, perché sono tutti morti. La cultura del "martirio" è così largamente diffusa (si pensi alla Palestina) che i capi sono disposti a far morire parecchia gente anche solo per gettare il discredito sugli avversari. L'idea di procurarsi dei "martiri", affinché i giornali occidentali scrivano che l'esercito sta macellando la popolazione civile, a quei fanatici può apparire allettante. Né si intravede altra spiegazione: gli incitamenti alla violenza non tendono tanto ad ottenere un'improbabile restaurazione di Morsi al potere quanto a squalificare i militari, parlando di "sanguinoso colpo di Stato".

È triste che i capi possano comportarsi così, ma non è una novità. La morte non fa molta paura, quando sono gli altri, a morire. Nessuno ha dimenticato il modo in cui l'esercito zarista mandava al macello migliaia e migliaia di fanti, inutilmente. Cosa che fra l'altro è fra le cause della Rivoluzione d'Ottobre. Ma perfino Paesi civilissimi come la Francia o l'Italia non hanno certo conservato un bel ricordo della Prima Guerra Mondiale, per gli stessi motivi. E tuttavia nessuna formazione in lotta ha mai fatto del sacrificio dei propri combattenti la principale arma da opporre al nemico. Un volta Golda Meir disse che la guerra in Palestina sarebbe finita quando le madri arabe avrebbero amato i loro figli quanto le madri ebree amavano i loro.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
 

Tags:
egittoelezioni
in evidenza
Messi il Re Mida del calcio 110 milioni per tre anni al PSG

Neymar superato da Leo

Messi il Re Mida del calcio
110 milioni per tre anni al PSG

i più visti
in vetrina
Bollette Luce e Gas, in arrivo i rincari d’autunno: ecco come difendersi

Bollette Luce e Gas, in arrivo i rincari d’autunno: ecco come difendersi


casa, immobiliare
motori
La nuova Peugeot 308 diventa premium

La nuova Peugeot 308 diventa premium


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.