Domenica 11 aprile doppo importante appuntamento elettorale in Sudamerica. Nei due principali paesi dell’area andina, Ecuador e Perù, si va a votare alle presidenziali. Nel primo caso si tratta del ballottaggio, nel secondo caso del primo turno. Si sarebbe dobuto votare anche in Cile, ma le urne sono state rinviate al 15-16 maggio a causa della situazione pandemica.
ELEZIONI ECUADOR: BALLOTTAGGIO PRESIDENZIALI TRA L’ECONOMISTA DI SINISTRA ARAUZ E IL BANCHIERE DI DESTRA LASSO
Partiamo dall’Ecuador, dove circa 13,1 milioni di cittadini vanno alle urne per eleggere il prossimo presidente tra l’economista di sinistra, Andrès Arauz, e l’ex banchiere di destra, Guillermo Lasso. Gli ultimi sondaggi prevedono un serrato testa a testa tra il 36enne Arauz, vincitore al primo turno delle presidenziali, lo scorso febbraio, con 32,72% dei consensi, e il 65enne Lasso, arrivato in seconda posizione con 19,74%; ma il candidato di destra ha avuto la meglio all’ultimo dibattito televisivo e godrebbe di un leggero vantaggio rispetto al rivale. Per gli osservatori, ad aleggiare sul voto sarà la figura dell’ex presidente di sinistra in esilio politico in Belgio, Rafael Correa – al potere dal 2007 al 2017 – di cui Arauz è l’erede. Ma un “terzo incomodo” e’ soprattutto l’ambientalista autoctono, Yaku Perez, scartato per pochi voti, che ha ottenuto al primo turno il 19,39% delle preferenze. Perez e il suo movimento Pachakutik sono stati la sorpresa di queste presidenziali, ma i suoi ricorsi per frodi e la richiesta di riconteggio non sono stati accolti, così ha invitato i sostenitori a scegliere la scheda bianca domenica. Per la missione di osservazione elettorale dell’Organizzazione degli Stati americani (Oea), il primo turno è stato “onesto”. Oltre a Perez, un altro ago della bilancia nel voto ecuadoregno è Xavier Hervas, nuovo volto della politica con una formazione social-democratica che ha conquistato gli elettori giovani, arrivando al quarto posto con oltre 16%.
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ELEZIONI ECUADOR, IL RUOLO DELL’ESILIATO CORREA
Dal Belgio, Correa ha seguito da vicino la campagna elettorale e il suo volto è stato inserito nei manifesti di Arauz, che se verrà eletto probabilmente si attiverà per far abbandonare le azioni legali contro Correa, consentendone così il rientro in Ecuador. Il Paese è profondamente cambiato durante i suoi tre mandati. A succedere a Correa è stato il suo delfino, Lenin Moreno, che ha invece voltato le spalle all’eredità di sinistra e operato una svolta politica a destra. Sia Arauz che Lasso hanno promesso alla popolazione aiuti finanziari per reagire al duro colpo economico provocato dalla pandemia. Il primo ha proposto un sussidio di circa 840 euro che dovrebbe andare ad un milione di famiglie. Il secondo intende aumentare lo stipendio minimo da 400 a 500 dollari. La valuta Usa è l’unica moneta in circolazione nel Paese dopo l’abbandono di quella locale – il sucre – nel 2000. L’Ecuador è una delle nazioni maggiormente colpite dal Covid con oltre 339 mila contagi e 17 mila vittime, secondo i bilanci ufficiali. Attualmente alle prese con la seconda ondata, un coprifuoco è ancora in vigore in otto delle 24 province, quelle in cui vive il 70% dei 17,5 milioni di abitanti. La campagna di vaccinazione procede a rilento oltre ad essere accompagnata da polemiche per le troppe ore di attesa per gli anziani e l’ingiusta preferenza data a figure di potere quali giornalisti, sportivi e docenti. Proprio per questa situazione il ministro della Salute è stato cambiato quattro volte.
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ELEZIONI PERU’: PRIMO TURNO PRESIDENZIALI DURANTE L’EMERGENZA COVID
Passiamo al Perù, dove pochi giorni dalle elezioni generali sono stati registrati 314 decessi da Covid in 24 ore, il dato più alto dall’inizio della pandemia, ma il governo ad interim del presidente Francisco Sagasti esclude di rinviare un voto cruciale. In lizza per la presidenza della Repubblica ci sono 18 candidati, di cui almeno tre sono stati testati positivi al Covid, tra cui l’ultimo pochi giorni fa l’ex calciatore professionista George Forsyth, costretto a sospendere i comizi ed isolato in casa. Secondo gli ultimi sondaggi nessuno di loro riuscirà a superare il 50% dei voti validi quindi servirà il ballottaggio, in agenda per il 6 giugno. Il candidato favorito è il moderato Yonhy Lescano Ancieta del partito Azione popolare, con soli 10% delle preferenze, che ha gia’ detto di non avere intenzione di stringere alcuna alleanza politica per assicurarsi il passaggio al secondo turno. Al secondo posto potrebbe arrivare Hernando de Soto di Avanza Pais, favorevole all’intervento del settore privato e delle ong nella commercializzazione delle dosi di vaccini anti Covid. Tra gli altri nomi in posizione di vantaggio ci sono quelli del portiere George Forsyth, Rafael Lòpez Aliaga Cazorla di Renovacion Popular. Sono due le donne maggiormente accreditate: Keiko Fujimori, di Forza Popolare (conservatore e populista), 45enne figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori e Veronika Fanny Mendoza Frisch di Juntos por el Perù, psicologa, antropologa franco-peruviana, già candidata alle presidenziali del 2016.
ELEZIONI PERU’: SI SCELGONO ANCHE I 130 DEPUTATI DEL CONGRESSO
Gli elettori peruviani sono anche chiamati a scegliere i 130 deputati del Congresso. Per ottenere seggi ogni partito deve superare il 5% dei voti validi a livello nazionale. Il prossimo Parlamento si preannuncia come piu’ frammentato rispetto a quello uscente, con l’ingresso previsto di una dozzina di formazioni politiche. “Trasparenza e tempestivita’ nei risultati, partiti non dimentichino che ci troviamo in pandemia” è l’appello lanciato dalla Conferenza episcopale del Perù a pochi giorni dalle elezioni. Il vincitore dovrebbe insediarsi il prossimo 28 luglio, giorno clou delle celebrazioni del bicentenario del Paese, prendendo il posto del presidente Sagasti, gia’ deputato centrista eletto lo scorso novembre dal Parlamento che ha poi formato un governo di larghe intese per una transizione pacifica e democratica. Il Perù è stato teatro di una crisi politica dopo la messa in stato di accusa per corruzione del presidente in carica, Martin Vizcarra. A seguito dell’impeachment di Vizcarra, le nomine dei suoi successori hanno fatto scattare proteste dei cittadini che hanno contestato l’intera classe politica e le manifestazioni dello scorso novembre sono state duramente represse, con un bilancio di due morti e decine di feriti. Il futuro capo di stato del Perù dovrà far fronte alla pandemia di Covid-19 e alla conseguente grave crisi economica, con un Pil in calo di oltre il 14%.












