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Esteri
L’energia per rilanciare l’Unione europea

La Commissione europea ha presentato la sua proposta di Unione energetica: una piattaforma strategica per il consolidamento dell’Ue anche sotto il profilo energetico, con uno sguardo importante anche alla sostenibilità ambientale. L’obiettivo primario è quello di garantire all'Unione una maggiore sicurezza energetica, che la Commissione definisce come la garanzia di forniture energetiche certe, sostenibili, competitive e a basso prezzo. Il tema è molto delicato, e sempre più pressante a causa delle recenti crisi in Ucraina e Nord Africa.

Secondo il vice presidente della Commissione Ue responsabile per le politiche energetiche Maroš Šefčovič si tratta del “progetto politico più ambizioso dalla creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio” e, dopo anni di tentativi caduti nel vuoto, "rappresenta un passo importante verso la creazione di un mercato unico dell’energia sorretto dai principi della solidarietà tra gli stati membri, della libera concorrenza e circolazione dell'energia e della transizione verso la decarbonizzazione e un maggior uso delle rinnovabili".

La crisi geopolitica ed economica potrebbe facilitare l’iter del progetto, che dovrà ottenere l’approvazione sia dei paesi membri che del Parlamento europeo.

 

Cosa prevede l’Unione dell’energia e quali le priorità d'intervento?

Le misure proposte dalla Commissione ruotano attorno a cinque punti cardine: sicurezza dell’approvvigionamento, completamento del mercato interno, efficienza energetica, sostenibilità e competitività. Al momento, il pacchetto declina maggiormente (in documenti separati) gli obiettivi di sostenibilità e completamento del mercato interno, mentre sviluppa gli altri all’interno della Strategia stessa, rimandando a documenti già presentati o in via di elaborazione.

Per quanto riguarda la diversificazione delle fonti, la Commissione decide di puntare su quelle che paiono le uniche due alternative ancora disponibili. Innanzitutto, propone di intensificare i lavori sul corridoio meridionale di trasporto del gas, che in prospettiva si vorrebbe arrivasse a collegare direttamente all’Europa – senza transitare dalla Russia – persino alcuni paesi dell’Asia centrale. In secondo luogo, spinge per lo sviluppo di una strategia per sfruttare al meglio le potenzialità del gas naturale liquefatto, in particolare per quei paesi che non avrebbero altre alternative di diversificazione via terra.

Infine, il piano propone che ogni stato membro sia obbligato a informare la Commissione prima di avviare un eventuale negoziato su materie energetiche con un paese esterno all’Unione. Si tratta di un passo indietro rispetto alla proposta iniziale del Commissario Šefčovič di creare addirittura un acquirente unico per l’acquisto di gas naturale, in modo da non permettere ricatti ai piccoli paesi importatori che dipendono totalmente dalla Russia per le proprie forniture. Nel documento uscente la proposta è notevolmente ridimensionata, e la Commissione propone di “valutare opzioni per meccanismi volontari di aggregazione della domanda per l’acquisto collettivo di gas naturale durante una crisi”, e ciò solo nel caso in cui i paesi membri siano dipendenti da un unico fornitore.

 

Sul versante del mercato interno e dell’energia elettrica, la Commissione propone di introdure disposizioni rafforzate per il commercio transfrontaliero di elettricità e di elaborare misure volte ad incoraggiare i produttori elettrici da rinnovabili a inserirsi maggiormente in un mercato dell’energia elettrica più ampio. Proprio sul fronte delle energie rinnovabili, la Commissione intende promuovere attività più mirate di ricerca, accelerare la decarbonizzazione del settore dei trasporti e facilitare la cooperazione e la convergenza delle politiche nazionali. Secondo anello della sostenibilità energetica è l’efficienza: qui la Commissione si dichiara pronta a favorire la semplificazione delle procedure per l'accesso ai finanziamenti da parte degli operatori del settore edilizio, in modo da agevolare l’efficientamento energetico degli edifici.

 

Quali sono gli ostacoli principali all’implementazione di questo piano?

Gli stati membri si potrebbero dimostrare riluttanti a sostenere il piano della Commissione, come d’altronde è già accaduto in passato. In questo caso sono stati propri i paesi membri a chiedere a Juncker di proporre una strategia per l’Unione energetica, e tale strategia faceva esplicitamente parte del piano Juncker presentato agli stati e al Parlamento europeo. Tuttavia, alcuni punti di frizione possono ancora mettere a repentaglio il buon esito del piano.

In primo luogo, molte compagnie energetiche sono ancora fortemente partecipate dai governi dei vari paesi membri, che considerano il controllo sulla fornitura dell’energia parte essenziale della propria politica nazionale. In secondo luogo, le misure proposte favorirebbero una ulteriore centralizzazione ed europeizzazione di questa materia, e ciò proprio in un momento storico in cui le istituzioni europee non godono di particolare sostegno da parte di ampi strati dell’opinione pubblica e di numerosi governi.

Inoltre, sebbene l’attuazione delle misure possa portare con il tempo a risparmi anche consistenti, per la sua attuazione sono necessari investimenti di grande valore, sia per realizzare una vera rete di distribuzione europea che per sostenere gli interventi a favore del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. La difficile situazione finanziaria di molti paesi potrebbe influenzare negativamente la loro propensione ad accettare questo tipo di investimenti a lungo termine.

Infine, sia gli ambientalisti che le grandi imprese del settore hanno avanzato critiche verso il provvedimento: i primi perché, nonostante la retorica, le misure proposte si concentrano più sugli idrocarburi che sulle fonti rinnovabili (anche se la Commissione nel documento è chiara sul fatto che i consumi petroliferi possano essere ridotti), i secondi perché temono di perdere fette importanti dei propri mercati di riferimento.

 

Quale sarà l’iter del pacchetto di misure?

Il Consiglio europeo discuterà le proposte preliminari della Commissione già i prossimi 19 e 20 marzo: il summit avrà principalmente la funzione di tastare il polso dei vari governi e di ottenere, se possibile, un via libera il più ampio possibile per la produzione effettiva di proposte legislative sulla base degli orientamenti della Commissione. Una traduzione di queste proposte in effettivi disegni di legge non è tuttavia prevista prima del 2016-2017. Una volta negoziate in seno al Consiglio dei Ministri dell’UE (sia dai ministri per l’Energia che da quelli per l’Ambiente), le proposte legislative andranno poi approvate dal Consiglio e dal Parlamento europeo.

Stiamo dunque ancora assistendo ai primi passi lungo la strada per una strategia energetica a tutti gli effetti, e non soltanto nelle ambizioni, europea.

 

Su questi temi l'ISPI ha recentemento pubblicato il Rapporto "Energia e Geopolitica. Gli attori e le tendenze del prossimo decennio" a cura di Matteo Verda, ISPI. Il volume propone una serie di riflessioni su alcuni dei principali paesi della scena energetica globale: per ciascuno di essi ricostruisce le dinamiche attuali e analizza le possibili conseguenze sul prossimo decennio.

 

Inoltre, l'Osservatorio Energia dell'ISPI ha avviato il blog ISPI Energy Watch che copre l'evoluzione delle principali tematiche relative al mondo dell'energia con approfondimenti giornalieri in lingua inglese.

Da http://www.ispionline.it/
 

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