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La Francia non ha alcun dubbio che sia stato il regime di Bashar Assad ed i suoi complici ad usare le armi chimiche in Siria e pertanto ora "tutte le opzioni" per una risposta sono sul tavolo. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, dopo aver reso noto che Parigi ha proce certe dell'uso "ripetuto ma circoscritto" di gas sarin in Siria sulla base di campioni analizzati in Francia.

"Non abbiamo alcun dubbio che il gas (nervino sarin) sia stato usato e non c'e' alcun dubbio che siano stati il regime (di Assad) e i suoi complici", a farlo ha dichiarato Fabius in un'intervista al tg di France 2. In precedenza il titolare del Qaui d'Orsay si era limitato ad affermare che test di laboratorio sui campioni riportati in Francia da due giornalisti di Le Monde avevano confermato l'uso di gas sarin, ma senza spingersi ad attribuirne la responsabilita'.

Per Fabius, quindi, ora "tutte le opzioni", per rispondere l'uso dei gas da parte del regime, "sono sul tavolo. Questo significa che possiamo decidere di non reagire o di reagire con un intervento armato colpendo i depositi del gas". La Francia torna quindi come nel 2011 con la Libia di Muammar Gheddafi, apripista per un eventuale intervento armato in un Paese sconvolto da una conflitto. Si dovra' ora vedere se le prove raccolte dalla Francia basteranno al presidente americano Barack Obama per considerare oltrepassato il limite invalicabile (red line) che Assad non avrebbe mai dovuto superare, pena una reazione. Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, prima che Fabius puntasse il dito esplicitamente contro Damasco, aveva ribadito che Obama vuole prove inconfutabili dell'uso di armi chimiche da parte del regime e che gli Stati Uniti stanno ancora lavorando per ottenerle.

Da parte sua Fabius considera la "red line" ormai oltrepassata da Assad e ha aggiunto di essere in contatto con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna e gli altri partner per decidere quale risposta dare. "Ne stiamo discutendo con i nostri partner, gli statunitensi, gli inglesi...ecc ecc"., ha detto

 

SIRIA: RIBELLI PERDONO LA BATTAGLIA DI QUSAYR, BAGNO DI SANGUE - L'esercito siriano ha preso il controllo "totale" della regione di Qusayr, una delle piu' importanti roccaforte dei ribelli, al culmine di tre settimane di offensiva delle forze lealiste e dei miliziani di Hezbollah. Lo ha reso noto la tv siriana, ma anche i ribelli hanno confermato che la battaglia e' stata "persa" dopo un assalto che ha causato la morte di centinaia di persone: "Di fronte a questo imponente dispiego di armi, senza rifornimenti e con il palese appoggio di Hezbollah, decine di combattenti sono rimasti indietro e hanno assicurato il ritiro dei loro commilitoni insieme ai civili".

La regione di Qusayr, situata nella provincia di Homs, vicino al confine libanese, e' cruciale perche' collega Damasco alla costa (e dunque ai suoi feudi, a maggioranza alawita, lungo il Mediterraneo); ed e' sulla rotta di transito di miliziani e armi, tanto per l'esercito che per i ribelli. Si tratta di un successo importante per Damasco perche' spiana la strada verso Homs, dove i ribelli ancora controllano molti quartieri. Una fonte della sicurezza siriana ha raccontato che l'esercito ha lanciato nella notte l'offensiva, un'operazione "rapida, decisiva e precisa"; e una fonte di Hezbollah ha confermato che la rapida incursione notturna ha consentito ad alcuni ribelli di fuggire: "Abbiamo fatto un attacco a sorpresa improvviso in piena notte e siamo entrati in citta'; e loro sono fuggiti". Secondo l'Osservatorio siriano per i Diritti Umani, la citta' e' adesso in mano all'esercito e ai miliziani di Hezbollah, il potente movimento sciita che si e' rivelato decisivo nell'assedio. L'Iran, principale alleato regionale di Damasco, si e' affrettato a comgratularsi per la caduta di Qusayr; e adesso aumenta il timore di una nuova accelerazione nelle rappresaglie e vendette tra i sunniti, la gran parte della popolazione, e gli sciiti ed alawiti.

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