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Gb/ Proposto aumento di stipendio dei deputati del 9,3%. E’ bufera

david cameron 500

E’ polemica in Gran Bretagna, dove con la crisi che morde ancora con forza e’ allo studio un aumento dello stipendio dei deputati del 9,3% (ben oltre il tasso di inflazione del 2,7%) che passerebbe dalle attuali 66.396 sterline lorde (76.930 euro, molto meno delle varie voci che compongono la ‘busta paga’ di un omologo italiano) a 74.000 (85.740 euro). Stiamo parlando di quanti siedeono alla House of Commons che nel 2009 venne travolta dallo scandalo dei rimborsi spese (svelato dal Daily Telegraph grazie alle soffiate di un dipendente della Camera) in cui emerse che la maggioranza dei deputati si faceva restituire i soldi spesi come nel noleggio di film pornografici, cibo per cani o i lavori per rimettere a posto campi da tennis privati, o, ci fu anche questo, rimborsi per lavori mai fatti. La misura, ad onore del vero, e’ frutto di una proposta – non condivisa dal premier David Cameron – da una commissione esterna ai Comuni, la Independent Parliamentary Standards Authority (IPSA). Organismo creato proprio per restituire onorabilita’ ai Comuni, ma cosi’ autonomo che che paradossalmente neanche gli stessi parlamentari possono in teoria opporvisi.

Il portavoce di Cameron ha riferito che il premier, “non pensa che la paga dei deputati dovrebbe aumentare quando i salari del settore pubblico sono tenuti costantemente a stecchetto (la rivalutazione del loro stipendio non potra’ superare l’1% annuo fino al 2016, ndr)”. Sulla stessa linea il vicepremier liberal-democratico Nick Clegg, che ha giudicato “incomprensibile” la proposta. Non i parlamentari ma il pubblico avra’ fino al 20 ottobre per esprimersi sulla proposta prima che la commissione assuma la sua decisione finale. Se non ci saranno cambiamenti l’aumento entrera’ in vigore nel 2015, proprio l’anno delle elezioni. Un boomerang assoluto per i grandi partiti tradizionali. Nel Regno Unito i deputati “prestavano servizio” gratis. Un salario di 400 sterline dell’epoca fu introdotto solo nel 1911, con l’obiettivo di consentire di fare politica anche a chi non era benestante di famiglia.