Marine Le Pen ha un unico obiettivo: il potere. Per raggiungere questo obiettivo il presidente del Fronte Nazionale intende condurre due battaglie: la prima riguarda lo sdoganamento del FN, il secondo il rilancio della sua credibilità. Per fare questo, Marine Le Pen ha cercato di andare oltre i temi tradizionali del FN ereditati dal padre, vale a dire la lotta contro l’immigrazione clandestina e l’insicurezza. E ha cercato di abbandonare l’immagine di partito retrogrado e di estrema destra che le era stata affibbiata.
Le Pen ha puntato tutto su un discorso, tenuto a Nanterre, in cui ha esposto la sua politica economica incentrata sull’economia “sociale”. Il percorso ideologico del Fn non poteva essere più ‘movimentato’. Negli anni ’70 e ’80 il padre di Marine aveva abbracciato il liberismo più spinto: deregolamentazione, liberalizzazioni e privatizzazioni. Oltre naturalmente all’apertura ai mercati esteri. Nel corso degli anni però il FN si è accorto di quanto questa politica allontanasse gli elettori. Soprattutto la classe operaia e la piccola borghesia cittadina. Ecco allora che Marine Le Pen ha cambiato casacca e ha portato sempre di più il partito verso posizioni protezionistiche. Chiusura verso i mercati esteri, stop alla mano d’opera non francese, tutela del reddito delle famiglia, sovvenzioni.
“Non mettiamo in discussione l’economia di mercato né i benefici della concorrenza”, ha detto la Le Pen nel 2011. “Il programma del FN è coerente con una ideologia che rifiuta la globalizzazione”, afferma Nicolas Bouzou , analista di una società di consulenza francese. “Quando la maggioranza degli economisti dice che bisogna adattarsi alla globalizzazione e goderne , il FN offre il ritiro dal mondo, l’abbandono dell’euro e la promozione della chiusura dei confini “, dice Bouzou.
Il controllo del debito pubblico è un imperativo urgente, il FN differisce dagli altri partiti, che pure perseguono questo scopo, dal punto di vista procedurale. La Le Pen intende uscire dall’euro. Un’uscita che dovrebbe essere “coordinata” con i partner europei della Francia, preceduta da un periodo di negoziazione di sei mesi e approvato da un referendum . L’euro diventerebbe una moneta comune che coesiste con il Franco. Secondo FN , tale uscita provocherebbe una svalutazione competitiva, un risanamento del debito pubblico e una crescita economica.
