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Esteri
G7, passa la lotta al protezionismo. No il clima. Gentiloni soddisfatto

Paolo Gentiloni rivendica il successo del G7 di Taormina. Una presa di posizione forte di fronte a chi, da Roma e a vertice ancora in corso, parla di "fallimento" del summit e lo invita a dimettersi. Certo, ammette il presidente del Consiglio, si e' trattato di un vertice tutto in salita. Le cause sono note a cominciare dalla fase di transizione che vive la politica internazionale, con l'amministrazione Trump che subentra a nove anni di Obama, e Macron appena insediatosi all'Eliseo. L'unica veterana del G7, con 12 vertici alle spalle, e' Angela Merkel, che durante i lavori tiene un profilo basso, tanto da rinunciare alla conferenza stampa finale e deviare su un meno formale briefing con la sola stampa tedesca.

G7
 

Il vertice parte bene per Gentiloni che incassa subito la firma dei Sette Grandi alla Dichiarazione di Taormina - "il risultato piu' importante del vertice", lo definisce il capo dell'Esecutivo - un testo che avra' ricadute importanti sulla lotta al terrorismo anche per il passaggio in cui si chiede ai grandi internet service provider di rimuovere tempestivamente tutti i contenuti che possano promuovere o amplificare mediaticamente gli atti terroristici. "Nessuno sottovaluti la forza di quel richiamo", avverte Gentiloni. Passi avanti sono stati mossi, per Gentiloni, anche sul libero commercio. Nel testo c'e' un riferimento diretto alla "lotta al protezionismo", inserito dopo il via libera di Donald Trump, arrivato in Sicilia con lo stigma del populista tutto muri e dazi. "La discussione sul commercio ha visto passi in avanti significativi, sgomberando il campo da una idea per la quale chi ha molto sottolineato la necessita' di tutelare categorie e forze piu' colpite dalla globalizzazione sia necessariamente a favore di una radicale chiusura protezionistica".

E, sollecitato dalle domande dei giornalisti, Gentiloni fornisce una immagine ben diversa del presidente americano, "attento e partecipe" finanche alla parte di 'drafting', la limatura degli aggettivi e dei sostantivi presenti nei documenti prodotti dal summit. Potrebbe avere influito "lo spirito di Taormina", come lo chiama Gentiloni, ad ammorbidire il coriaceo presidente americano. O anche il "carattere informale" che il presidente del Consiglio ha voluto dare all'appuntamento, "cosi' diverso da tanti altri che sono stati celebrati in passato". Diverso, il G7 di Taormina, e' stato anche per il livello del confronto. Gentiloni lo definisce "vero, franco" e per questo "utile". Non si era arrivati a Taormina con risposte pronte - tranne sui migranti - e per questa ragione le sei pagine di comunicato congiunto sono da considerarsi un successo. Un bicchiere mezzo pieno che, per il presidente del Consiglio, contiene anche i risultati sui cambiamenti climatici.

La posizione americana e' nota: revisione di quanto fatto dall'amministrazione Obama e sospensione del giudizio sugli accordi di Parigi. Dalle stanze dell'hotel San Domenico, dove si sono tenute le riunioni, sei dei Sette Grandi sono usciti con la conferma di quanto stabilito un anno fa in Giappone, durante il G7 di Ise Shima. Quindi, rifinanziamento del Green Found e conferma degli impegni presi a Parigi sulla riduzione delle emissioni. Il settimo, Trump, si riserva un supplemento di riflessione. Il punto interrogativo riguarda proprio la natura e la portata del finanziamento del Green Found, spiega Gentiloni che invita gli americani a fare presto. Un invito che non tiene conto del tweet in cui il presidente americano annuncia di avere intenzione di prendere la sua decisione entro una settimana. Una notizia che fara' tirare un sospiro di sollievo a Gentiloni visto che il presidente del consiglio sottolinea quanto "sarebbe grave se" in attesa della decisione degli Usa "l'accordo di Parigi fosse sospeso".

L'auspicio del governo italiano e', naturalmente, che l'alleato americano possa rimanere al fianco degli altri sei Grandi del Pianeta in questa importante partita, proprio come fara' nella sfida per l'Africa. Un dossier, quest'ultimo, al quale Gentiloni si e' dedicato molto, consapevole di quanto esso sia legato al tema delle migrazioni e della lotta al terrorismo. Il presidente del Consiglio ne aveva fatto anche il centro del suo intervento all'Assemblea internazionale dei Paesi del Mediterraneo, che si e' tenuta all'inizio del mese a Roma, spiegando come il Mare Nostrum possa tornare ad essere ponte e non piu' frontiera tra Europa ed Africa.

Al termine di un vertice che ha dedicato all'Africa un quarto del tempo complessivo dei lavori, i Sette Grandi hanno concordato sulla necessita' di intervenire nel continente africano con investimenti in infrastrutture e in capitale umano. "La scelta e' stata quella d concentrarsi molto sulle opportunita' derivanti dall'innovazione, dalla formazione di capacita' lavorative, dall'incoraggiamento della parita' di genere. Sappiamo che non c'e' solo l'innovazione, ma anche la sicurezza alimentare, la lotta al terrorismo che purtroppo anche in questa discussione ha preso spazio fino a diventare il tema principale. Credo pero' che il messaggio e' importante e che al G20 ci si concentrera' di piu' sull'attrazione degli investimenti. Quello che conta e' che l'Africa sia ancora al centro delle nostre agende".

Anche per dare risposte al tema dei migranti. Nel sottolineare che "l'Italia non si sente piu' sola su questo tema", Gentiloni respinge le ricostruzioni che parlavano di un sostanziale stallo della discussione su questo tema, accampando gli approcci diversi che ispirano le politiche dei Paesi G7, soprattutto Canada, Giappone e Stati Uniti. Anche in questo caso, pero', il presidente del Consiglio vede delle opportunita' nelle differenze di approccio e confida che le basi gettate anche in questo vertice saranno messe a frutto da qui al prossimo G20 di Amburgo.

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