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Esteri
L'Ue muove un passo nell'Indo Pacifico. Senza Merkel rischio gelo con la Cina

L'Unione europea perde Angela Merkel, ma prova a trovare un'autonomia strategica. Quantomeno sull'Indo-Pacifico, un'area del mondo a lungo trascurata dal Vecchio Continente ma che è da tempo diventata il fulcro della geopolitica mondiale. E' lì che si sviluppa lo snodo cruciale del confronto/scontro strategico tra Stati Uniti e Cina. Ed è sempre lì che si concentrano praticamente tutte le economie maggiormente in crescita  a livello mondiale. Non solo quella cinese, ma anche quella del Vietnam (il paese che è cresciuto di più, +2,9%, nel 2020).

Francia e Germania in anticipo nell'Indo Pacifico

Martedì 14 settembre, infatti, l'Unione europea annuncia il suo atteso documento contenente la strategia sull'Indo Pacifico. Già da qualche mese i singoli paesi europei si sono mossi su questo fronte. In primis la Francia, con l'invio di navi militari in un'area nella quale Parigi conserva dei forti interessi visto che possiede ancora dei territori d'oltremare. Poi è stato il turno della Germania, che ha inviato una nave militare arrivata nel Pacifico nelle scorse settimane. E anche i Paesi Bassi stanno lavorando su questo fronte.

Ora, però, Bruxelles rilascia un approccio unitario che si propone di dare una linea comune su un dossier quantomai delicato. Il tentativo è quello di entrare nella zona di massima tensione tra Stati Uniti e Cina, anche sotto le insistenti richieste di Washington, ma di farlo cercando di mantenere una porzione di quella tanto sbandierata "autonomia strategica". Che più che un fatto per ora è stato un desiderio. 

L'Ue annuncia la sua strategia sull'Indo Pacifico

Nel documento viene rimarcata la vicinanza e la comunione di intenti con le potenze medie asiatiche come Giappone, India e Australia, ma l'iniziativa verrà con ogni probabilità letta in modo negativo dalla Cina. Nel documento si scrive infatti che "i valori democratici e i diritti umani sono minacciati dai regimi autoritari". Si parla di riarmo militare, "anche da parte della Cina" e di un "innalzamento della tensione in aree problematiche della regione, come il Mar cinese meridionale e lo stretto di Taiwan". 

Particolarmente sensibile, nell'ottica di Pechino, la citazione dello stretto di Taiwan e l'auspicato rafforzamento dei rapporti con il Quad, la piattaforma di dialogo informale Usa-Giappone-India-Australia che sta diventando però sempre di più una sorta di alleanza anti cinese. Il passaggio su Taipei, seguendo un documento approvato dalla commissione affari esteri nelle scorse settimane che sollecita il parlamento europeo a rafforzare i legami bilaterali è significativo: "L'Ue continuerà anche le sue intense relazioni commerciali e di investimento con partner con i quali non ha concluso accordi commerciali e di investimento, come Taiwan". Con riferimento speciale al tema dei semiconduttori.

Primi passi di un'alternativa digitale europea alla Belt and Road?

L'Ue sostiene che "le tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e il riconoscimento facciale possono avere effetti dannosi sulla società e sulle libertà civili". Pertanto, "è di vitale importanza per l'Ue e i partner che la pensano allo stesso modo garantire lo sviluppo di standard tecnologici coerenti con i i principi democratici e i diritti umani". In tal senso, Bruxelles si propone di avviare nuovi "partenariati digitali" con dei paesi asiatici come Giappone, Corea del Sud e Singapore. Insomma, tutto per la creazione di una catena di approvvigionamento che provi a fare a mano della Cina, quantomeno sul fronte tecnologico e dei semiconduttori. Una mossa che va in direzione opposta rispetto ai progetti cinesi, tanto che c'è chi parla di possibile primo vagito di una strategia alternativa alla Belt and Road di Pechino. Il documento accenna infatti a un "Team Europe" per lo sviluppo di una connettività globale digitale. 

Interessante che tutto ciò avvenga a poche ore dall'ultima telefonata tra Xi Jinping e Angela Merkel, prima che la cancelliera tedesca lasci il suo posto dopo gli ultimi lustri di guida non solo della Germania ma dell'intera Unione europea, soprattutto dal punto di vista dell'approccio geopolitico nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. Nel loro dialogo, Merkel e Xi hanno parlato della necessità di mantenere dei forti rapporti bilaterali e si è espresso l'auspicio di ratificare l'accordo bilaterale sugli investimenti raggiunto nel dicembre del 2020. Cosa che in realtà appare piuttosto complicata, visto che le elezioni tedesche comunque vadano restituiranno una Germania più fredda con la Cina. E, di conseguenza, anche un'Europa che potrebbe essere più scettica e lontana da Pechino.

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