Con lo scrutinio del 76,8% delle schede, i risultati parziali assegnano 54 seggi al blocco guidato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, 47 seggi al blocco guidato da Gadi Eisenkot mentre i partiti arabo-israeliani — la Lista Comune e Ra’am — raggiungono quota 19. In attesa dei risultati definitivi per le elezioni in Israele, un dato emerge in maniera evidente, lo sfidante di Netanyahu ha inciso parecchio sull’esito di questo voto e, nonostante la situazione veda di fatto uno stallo e una difficoltà per entrambi a formare un governo, di fatto Eisenkot è riuscito a frenare Netanyahu che resta in vantaggio come numero di seggi ma (al momento) non ha la maggioranza e quindi non può governare.
Ma chi è Gadi Eisenkot?
Eisenkot è figlio di immigrati marocchini. È nato il 19 maggio 1960, a Tiberiade, in Israele, poi è cresciuto a Eliat. Soldato di fanteria, ha scalato le gerarchie militari fino a diventare, nel 2015, capo di Stato maggiore. Quattro anni prima, chiamato al ruolo dal ministro della Difesa Ehud Barak, aveva rinunciato alla carica ritenendo che il ruolo spettasse al generale Benny Gantz, più anziano ed esperto. Eisenkot ritroverà il suo superiore fra le fila del partito “Unità Nazionale”, dove Gantz aveva fatto confluire la sua lista “Blu e Bianco” in occasione delle elezioni del 2022.
Nel dicembre 2023 il figlio di Eisenkot, Gal, è rimasto ucciso – a 25 anni – mentre combatteva a Gaza, nelle prime fasi della risposta dello Stato ebraico dopo gli attacchi del 7 ottobre. Nei combattimenti nella Striscia Eisenkot ha perso anche due nipoti. Durante il funerale del figlio, fece un discorso contro “la codardia, l’indecisione politica e le considerazioni ideologiche” del governo israeliano, suscitando tensioni.
Si dimette da deputato della Knesset nell’agosto del 2025, e poco più di un mese dopo fonda il partito “Yashar” (“onesto”, “integro”), determinato a scalzare Netanyahu dalla posizione egemonica occupata nel Paese. Sul fronte domestico, Eisenkot porta avanti le battaglie per la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente sul fallimento securitario del 7 ottobre, e per l’estensione della coscrizione obbligatoria alla popolazione ultra-ortodossa, storicamente esente.
Eisenkot ha commentato così l’esito del voto, seppur parziale. “Israele ha scelto il cambiamento, voltando pagina rispetto al primo ministro Benjamin Netanyahu”, e ha annunciato che cercherà di formare un nuovo governo e che si opposone a nuove elezioni. Rivolgendosi ai suoi sostenitori, Eisenkot ha inoltre lanciato un avvertimento a Netanyahu: “Non osare usare la sicurezza di Israele per i tuoi fini politici“, un riferimento che appare legato alle minacce di quest’ultimo di sferrare nuovi attacchi contro l’Iran.
Il leader dei Democratici, Yair Golan, ha nuovamente esortato l’opposizione a fare un accordo con i partiti arabo-israeliani per formare un governo, all’indomani delle elezioni. “Abbiamo l’opportunità di formare un governo del cambiamento in partnership con i cittadini arabi di Israele. Ora serve coraggio. Serve leadership. Serve smettere di avere paura e iniziare ad agire”, ha scritto su X il leader di sinistra. Gli arabo-israeliani avevano espresso la disponibilità a entrare in una coalizione di governo o sostenere un governo di minoranza dall’esterno, ma all’epoca Eisenkot aveva respinto l’idea. Ma ora, alla luce anche dei risultati, potrebbe aver cambiato idea.
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