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Esteri
Grecia al voto, Syriza in testa. Ma il 32% è troppo poco

Domenica prossima 9,8 milioni di greci andranno alle urne per un voto che è atteso da tutta l'Europa. Stanchi di un'austerity che ha colpito tutta la popolazione con tagli agli stipendi e aumenti alle tasse, stremati da una una disoccupazione che è ancora al 24,8%, i greci potrebbero decidere di punire il primo ministro conservatore Antonis Samaras e mandare al potere Alexis Tsipras, il leader del partito di sinistra Syriza che vuole rinegoziare il debito. La bocciatura elettorale della linea del rigore avrebbe inevitabili ripercussioni sulle scelte economiche dell'Europa, mentre l'uscita degli Stati Uniti dalla crisi alimenta dubbi sulla strada imboccata dal vecchio continente. La possibilità di un simile risultato ha mandato in fibrillazione i mercati e alimentato voci di una possibile uscita della Grecia dall'euro. Quest'ultima ipotesi è diventata più remota dopo le smentite di Bruxelles e Berlino. E del resto Tsipras, che si proclama europeista, non ha mai detto di voler uscire dall'euro. Il suo obiettivo dichiarato è rinegoziare il debito e abbandonare l'austerity. Fino a quanto questo sarà possibile lo si potrà vedere molto presto. Il 28 febbraio scade infatti l'attuale bailout e sarà dunque necessario trovare un nuovo accordo per un prestito internazionale.

L'Europa "non è vittima della crisi, è vittima dell'austerità", afferma Tsipras, che promette di uscire "dal buio dell'austerity e dell'autoritarismo per raggiungere la luce della democrazia, la solidarietà e la crescita sostenibile". "La Grecia è solo l'inizio, la Spagna è la prossima", afferma Tsipras, ben sapendo che una parte della sinistra europea ripone molte speranze nella sua vittoria, in particolare il nuovo partito spagnolo Podemos. Fin dalla convocazione delle elezioni anticipate, causate dall'incapacità del parlamento greco di eleggere il nuovo capo dello Stato, Syrizia è in testa a tutti i sondaggi. Il distacco è di tre punti rispetto al partito conservatore Nuova Democrazia del premier Samaras. Quest'ultimo spera molto negli indecisi, circa il 10%, per poter ribaltare i pronostici. E intanto esorta gli elettori a non sprecare i sacrifici fatti, dato che ora, sostiene, stanno per arrivare i frutti. Essere il primo partito è molto importante in Grecia perchè comporta un bonus di 50 seggi aggiuntivi su un totale di 300. I sondaggi prevedono che Syriza ottenga circa il 32% ed al momento appare difficile che possa riuscire a governare senza alleati. Molto dipende da quanto si disperderà il voto. Per entrare nel Parlamento greco bisogna superare la soglia del 3% e l'elettorato è molto frammentato. Se i partiti esclusi saranno pari all'11% dei voti, basterà ottenere il 36% per avere la maggioranza assoluta dei seggi. Se gli esclusi si limiteranno al 6%, servirà il 38% per governare da soli.

Otre ai duellanti Syrizia e Nuova Democrazia, sono in lizza numerosi altri partiti con un consenso sotto il 10%. Lo storico partito socialista Pasok, alleato di governo di Samaras, è indicato fra il 3 e il 4% ed è incalzato dalla concorrenza del suo ex leader. L'ex primo ministro George Papandreou ha infatti appena fondato il Movimento dei Socialisti Democratici, che viene accreditato attorno al 6%. A sinistra, con previsioni del 5%, c'è anche il nuovo partito To Potami (il fiume) del giornalista Stavros Theodorakis, che si presenta come un movimento di cittadini lontano dalla casta dei partiti tradizionali e che ha ottenuto oltre il 6% al suo esordio in maggio al parlamento europeo. Vi sono poi Sinistra Democratica (Dimar), partito uscito dall'attuale coalizione di governo, e il partito comunista Kke, che i sondaggi accreditano rispettivamente al 3,6 e al 4%. A destra c'è il partito dei Greci Indipendenti, ma anche il partito neonazista Alba Dorata che viene dato al 5%, in calo rispetto al 9% delle europee. Quest'ultima formazione, i cui leader sono stati arrestati per associazione a delinquere, viene esclusa come partner da tutti gli altri partiti.

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