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egitto proteste (5)

 

 

Sfocia nel sangue l'operazione di sgombero delle piazze del Cairo cominciata mercoledì mattina. Il Ministero della Salute dichiara ufficialmente 149 morti e 1.403 feriti. In precedenza, la France Press, che ha contato i cadaveri in tre diversi obitori improvvisati, aveva parlato di almeno 124 morti. Per i Fratelli musulmani le vittime sono oltre 2.000, con 10.000 feriti. Al-Jazeera, citando fonti sanitarie, parla di 120 morti. Sei le vittime confermate tra le forze di sicurezza. Uccisi anche due giornalisti:  un operatore di Sky News, Mick Deane, di 62 anni, e una giovane reporter di Xpress, del gruppo emiratino Gulf news, Habiba Ahmed Abd Elaziz, 26 anni.

PRESIDENZA PROCLAMA STATO D'EMERGENZA PER UN MESE, GLI USA SONO CONTRARI - La presidenza della Repubblica egiziana ha proclamato lo stato di emergenza, che avra' la durata di un mese, a partire dalle 16 di oggi. Lo ha riferito Al Arabya. La presidenza ha autorizzato le forze armate a prendere i provvedimenti necessari a garantire la sicurezza nel paese. Ma gli Stati Uniti si oppongono fortemente alla dichiarazione di stato di emergenza dei militari in Egitto. Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest in un briefing ai giornalisti. Il portavoce ha anche sollecitato i leader militari egiziani a rispettare i diritti umani di base del popolo. "La violenza - ha detto il portavoce - rendera' solo piu' difficile per le parti tornare a un percorso di pace e democrazia".

IMPOSTO COPRIFUOCO DALLE 19 ALLE 6 - Le autorita' egiziane hanno imposto il coprifuoco dalle 19 alle 6 in diverse province del Paese. Lo ha annunciato la tv di stato. La misura riguarda la provincia del Cairo e altre dieci province del Paese, tra cui Alessandria e Suez, e restera' in vigore per tutta la durata dello stato d'emergenza, proclamato oggi per un mese. 

IL VICEPRESIDENTE MOHAMMAD ELBARADEI SI E' DIMESSO - Il vice presidente ad interim della Repubblica egiziana, Mohammad ElBaradei, si e' dimesso. Lo riferisce Al Arabya. "Presento le dimissioni dalla carica di vicepresidente e chiedo a Dio l'altissimo che preservi il nostro caro Egitto da tutto il male, e che soddisfi le speranze e le aspirazioni del popolo", ha scritto il premio Nobel per la pace in una lettera inviata al presidente Adli Mansour, in cui ElBaradei osserva polemicamente che "c'erano opzioni pacifiche per risolvere la crisi".

LA CRONACA DELLA BATTAGLIA - La polizia egiziana ha fatto irruzione all'alba nelle tendopoli di piazza al-Nahda, nel quartiere orientale di New Cairo, e di piazza Rabaa al-Adawiyah, nel sobborgo settentrionale di Nasser City dove vi sarebbero state la maggior parte delle vittime. Ma gli scontri non si sono fermati con lo sgombero e sono andati avanti anche dopo, con le forze di sicurezza che hanno aperto il fuoco sulla folla. I giornalisti sul posto parlano intimidazioni da parte dell'esercito, che costringono i fotografi a cancellare le foto scattate come condizione per il rilascio. I Fratelli Musulmani hanno chiesto alla popolazione di scendere in piazza "contro il massacro" e manifestanti si sono organizzati a Suez, ad Alessandria, a Minya e ad Assiut. L'esercito ha bloccato i treni in arrivo e in partenza dal Cairo per evitare nuovi assembramenti. In alcune zone del Paese i manifestanti stanno attaccando per ritorsione negozi, case e chiese dei copti cristiani: in fiamme la chiesa di San Giorgio a Sohag. Numerose le vittime anche fuori dal Cairo.

DISORDINI OVUNQUE, ISLAMISTI INCENDIANO TRE CHIESE - Gravi scontri sono scoppiati un po' ovunque in Egitto, dove sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi sono scesi di nuovo nelle strade, in risposta all'appello lanciato dai Fratelli Musulmani dopo il duplice assalto delle forze di sicurezza alle due tendopoli allestite al Cairo dai militanti islamisti fin dal colpo di stato militare del 3 luglio. I disordini piu' gravi si sono registrati a Minya, capoluogo dell'omonima provincia centro-settentrionale, situata lungo il corso del Nilo a circa 150 chilometri dalla capitale: migliaia di persone hanno attaccato una chiesa copta e l'hanno parzialmente incendiata, e per disperderli la polizia ha dovuto fare massiccio ricorso ai lacrimogeni. Scena analoga a Sohag, 200 chilometri piu' a sud, dove a un'altra chiesa e' stato appiccato il fuoco con bottiglie incendiarie. Rogo di una terza chiesa e di una scuola infine a Suez. Tumulti anche ad Assyut, a meta' strada tra le due localita', dove gli agenti in assetto anti-sommossa hanno dovuto affrontare almeno tremila dimostranti. Violente proteste anche ad Alessandria, la seconda cita' del Paese, in cui la folla ha bloccato il lungomare; e ad Assuan, dove e' stata circondata la sede del locale governatorato, che e' stato necessario evacuare. La tensione è alle stelle in diverse zone cairote: in particolare in quello di al-Mohandessin, un sobborgo residenziale di Giza, dove i seguaci islamisti stanno tentando di radunarsi in piazza Mustafa Mahmoud.

BONINO, FERMARE IMMEDIATAMENTE LA VIOLENZA  - "Sono profondamente addolorata per quanto sta avvenendo in Egitto e per la perdita di vite umane". E' quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri, Emma Bonino, in riferimento ai tragici fatti di sangue in atto in Egitto. "Avevo espresso l'auspicio - prosegue Bonino - che le piazze dei sit in si svuotassero grazie al raggiungimento di un accordo tra le parti, e non con l'intervento delle forze di polizia che non aiuta la ricerca di una soluzione alla crisi politica". "Mi rivolgo a tutte le forze in campo in Egitto affinche' facciano tutto quanto in loro potere per fermare immediatamente la violenza esplosa nel Paese ed evitare un bagno di sangue. E' necessario che le forze dell'ordine esercitino il massimo autocontrollo, cosi' come da parte di tutti deve essere evitato ogni incitamento alla violenza. Negli ultimi giorni vi erano stati segnali incoraggianti da entrambe le parti che ci avevano fatto sperare si potesse finalmente avviare una fase di graduale uscita dalla fase di emergenza acuta. Di fronte a questi drammatici sviluppi - conclude il ministro - rinnovo il mio appello affinche' in Egitto si ponga fine alla spirale di violenza e si riprenda un processo di dialogo nazionale".

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