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La Germania studia la divisione dell'euro: Italia in serie B
La Germania studia la divisione dell'euro: Italia in serie B

La visita dell'altra settimana di Jens Weidmann, potente governatore della Bundesbank e 'falco' per eccellenza, a Ignazio Visco, numero uno di Bankitalia, e il lancio della moneta da 5 euro valida sono in Germania sono due indizi che avvalorano l'indiscrezione, raccolta da Affaritaliani.it in ambienti politici berlinesi, secondo la quale il governo federale tedesco starebbe mettendo a punto nei dettagli un piano B per dividere l'Eurozona e la moneta unica: un euro forte per i paesi del Centro-Nord Europa (Germania in testa) e uno debole per gli stati del Mediterraneo (Italia compresa).

La mossa della Cancelliera Angela Merkel, spinta soprattutto dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble e dai bavaresi della Csu, si spiega come strumento per arginare l'ascesa di Alternative für Deutschland, la destra che non solo vuole una forte limitazione dell'immigrazione ma che mette in discussione l'intero sistema dell'euro. L'idea sarebbe appunto quella di dividere l'Europa in due fasce, nella prima la Germania, l'Austria, l'Olanda, il Belgio, la Finlandia e tutti i paesi con un'economia forte e solida che utilizzerebbero l'euro di serie A. La seconda fascia, alla quale spetterebbe l'euro di serie B, sarebbe composta da Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. La Francia di Hollande per il momento resta un'incognita e non è chiaro di quale dei due gruppi farebbe parte.

A Berlino sono stanchi dei "problemi" causati dai paesi del Sud, Grecia in testa, in termini di conti pubblici, rispetto dei parametri e delle regole e richiesta di maggiore stabilità. Non solo, al governo della Merkel non piace la politica a tassi zero della Bce di Mario Draghi che, proprio per aiutare i paesi maggiormente in difficoltà, tiene il costo del denaro a zero facendo precipitare in negativo i rendimenti per i risparmiatori tedeschi. C'è da dire poi che essendo la Germania un paese che esporta molto, una valuta mediterranea più debole favorirebbe la crescita e la ripresa dei paesi del Sud-Europa, i quali sono proprio un mercato della stessa Germania, che quindi avrebbe un ritorno in termini di export dallo split dell'euro.

Evidentemente, però, il super-euro (che assomiglierebbe molto al vecchio marco tedesco) farebbe perdere ai paesi del Centro-Nord Europa un po' di competitività sui mercati extra-Ue. Un punto, questo, che starebbe frenando l'ala più europeista in seno ai cristiano-democratici. Ma i motivi politici - l'avanzata dell'Afd - e quelli finanziari - le continue richieste dei paesi del Mediterraneo e soprattutto la rinnovata crisi della Grecia di Tsipras - stanno spingendo il governo federale di Berlino a valutare seriamente, qualora la situazione non migliorasse rapidamente, la proposta di passare gradualmente all'euro a doppia velocità.

Una proposta che facilmente troverebbe il sostegno di altre capitali, da Vienna ad Amsterdam (solo per fare due esempi). Sul fronte politico italiano c'è chi, sapendo del progetto segreto del trio Merkel-Schäuble-Weidmann, intravede la strada per l'inizio dello smantellamento dell'euro, che potrebbe ricevere un colpo di accelerazione qualora il 23 giugno i britannici votassero a favore della Brexit (l'uscita del Regno Unito dall'Unione). Un fatto che certamente troverebbe il consenso della Lega, forse dei 5 Stelle, di una parte di Forza Italia ma che verrebbe osteggiato dal Pd, dai suoi alleati di governo e soprattutto dal premier Renzi e dal ministro dell'Economia Padoan, nonché dal presidente della Repubblica Mattarella.
 

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germania progetto doppio euro piano euro serie a euro serie b
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