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Esteri
Femminicidio, via al processo all'ex compagno di Julie: "Ma niente politica"

È iniziato in Corsica il processo a Bruno Garcia-Cruciani, il 44enne accusato del femminicidio della sua ex compagna, Julie Douib, che ha dato il via a una massiccia serie di dimostrazioni contro la violenza sulle donne.

Julie Douib aveva solo 34 anni nel marzo del 2019, quando venne assassinata.

Nei mesi precedenti la donna aveva presentato ben sei denunce nei confronti del suo ex compagno, nonché padre dei suoi due figli. Proprio questa circostanza ha scatenato l’indignazione popolare, con prese di posizione che hanno messo d’accordo sia gli esponenti politici che comuni cittadini, sconcertati da come non ci sia stato alcun intervento per proteggere una persona che segnalava un pericolo concreto.

Secondo l’accusa, l’uomo si sarebbe recato a casa della vittima, dalla quale era separato da sei mesi e le avrebbe sparato con una pistola Glock. Pur essendo stata negata la premeditazione, Garcia-Cruciani rischia una condanna all’ergastolo.

L’avvocato dei genitori di Julie, Lucien e Violetta, ha detto: “Stiamo aspettando di sentire la verità da parte della persona accusata e che si faccia luce su quanto è successo, sul crimine, sul contesto, sulla vita di Julie negli ultimi mesi, che sono stati particolarmente dolorosi. Bisogna sempre contestualizzare questi atti. Le spiegazioni fin qui fornite sono stati insoddisfacenti, nonché contraddette da un certo numero di elementi, compresa la balistica”.

L’avvocato dell’imputato ha dichiarato che il suo cliente va processato per quello che ha fatto e non come simbolo della violenza di genere: “Ogni settimana in Francia vanno a processo due o tre casi come questo. Perché quello del mio assistito dovrebbe essere diverso dagli altri? Non si può attribuirgli la responsabilità di tutti i femminicidi che vengono commessi. Il processo non è la sede corretta per la politica e l’attivismo. Ciò che ha fatto è terrificante e vedremo nel corso del processo come si è arrivati a queste estreme conseguenze. Lui è consapevole di quello che ha fatto, lo accetta e se ne pente. Ma non vuole essere punito per tutti i crimini che avvengono in Francia contro le donne”.

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    femminicidiojulie douibbruno garcia-cruciani
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