Elezioni Usa, Spannaus: “Clima sfavorevole a Trump, i democratici prenderanno la Camera”
A meno di due mesi dalle elezioni di Midterm del 3 novembre, Donald Trump prova a rilanciare la corsa dei repubblicani al Congresso puntando sul portafoglio degli americani. Dal palco della convention repubblicana di Dallas, il presidente ha promesso un “dividendo Trump” da 5mila dollari a ogni cittadino adulto nel caso in cui il Gop riesca a mantenere il controllo della Camera e del Senato. Una mossa destinata a pesare sulla campagna elettorale, mentre economia, inflazione e potere d’acquisto restano al centro delle preoccupazioni degli elettori.
Ma sulla sfida di novembre incombe anche la guerra con l’Iran, diventata inevitabilmente terreno di scontro politico. Trump ha assicurato che il conflitto “finirà subito dopo le elezioni”, legando così apertamente uno dei dossier più delicati della sua presidenza all’appuntamento con le urne. Una promessa che arriva mentre il presidente cerca di difendere il proprio operato e di evitare che le difficoltà sul fronte interno e internazionale si trasformino in un voto contro i repubblicani.
Ma quanto può incidere davvero l’assegno da 5mila dollari sul voto? Trump rischia di pagare alle urne la guerra con Teheran? E soprattutto, i democratici possono strappare ai repubblicani il controllo del Congresso? A fare il punto è Andrew Spannaus, giornalista e analista americano, che ad Affaritaliani analizza le prospettive dei due partiti in vista del voto di novembre, prevedendo che “senza eventi improvvisi esterni, è altamente probabile che i democratici prendano il controllo della Camera”.
Trump ha promesso un “dividendo” da 5 mila dollari a ogni americano nel caso in cui vincesse le elezioni di midterm. Questa promessa può davvero incidere sul voto di novembre?
“Qualcuno sarà interessato a recuperare i soldi persi a causa dell’inflazione prodotta dalla guerra e dalle scelte economiche di Trump, ma difficilmente potrà convincere gli americani a dargli credito sul tema economico. Il clima è decisamente sfavorevole per i repubblicani, e Trump è il primo responsabile della situazione attuale.
Ha solo due possibilità: cercare di non perdere ulteriore terreno nelle prossime settimane, ricordando ai suoi sostenitori perché lo hanno votato in passato, e manipolare le elezioni come cerca di fare da mesi con cambiamenti alle regole per il voto via posta, per esempio. Poi i repubblicani devono cercare di vincere alcune battaglie a livello locale, dipingendo i democratici come “socialisti” e troppo di sinistra, ma in ogni caso non sarà sufficiente per ribaltare la direzione generale”.
Trump ha anche assicurato che la guerra con l’Iran “finirà subito dopo le elezioni”. Perché legare in modo così esplicito la fine del conflitto al voto di novembre?
“La guerra in Iran è non solo fonte dell’aumento dei prezzi che colpisce tutta la popolazione, ma l’esempio più chiaro del fallimento di Trump rispetto alle sue promesse elettorali. Doveva portare la pace, doveva migliorare la situazione economica, doveva ristabilire il rispetto per l’America. Su tutti questi punti ha peggiorato la situazione grazie alla scelta di seguire il sodalizio Neoconservatori/Netanyahu nella guerra in Medio Oriente. Può solo promettere un miglioramento, ma anche in questo caso pochi ci crederanno”.
Quanto è concreto il rischio per i repubblicani di perdere il controllo di una delle due Camere? Se dovesse fare oggi un pronostico: a novembre chi vincerà il Congresso?
“Senza eventi improvvisi esterni, è altamente probabile che i democratici prendano il controllo della Camera. Nonostante il ridisegno anticipato e strumentale dei collegi elettorali (“gerrymandering”) che potrebbe salvare una decina di seggi per i repubblicani, i sondaggi di oggi indicano una vittoria dell’opposizione più che sufficiente per ribaltare il controllo della Camera.
Al Senato sarà più difficile: mi aspetto un fotofinish in cui i democratici si avvicinano alla maggioranza, ma il tutto potrebbe dipendere da una o due contese elettorali molto combattute. In ogni caso, perdere il controllo anche di un ramo del Congresso significherà un grande cambiamento a Washington, con Trump che diventa un’anatra zoppa in piena regola; solo che la sua personalità potrebbe portarlo a reagire con un iperattivismo esecutivo che crea uno scontro più diretto con le altre istituzioni”.


