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Esteri
"Il Muro è ancora nella testa". Quello che la Merkel non dice


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


"Credo che la Riunificazione sia riuscita bene", afferma Angela Merkel in un video postato sul sito internet del governo tedesco in occasione delle celebrazioni per il 25esimo anniversario della Germania riunificata. "Superare le frontiere". Con questo slogan, 1.500 persone hanno partecipato, all'Alte Oper di Francoforte sul Meno, ai festeggiamenti ufficiali per i 25 anni della riunificazione tedesca. Presenti la cancelliera Angela Merkel, il presidente Joachim Gauck, il ministro presidente del Land Volker Bouffier, il presidente del Bundestag Norbert Lambert e il presidente della Corte costituzionale Andreas Vosskuhle. Fra i protagonisti della cerimonia anche cinquanta attivisti della ex DDR. E fra gli ospiti, nella Germania investita dall'emergenza profughi, ci sono anche 30 richiedenti asilo. "Con la nostra festa vogliamo costruire ponti e superare le frontiere", ha affermato Bouffier. Grandi assenti, i padri dell'impresa compiuta il 3 ottobre 1990: il Cancelliere dell'unità Helmut Kohl, l'ex leader sovietico Michail Gorbaciov - assenti per motivi di salute - e il presidente Usa dell'epoca, George Bush, che ormai ha 91 anni.

La storia, si sa, la scrivono i vincitori. E i vincitori sono gli Stati Uniti, la Germania Ovest e Gorbaciov che ha pianificato nel dettaglio la caduta dei regimi dell'est Europa, compreso quello della DDR. Ma le cose non stanno sempre come vengono dipinte. La retorica della Cancelliera venuta dall'Est (Angella Merkel è cresciuta nella Germania comunista), scelta da Kohl nel 1990 come sua stretta collaboratrice nei mesi della riunificazione, non cancella quello che gli ossis (termine che indica i cittadini dei land orientali e che si contrappone a wessis, occidentali) sanno perfettamente. In Germania esistono cittadini di serie A, quelli dell'Ovest che hanno pagato e che stanno ancora pagando per l'annessione della DDR alla BRD (annessione è il termine corretto e non certo riunificazione), e quelli di serie B, gli ossis con gli stipendi più bassi di un terzo e una disoccupazione spesso il doppio o quasi il triplo dei concittadini dell'Ovest.

Un recente sondaggio realizzato da uno dei più celebri istituti di ricerca di Berlino ha mostrato risultati sorprendenti. Il 37% dei cittadini della ex Germania orientale tra i 35 e i 50 anni dichiara che stava meglio con il Muro, la SED (il partito unico) e la temutissima Stasi. In 25 anni anche il cinema ha celebrato la vittoria dei buoni capitalisti sui cattivi comunisti, basti pensare a 'Goodbye Lenin' e a 'le vite degli altri', pellicole di successo in tutto il mondo. Ma a Dresda come a Lipsia, ad Erfurt come a Potsdam, in molti hanno compreso che il mercato e l'occidente non sono affatto quel Paradiso di benessere per tutti e di libertà che nei giorni subito dopo la caduta del Muro sia Kohl sia Bush avevano promesso. La Ostalgie, la nostalgia per il passato regime, è più forte che mai. La DDR condizionava la libertà dei cittadini, questo è noto a tutti, ma garantiva uno stato sociale degno di questo nome e il minimo per sopravvivere a tutti, nessuno escluso. A differenza di oggi dove, nella Germania dello scandalo Volkswagen e dell'austerità che ha piegato Tsipras, ci sono comunque milioni di poveri, soprattutto all'est (guarda caso), che non sanno come arrivare a fine mese e che magari, in taluni casi, sfociano nella xenofobia e nel razzismo verso i migranti.

La storia non torna indietro. La DDR e il Muro ormai sono archiaviati per sempre, ma nel cuore di molti cittadini della Germania orientale la Merkel è la Cancelliera di uno stato occupante e di un paese che ha imposto i suoi modi di vita e le sue regole a chi per 40 anni ha vissuto in un altro modo con molti difetti ma anche con alcuni elementi positivi troppo presto gettati al macero. In definitiva, la Germania locomotiva d'Europa e leader dell'euro non è affatto quella potenza unita e solida che spesso i media tedeschi (e non solo) dipingono. Se qualcuno non credesse a questa tesi può tranquillamente fare un giro per le strade di qualsiasi citta della ex DDR, parlare con gli ossis dai 40 anni in su per capire che la retorica del successo della riunificazione sbandierata a Francoforte (chissà perché non in una città dell'est, forse per il timore di contestazioni) cela un paese ancora diviso. E come dicono a Berlino Est, 'Die Mauer in der Kopf', che tradotto significa 'Il Muro è nella testa'.
 

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